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SPECIALE FOREX Ghizzoni: superpoteri a Bankitalia, ma soltanto in casi estremi

Written By Unknown on Minggu, 10 Februari 2013 | 15.11

Di Oscar Bodini e Laura Ruggiero (MF-Dow Jones)

Ghizzoni: 'Il sistema bancario e' solido'

"Una vigilanza efficiente può aiutare a preservare la solidità  del sistema". Lo afferma l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, a margine dell'intervento del governatore della Banca d'Italia, Vincenzo Visco all'Assiom Forex in corso a Bergamo. Visco, allineandosi a quanto detto giovedì scorso dal Presidente della Bce Mario Draghi, ha auspicato che a Banca d'Italia sia concesso anche il potere discrezionale di rimuovere i banchieri che dovessero macchiarsi di comportamenti scorretti.

 "E' un dibattito, da quanto mi risulta, che è già  in corso da mesi", ha aggiunto il numero uno di Piazza Cordusio, ricordando che "in alcuni Paesi" europei è già possibile farlo. In casi estremi, non vedo particolari controindicazioni al fatto che la Vigilanza abbia questo potere. Deve però valutare caso per caso, e limitarsi a intervenire in quelli più gravi". "A mio parere", ha detto ancora Ghizzoni, "sono i cda che dovrebbero prendere decisioni" in tal senso.

Rispondendo infine a chi gli chiedeva un commento sul recente rafforzamento nel capitale dell'istituto di credito milanese da parte di Blackrock, salita al 5,036%, Ghizzoni ha replicato che "è azionista di Unciredit da sempre, dall'inizio delle privatizzazioni. Valutiamo positivamente il loro investimento, poiché è un gruppo di grande professionalità e la loro presenza nel capitale ci fa piacere e ci stimola. Pensiamo si stia andando nella direzione giusta".

Blackrock è in Unicredit il secondo socio per dimensioni, alle spalle di Aabar, il fondo sovrano di Abu Dhabi, e davanti a Pamplona. Complessivamente, i tre soci stranieri controllano circa il 16,5% del capitale della banca, che oggi vale circa 24,5 miliardi di euro.



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SPECIALE FOREX Ghizzoni: in Italia più fermento ma le imprese devono dipendere meno dalle banche

Di Oscar Bodini (MF-DowJones)

"Sono più ottimista rispetto a qualche mese fa. Se torniamo indietro di un anno, ricordo che i temi dibattuti con maggiore frequenza erano se l'Europa avrebbe resistito o meno in termini politici e se sarebbe avvenuto il break up dell'euro. Ogni volta che si andava a incontrare investitori esteri, questi ultimi chiedevano se avevamo un piano d'emergenza pronto nel caso in cui l'euro fosse crollato. Era insomma una situazione molto grave".

Lo ha spiegato l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, durante una tavola rotonda all'Assiom Forex in corso a Bergamo. Il numero uno di Piazza Cordusio ha sottolineato che "a distanza di un anno - un 2012 che è stato importante e di transizione  - ci troviamo a fare i conti con un euro che si è rafforzato fin troppo, visto che ora si dice che è troppo forte". Un recupero della divisa unica dettato anche dal fatto che "molti operatori stanno diversificando sulle valute, tornando proprio a investire sull"euro".

Ghizzoni ha inoltre osservato che "si è iniziato a parlare di maggiore integrazione, a partire da quella fiscale con impegni presi da tutti i Parlamenti in Europa. Si torna a parlare nuovamente di unità  politica e di supervisione europea sulle banche, tema che era impensabile abbozzare fino a qualche mese fa. L'Europa ha insomma battuto più di un colpo".

Il progressivo recupero di competitività da parte di alcune economie del vecchio Continente, per il numero uno di Unicredit, è anche dovuto al fatto che "diversi Paesi Emergenti stanno segnano il passo per via di un costo del lavoro sempre più elevato, mentre contestualmente la crisi lo ha fatto scendere in Europa, consentendo un piccolo recupero di competitività. "Se il trend proseguirà" è pronto a scommettere il top manager, "l'Europa potrebbe tornare a giocare un ruolo importante".

