Diberdayakan oleh Blogger.

Popular Posts Today

I mercati emergenti nel 2022

Written By Unknown on Minggu, 07 April 2013 | 15.11

I mercati di frontiera hanno realizzato da inizio anno una performance migliore dei listini emergenti, con una brusca inversione del trend in essere dal 2009. Una situazione che si è verificata una sola volta (nel 2005) durante gli ultimi dieci anni e che ha portato gli specialisti di Ubs a interrogarsi sulle potenzialità di crescita a lungo termine degli emerging market, la cui capitalizzazione passerà, secondo le stime, dai 13 mila miliardi di dollari attuali ai 37 mila miliardi di dollari nel 2022. Pochi numeri che danno la misura delle grandi potenzialità che possono ancora offrire questi listini. Ecco cinque motivi per investire nei mercati emergenti.

1) Più peso negli indici mondiali. I mercati emergenti meritano più spazio nei portafogli azionari degli investitori. Rappresentano infatti l'80% della popolazione mondiale, il 32% del pil globale, il 26% della capitalizzazione dei listini internazionali, ma pesano solo per il 13% sul benchmark di riferimento (Msci Acwi). Gli esperti si aspettano quindi un incremento graduale di questa quota nei prossimi anni, con un impatto positivo anche sulle quotazioni.

2) La scalata ai primi posti. Il mercato azionario cinese toccherà un valore di 15 mila miliardi di dollari nel giro di dieci anni, raggiungendo la dimensione attuale del listino Usa. Ma non solo. Il mercato azionario del Brasile potrebbe diventare più grande di quello tedesco e la borsa di Mosca potrebbe avere le stesse dimensioni di quella del Canada. La definizione di "emerging market" sta quindi perdendo significato. Il consiglio degli esperti è di tenerne conto nelle decisoni di investimento.

3) Il boom dell'Africa. L'Africa sta attraendo una crescente attenzione da parte degli investitori, grazie soprattutto alla performance di due mercati azionari, come la Nigeria e il Kenya, che sono saliti di oltre il 40% dall'agosto del 2012. "L'Africa è la sola area che si svilupperà più velocemente nel prossimo decennio di quanto abbia fatto in quello passato",  spiegano gli economisti della banca d'affari elvetica.  Il problema per gli investitori è averne accesso. Egitto, Marocco e Nigeria sono gli unici listini africani inclusi nell'indice di Ubs, ma sono attesi progressi su questo fronte.

4) I nuovi emergenti
. In un ipotetico portafoglio dei Paesi emergenti del 2022 la Cina avrebbe un peso del 40% (dal 19% attuale), l'India del 14% (dal 7%), il Brasile del 9% (dal 13%) e la Russia del 6% (costante), mentre il restante 31% sarebbe rappresentato da altri mercati. Gli analisti hanno incluso in questo gruppo anche alcuni listini di frontiera, come l'Argentina, il Bangladesh, il Kazakhstan, la Nigeria, il Pakistan, La Romania, il Venezuela e il Vietnam. I mercati invece che perderanno quota saranno la Corea del Sud, Taiwan e il Sud Africa. Secondo le loro proiezioni nel 2022 la borsa turca potrebbe essere grande quanto quella sudafricana, mentre il Messico potrebbe essere maggiore sia di Taiwan che della Corea del Sud.

5) Oltre il dominio dei Brics. Le borse dei Brics (Brasile, Russia, India e Cina)  potrebbero crescere fino a rappresentare nel 2022 il 70% della capitalizzazione totale dei mercati emergenti, ma contemporaneamente aumenterà la richiesta degli investitori di indici più diversificati, e meno influenzati dall'andamento delle commodity, che porteranno allo scoperta e incentiveranno lo sviluppo di listini che finora sono stati poco considerati.



15.11 | 0 komentar | Read More

Pagamento debiti PA, ok del governo

Dal decreto legge approvato oggi dal Consiglio dei ministri che sblocca i pagamenti delle Pubblica amministrazione arriveranno ''40 miliardi nei prossimi 12 mesi con meccanismi chiari, semplici e veloci, senza oneri o complicazioni inutili''. Lo annuncia il presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti, in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

"La quota di debiti della Pa non ceduta alle banche era già 61 miliardi di euro, salita a 74 a fine 2010 e a 80 miliardi a fine 2011. E' molto difficile dare cifre precise su questo fenomeno, considerata l'opacità dei dati e il fatto che alcune amministrazioni locali hanno scaricato sullo Stato e sulle aziende questi debiti", ha dichiarato Monti, confermando così quanto emerso dall'inchiesta di Milano Finanza in edicola.