Quanto all'Italia, Ghizzoni osserva che,  uscita dall'emergenza, "ora deve affrontare il passo successivo, che consiste nel trasformare un'emergenza in opportunità" finalizzata alla crescita. "Qualsiasi sia il governo che si insedierà" dopo le elezioni di fine febbraio, "la sua priorità sarà aiutare il settore privato a recuperare competitività . Lo Stato non dispone più delle risorse necessarie a sostenere la crescita", neppure se gli impegni presi con Bruxelles verranno un poco ammorbiditi.

Nel frattempo, archiviato il 2012, Unicredit comincia a esaminare i bilanci delle aziende clienti. "Abbiamo notato che molti - soprattutto per le aziende che esportano - sono migliori rispetto all'esercizio precedente. Altri sono peggiori, ma hanno comunque registrato sforzi importanti per recuperare efficienza", commenta Ghizzoni, secondo il quale, comunque, "la situazione rimane ancora grave. Noto però più fermento, con aziende che vengono da noi a chiedere sostegno finanziario per acquisire concorrenti più deboli e accrescere la quota di mercato. Il settore privato va insomma verso una situazione meno rarefatta, con più player di media dimensione, in grado di competere a livello mondiale".

 Ghizzoni ha infine osservato che le aziende italiane  rispetto alle omologhe dei Paesi più sviluppati - si appoggiano troppo al sistema bancario. "Le risorse che oggi utilizzano vengono per l'80% dalle banche, contro una media europea di circa il 65%, che cala addirittura al 30- 35% per le aziende Usa. Le società  italiane devono capitalizzarsi meglio e riuscire a diversificare le loro fonti di finanziamento".



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Wall Street +0,34% con scambi ridotti in vista della tempesta di neve

Written By Unknown on Sabtu, 09 Februari 2013 | 15.11

Chiusura in territorio positivo per Wall Street. L'indice Dow Jones è salito dello 0,34% a 13.990,51, lo S&P 500 dello 0,5% a 1.517,59 e il Nasdaq dello 0,91% a 3.193,87.

Volumi di scambio ridotti anche perchè molti trader hanno deciso di lasciare il New York Stock Exchange per mettersi al riparo in vista di una tempesta di neve che sta per abbattersi sulla città di New York. Il sindaco Michael Bloomberg ha detto in conferenza stampa: "State lontani dalle strade, non usate l'auto, state a casa".

Intanto l'amministrazione Obama, dopo Standard & Poor's, sta mettendo nel mirino Moody's. Il Dipartimento di Giustizia e alcuni Stati americani stanno valutando - secondo indiscrezioni - l'ipotesi di avanzare un'azione legale per frode agli investitori nei confronti dell'agenzia di rating.



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Morgan Stanley, le otto commodity con maggiore potenziale

Di Ester Corvi

Come si comporteranno le commodity nei prossimi mesi? Gli esperti di Morgan Stanley hanno stilato una classifica di quelle con maggiori potenzialità visto che i loro prezzi, per ragioni congiunturali, valutarie o legate allo squilibrio domanda-offerta, hanno maggiore strada da percorrere. Ecco in sintesi il loro parere, che vanno da rialzista (bullish) per le prime cinque (oro, soia, mais, argento e platino) a neutral (neutrale) per le altre.

1) Oro. Al primo posto c'è il metallo giallo, poiché la domanda a scopo di investimento è destinata a rimane alta a fronte di un dollaro Usa più debole, tassi bassi di interesse e graduali acquisti da parte delle banche centrali.

2) Soia. La forte domanda di soia ne sosterrà le quotazioni nei prossimi trimestri, mentre il rischio di un calo dei raccolti in Sud America è alto. Nel caso delle materie prime agricole le condizioni metereologi, che sono difficilmente prevedibili, giocano un ruolo centrale.

3) Mais. Anche in questo caso a sostenere i prezzi sono i rischi di minori raccolti nel Sud America a fronte di una domanda statunitense che resta molto elevata, non solo per i prodotti industriali ma anche per l'allevamento del bestiame.

4) Argento. Più volatile dell'oro, il prezzo dell'argento sarà trainato dall'aumento del prezzo del metallo giallo. Gli specialisti della banca d'affari americana si aspettano che in alcune fasi di mercato possa registrare una performance migliore a quella dell'oro.

5) Platino. Un altro metallo prezioso che risente da un lato del calo del surplus in Sud Africa, e dall'altro dell'aumento della domanda a scopi industriali, oltre che di quella per gioielli.

6) Grano. I deboli raccolti in Australia e in Argentina creano tensioni sull'offerta supportando il rialzo dei prezzi, che sarà tuttavia più moderato di quello del mais a meno di condizioni di estrema siccità nei mesi estivi.

7) Rame. Gli stock mondiali di rame sono inferiori alla media storica a fronte di una domanda che resta comunque sostenuta, soprattutto se le ripresa cinese si rafforzerà nel secondo semestre.

8) Ferro. Le importazioni cinesi di ferro sono elevate per realizzare il programma di infrastrutture decise dal governo, e destinate a condizionare l'andamento del prezzo del metallo nei prossimi mesi.



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M&G, cinque corporate bond emergenti per diversificare il portafoglio

Written By Unknown on Jumat, 08 Februari 2013 | 15.11

Di Ester Corvi

I mercati emergenti sono caratterizzati da alcuni trend positivi (buone dinamiche demografiche, rapporti debito/Pil accettabili e ricchezza di materie prime), ma presentano debolezze di cui tener conto, come il rallentamento dell'economia cinese, il suo impatto sui Paesi che dipendono dalle esportazioni in Cina (come il Brasile) e il pericolo di massicci deflussi di capitali. Se i titoli di Stato in valuta locale non offrono generalmente una sufficiente compensazione per il rischio credito o liquidità, secondo Mike Riddell, gestore del fondo M&G Emerging Markets Bond, ci sono valide occasioni fra i corporate bond. Molti di questi asset sono infatti denominati in dollari Usa e in alcuni casi rendono più dei titoli sovrani per rischi ampiamente simili. Ecco, a parere degli esperti, cinque titoli molto interessanti.

1) Cemex. E' un buon esempio di società di un Paese emergente diversificata a livello globale. Il gruppo messicano che produce cemento genera infatti quasi il 50% del fatturato nel Nord Europa e negli Usa, dove potrà sfruttare con vantaggio la ripresa del settore immobiliare, che è solo all'inizio.

2) Sappi. Come nel caso precedente, il gruppo cartario con sede in Sud Africa genera solo un quarto dei profitti nel Paese, mentre realizza il resto negli Stati Uniti e in Europa. La società è quindi meno colpita dalle questioni nazionali, ma la percezione generale del mercato è quella di grandi rischi e ciò crea un'opportunità di investimento su di una società dai solidi fondamentali.

3) Mubadala Development Company. E' una società di investimento attiva nella diversificazione dell'economia di Abu Dhabi, la cui proprietà è interamente in mano al governo. Abu Dhabi è uno dei setti Emirati ed emette obbligazioni come autorità indipendente. "Sebbene sia meno valutata rispetto alle istituzioni collettive degli Emirati Arabi Uniti, ha ingenti riserve di liquidità e il suo sistema bancario gode di rapporti di liquidità decisamente buoni rispetto agli standard internazionali", hanno commentato gli specialisti di M&G.

4) Santander Mexico. La sussidiaria messicana di Banca Santander è una delle branch più solide dell'istituto bancario spagnolo. Opera infatti in un contesto di regolamentazione rigido, poichè il sistema bancario del Paese è in gran parte in mano a gruppi esteri.

5) America Movil. E' leader di mercato in Messico, ma è anche una società di telecomunicazioni diversificata a livello internazionale che gode di un rating migliore rispetto ai titoli di stato messicani (A- contro BBB+).