La certificazione e il censimento dei debiti della Pubblica Amministrazione ''verrà fatto nell'ambito della prossima Finanziaria'': lo ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, ricordando che il decreto erogherà 40 miliardi, di cui 15 o 20 già ceduti e 3 o 4 che dovranno essere compensati, ''poi tutto si chiuderà''.

"Entro fine maggio" le amministrazioni pubbliche "dovranno comunicare ai propri fornitori il loro piano di pagamenti". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, illustrando il decreto. Le amministrazioni pubbliche dal canto loro, ha sottolineato ancora, "sapranno quanto gli e' stato allocato, il contratto di prestito che dovranno sottoscrivere e con chi". L'impatto del decreto per i pagamenti della PA è di 40 miliardi in due anni a valere sul debito, ha specificato Grilli.  ''Di questi 40 miliardi, per 14 miliardi le amministrazioni avranno già la capacità propria di provvedere alla spesa, per gli altri 26 lo stato ripartisce non soltanto gli spazi di liquidità esistenti, ma anche le linee di credito'' per il periodo fra il 2013-14, ha specificato Grilli, che ha aggiunto che il decreto prevede che sia ripartita la possibilitò per le amministrazioni ''di chiedere prestiti allo Stato, prestiti trentennali sul tasso medio del Btp quinquennale''.

Riguardo al ritardo con cui il governo ha concluso l'iter per il pagamento, Monti ha espresso ''sorpresa e leggera indignazione per le tante espressioni di severa critica al governo, che ha impiegato 3 giorni in più del previsto, che provengono da quelle forze politiche che hanno provocato questo fenomeno''.



15.11 | 0 komentar | Read More

Wall Street giù dello 0,28% delude l'occupazione

Written By Unknown on Sabtu, 06 April 2013 | 15.11

Di Valerio Testi

Wall Street ha chiuso in calo dopo la lettura peggiore delle attese del dato di marzo sulla creazione di posti di lavoro nei settori non agricoli degli Stati Uniti, ma ben lontana dai minimi di giornata visti nella prima ora di contrattazioni. L'indice Dow Jones è arretrato dello 0,28% a 14.564,94, il Nasdaq dello 0,66% a 3.203,86 e lo S&P 500 dello 0,4% a 1.553,13. Euro in recupero sul dollaro oltre quota 1,3.

Il Dipartimento del Lavoro Usa ha reso noto che l'economia degli Stati Uniti ha creato 88.000 nuovi posti di lavoro nei settori non agricoli a marzo (+200.000 il consenso), mentre quelli creati nel settore privato sono stati circa 95.000. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 7,6% (7,7% il consenso), in ribasso rispetto al dato di febbraio confermato al 7,7%.

In risposta alla delusione del dato sul mercato del lavoro, gli investitori sono tornati prepotentemente sui Treasury, spingendo il rendimento dei titoli di Stato statunitensi all'1,692%, ben al di sotto della media mobile a 200 giorni di 1,742%.

Le notizie moderatamente deludenti provenienti dal mercato del lavoro probabilmente avranno come effetto quello di diminuire le aspettative su quando la Federal Reserve ridurrà il programma di acquisto asset, osserva Alan Ruskin di Deutsche Bank, "i policy maker hanno bisogno di vedere maggiori dati prima di prendere una decisione". Per l'esperto, dunque, "il dato di aprile sarà molto piu' importante rispetto a quello di marzo".

La deludente lettura dei payroll ha controbilanciato la riduzione del deficit commerciale Usa di febbraio, attestatosi a 42,96 miliardi di dollari (-44,6 miliardi il consenso), in calo rispetto al dato del mese precedente rivisto da -44,45 a -44,46 miliardi.

Sul listino, tra i tecnologici Cisco System ha perso il 2%, Google l'1,5%, Apple l'1%, in controtendenza Facebook che si è apprezzata dell'1,2%.