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Wall Street giù dello 0,3% Apple in rialzo del 2,3%

Chiusura in calo per i corsi azionari di Wall Street. L'indice Dow Jones si è fermato a quota 13.943,52 punti, in ribasso dello 0,31%. Negativo anche l'indice Nasdaq che ha chiuso a 3.165,13 con una flessione dello 0,11%. Da segnalare Apple in rialzo del 2,3%, Zynga che prosegue la sua crescita con un +3,3% e Google stabile (+0,4%)



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Piazza Affari, occhi puntati su Draghi, Impregilo e Telecom

Written By Unknown on Kamis, 07 Februari 2013 | 15.11

Di Roberta Castellarin

Le nuove tensioni sui debiti dell'eurozona segneranno anche la giornata di oggi in Piazza Affari. L'attesa sarà per il discorso del presidente della Bce Mario Draghi che si terrà oggi alle 14.30. Mentre per quanto riguarda i tassi gli analisti si aspettano che restino invariati. Anche se sembra essere uno scenario poco probabile, i trader temono che un qualsiasi riferimento diretto di Draghi agli effetti negativi che potrebbero esserci sull'economia dell'Eurozona dalla corsa della moneta unica possa scatenare un forte sell-off sull'euro. Gli analisti di Bank of America ritengono che la divisa europea non sia ancora "a livelli di allarme per l'intera Eurozona". La soglia di pericolo per BofA è calcolata a 1,45 dolllari.

Per quanto riguarda il listino alcuni analisti si aspettano che il recupero parziale delle perdite, iniziato ieri, potrebbe continuare anche questa mattina. Il Ftse Mib potrebbe aprire intorno alla parità, in scia alle piazze asiatiche che hanno chiuso in negativo.

A muovere il mercato ci sarà anche l'attesa per l'opa su Impregilo, dopo che Salini ha annunciato l'intenzione di lanciare un'offerta pubblica d'acquisto su Impregilo al prezzo di 4 euro per azione per un esborso massimo di 1,12 miliardi.

Occhi puntati su Telecom Italia Media e Telecom, il cui cda oggi si riunirà nel pomeriggio per esaminare le diverse proposte sul tavolo per la cessione di La7. All'ordine del giorno ci sono anche l'esame dei risultati preliminari 2012 e l'aggiornamento del piano triennale. Secondo MF, una decisione è possibile ma è più probabile che la società prenda altro tempo.

Focus ancora su B.Mps. Dal lungoconsiglio di ieri è emerso che l'impatto complessivo residuo dei derivati sul bilancio ammonta a 730 milioni di euro.

Attenzione a Yoox, dopo che ieri il gruppo ha pubblicato i ricavi 2012 in aumento del 29,1% a 375,9 milioni di euro rispetto a un consensus di 374 milioni e a B.Generali dopo che a gennaio la raccolta netta è stata pari a 207 milioni di euro.

Da seguire Rcs. Secondo indiscrezioni di stampa, il business plan sarebbe stato inviato alle banche che dovrebbero sostenere la ricapitalizzazione del gruppo pari a 400 mln euro. Inoltre, non tutti i soci parteciperebbero all'aumento e quindi alcuni potrebbero essere diluiti.

Focus pure su Saipem che si e' aggiudicata nuovi contratti per un valore di circa 3,2 mld euro.

Infine, da monitorare Fiat su cui Goldman Sachs ha alzato il target price a 5,2 da 5 euro con rating neutral e Terna. JP Morgan ha confermato la raccomandazione a overweight dopo la presentazione del piano industriale 2013-2017.

Mentre l'euro stabile rispetto al dollaro all'apertura dei principali mercati valutari europei. La moneta unica europea è scambiata a 1,3526 dollari, mentre ieri la Banca centrale europea l'ha rilevata a 1,3517 dollari.



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Cinque motivi per investire nel settore biotech

Di Ester Corvi

Dopo un 2012 molto positivo, anche il 2013 si preannuncia favorevole per le società biotecnologiche, che negli ultimi 12 mesi hanno realizzato una performance del 17,2% (in euro) sui listini internazionali e del 18,4% su quelli europei (indice Msci pharma bio&lifescience). "Il settore è ancora attraente per gli investitori, perché importanti nuovi farmaci si affacceranno sul mercato, sostenendone la crescita", ha spiegato Nathalie Flury, gestore di un fondo di Swiss & Global Asset Management, che comprende fra le posizioni più rilevanti i titoli Alexion, Amgen, Celgene e Vertex. Ecco, secondo gli esperti, cinque ragioni per puntare sul biotech.

1) Il lancio di nuovi prodotti. Oltre il 60% di tutti i nuovi farmaci provengono attualmente dalle società biotecnologiche, che grazie agli ingenti investimenti in R&S hanno circa 1.500 nuovi prodotti in fase di test clinico. Il gran numero di prodotti in pipeline sarà un buon traino per la futura crescita.

2) La bassa sensibilità alla congiuntura. "Grazie alla crescita generata dai nuovi farmaci e dai dispositivi diagnostici, il settore si sviluppa in maniera relativamente indipendente dal contesto economico", ha sottolineato la money manager di Swiss & Global AM. Anche se la congiuntura globale migliorerà lentamente nel 2013, le imprese biotech potranno registrare performance interessanti.

3) La crescita a doppia cifra. Secondo le stime degli analisti il fatturato delle imprese biotech registrerà un incremento del medio del 20% annuo, ma l'aumento potrebbe essere maggiore. Anche l'utile evidenzierà nel 2013 un progresso a doppia cifra, portando a una crescita dell'utile per azione (eps) in una misura compresa fra il 12 e il 20% per le large cap e fra il 15 e il 30% per le small cap.

4) L'attività di M&A. L'ondata di acquisizioni da parte dei grandi gruppi farmaceutici, che vogliono entrare nei segmenti più dinamici per stimolare la crescita di ricavi e utili, dovrebbe proseguire anche quest'anno, sostenendo le quotazioni delle società biotech coinvolte in queste operazioni visti i premi molto elevati pagati in passato. Alcuni esempi si sono visti nel 2012 con i casi delle acquisizioni di Inhibitex, Micromet, Amylin e Human Genome Science. Per Pharmasset, nell'ottobre del 2011 Gilead Sciences avrebbe addirittura pagato un premio dell'85%.

5) Le eccellenti prospettive a lungo termine. Non solo lo scenario a breve, ma anche i megatrend depongono a favore del settore farmaceutico in generale e del biotech in particolare. Nei Paesi industrializzati il crescente invecchiamento della popolazione sta infatti facendo aumentare la domanda di medicinali, mentre nelle economie emergenti la creazione oppure il miglioramento del sistema sanitario, così come l'aumento del benessere economico, assicurano una domanda più elevata di farmaci rispetto al passato.



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Dieci titoli europei esposti ai megatrend

Written By Unknown on Rabu, 06 Februari 2013 | 15.11

Di Ester Corvi

I megatrend sono importanti forze economiche, sociali e politiche che hanno influenza nel corso di decenni e che permettono di identificare interessanti opportunità d'investimento nei mercati in espansione. Per gli investitori che hanno un approccio di lungo periodo, sono l'ideale per guardare oltre le fluttuazioni di breve termine dei listini azionari e scegliere i titoli che sono meglio posizionati secondo questa strategia elaborata dagli esperti del Credit Suisse.

Gli analisti hanno elaborato un portafoglio composto dalle società più sensibili ai megatrend, tenendo conto del rating delle singole azioni, della loro valutazione borsistica e della redditività prospettica. Il portafoglio così creato presenta un beta leggermente superiore alla media e una forte esposizione verso i mercati emergenti. In questa selezione ecco dieci titoli europei che meritano, secondo gli analisti, il rating buy (acquistare).

1) Abb. Il gigante svizzero dell'automazione, guidato da Joseph H. Hogan, capitalizza 44 miliardi di franchi. A fronte di una performance annua negativa, il rendimento della cedola (dividend yield) è del 3,3%. Il p/e (prezzo/utile) stimato a 12 mesi è intorno a 14. Il megatrend è l'automazione.

2) Actelion. Il gruppo farmaceutico svizzero capitalizza sul listino Six 5,8 miliardi di franchi. Il ritorno a 12 mesi (performance + rendimento della cedola) è del 28,4%. Il dividend yield è basso (1,7%), mentre il p/e è 14,3. Il megatrend è la salute.

3) Deutsche Post. In un anno ha reso il 34,2% il gruppo tedesco che capitalizza 20,5 miliardi di euro sul listino Xetra. Interessante il rendimento della cedola (4%) a fronte di un p/e di 12,5. Il megatrend è costituito dai trasporti.

4) Diageo. Leader mondiale nel business dei premium drink (con i marchi Guinness, Johnnie Walker, Crown Royal, ecc.), capitalizza 47 miliardi di sterline e negli ultimi 12 mesi ha reso il 31,8%. Il p/e è alto (16,7) e il dividend yield è del 2,4%. Il megastrend è il consumo emergente.

5) Dufry. Il gruppo elvetico della distribuzione beneficia, come Diageo, di una forte esposizione verso i mercati emergenti. Sul listino Six capitalizza 3,77 miliardi di franchi. Il rendimento della cedola è nullo, mentre il ritorno annuo è del 14,4%. Il megatrend è il consumo emergente.

6) LVMH. Il gigante francese del lusso, che capitalizza 68,5 miliardi di euro, in un anno ha reso il 6,8%. Il dividend yield è basso (2%) a fronte di un p/e di 17,7. Il megatrend è il lusso.

7) SabMiller. E' uno dei leder mondiali nel settore della birra (marchi Lech, Castle Lage, Peroni, ecc), capitalizza 50,8 miliardi di sterline e in un anno ha reso il 28,6%. Il rendimento è del 2% e il p/e intorno a 18. Il megatrend è il consumo emergente.

8) Sap. Sul listino Xetra il gruppo tecnologico tedesco, che capitalizza 73,9 miliardi di euro e ha un p/e di 18, in un anno ha reso il 27,8%. Il dividend yield è 1,9%. Il megatrend è la forza lavoro globale.

9) Holcim. Il gruppo elvetico delle costruzioni capitalizza 23 miliardi di franchi. Il ritorno a un anno è del 27,8% e il rendimento della cedola intorno all'1%. Sul listino Six capitalizza 23 miliardi di franchi. Il megatrend è costituito dalle costruzioni.

10) Siemens. Capitalizza 68,5 miliardi di euro sul listino Xetra il gigante tedesco che in un anno ha reso solo il 6,5%. Il rendimento della cedola è del 3,6% e il p/e intorno a 12. Il megatrend è la smart city.



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A Piazza Affari focus su bancari e utility

Prima parte della giornata attendista per Piazza Affari e le borse europee in genere secondo gli addetti ai lavori, con apertura sulla parità e poi cambio di direzione a seconda dei dati macro in uscita. Nel corso della giornata verrà reso noto il dato sugli ordini alle imprese del settore manifatturiero in Germania, che dirà di più sull'andamento dell'economia nel Paese e sulle prospettive dell'economia europea tutta.

Quanto all'Italia, oggi ancora sotto osservazione Mps per le note vicende e le banche in genere dopo il recente allargamento degli spread. Da monitorare anche le utility e in particolare Enel, già in rialzo ieri dopo i positivi risultati preliminari e Terna dopo che Berenberg ha riavviato la copertura con rating hold.

Da seguire anche Telecom: cresce l'attesa per i risultati, il piano industriale e la possibile vendita della controllata T.I.Media. Secondo indiscrezioni di stampa, potrebbe arrivare una nuova offerta da parte di Francesco Di Stefano, proprietario di Europa7. Focus, infine, su Iren che presenta oggi il nuovo piano industriale e su Hera grazie al via libera di Consob al documento informativo dell'offerta su Acegas-Aps.


 



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