15.11 | 0 komentar | Read More

I mercati emergenti nel 2022

I mercati di frontiera hanno realizzato da inizio anno una performance migliore dei listini emergenti, con una brusca inversione del trend in essere dal 2009. Una situazione che si è verificata una sola volta (nel 2005) durante gli ultimi dieci anni e che ha portato gli specialisti di Ubs a interrogarsi sulle potenzialità di crescita a lungo termine degli emerging market, la cui capitalizzazione passerà, secondo le stime, dai 13 mila miliardi di dollari attuali ai 37 mila miliardi di dollari nel 2022. Pochi numeri che danno la misura delle grandi potenzialità che possono ancora offrire questi listini. Ecco cinque motivi per investire nei mercati emergenti.

1) Più peso negli indici mondiali. I mercati emergenti meritano più spazio nei portafogli azionari degli investitori. Rappresentano infatti l'80% della popolazione mondiale, il 32% del pil globale, il 26% della capitalizzazione dei listini internazionali, ma pesano solo per il 13% sul benchmark di riferimento (Msci Acwi). Gli esperti si aspettano quindi un incremento graduale di questa quota nei prossimi anni, con un impatto positivo anche sulle quotazioni.

2) La scalata ai primi posti. Il mercato azionario cinese toccherà un valore di 15 mila miliardi di dollari nel giro di dieci anni, raggiungendo la dimensione attuale del listino Usa. Ma non solo. Il mercato azionario del Brasile potrebbe diventare più grande di quello tedesco e la borsa di Mosca potrebbe avere le stesse dimensioni di quella del Canada. La definizione di "emerging market" sta quindi perdendo significato. Il consiglio degli esperti è di tenerne conto nelle decisoni di investimento.

3) Il boom dell'Africa. L'Africa sta attraendo una crescente attenzione da parte degli investitori, grazie soprattutto alla performance di due mercati azionari, come la Nigeria e il Kenya, che sono saliti di oltre il 40% dall'agosto del 2012. "L'Africa è la sola area che si svilupperà più velocemente nel prossimo decennio di quanto abbia fatto in quello passato",  spiegano gli economisti della banca d'affari elvetica.  Il problema per gli investitori è averne accesso. Egitto, Marocco e Nigeria sono gli unici listini africani inclusi nell'indice di Ubs, ma sono attesi progressi su questo fronte.

4) I nuovi emergenti
. In un ipotetico portafoglio dei Paesi emergenti del 2022 la Cina avrebbe un peso del 40% (dal 19% attuale), l'India del 14% (dal 7%), il Brasile del 9% (dal 13%) e la Russia del 6% (costante), mentre il restante 31% sarebbe rappresentato da altri mercati. Gli analisti hanno incluso in questo gruppo anche alcuni listini di frontiera, come l'Argentina, il Bangladesh, il Kazakhstan, la Nigeria, il Pakistan, La Romania, il Venezuela e il Vietnam. I mercati invece che perderanno quota saranno la Corea del Sud, Taiwan e il Sud Africa. Secondo le loro proiezioni nel 2022 la borsa turca potrebbe essere grande quanto quella sudafricana, mentre il Messico potrebbe essere maggiore sia di Taiwan che della Corea del Sud.

5) Oltre il dominio dei Brics. Le borse dei Brics (Brasile, Russia, India e Cina)  potrebbero crescere fino a rappresentare nel 2022 il 70% della capitalizzazione totale dei mercati emergenti, ma contemporaneamente aumenterà la richiesta degli investitori di indici più diversificati, e meno influenzati dall'andamento delle commodity, che porteranno allo scoperta e incentiveranno lo sviluppo di listini che finora sono stati poco considerati.



15.11 | 0 komentar | Read More

Cnh prezza bond da 600 milioni di dollari

Written By Unknown on Kamis, 04 April 2013 | 15.11

Di Luigi Gorla

Cnh Global, la società di macchine agricole e movimento terra del gruppo Fiat Industrial quotata a Wall Street, ha annunciato che la controllata Cnh Capital Llc ha prezzato un'emissione obbligazionaria da 600 milioni di dollari con scadenza 2018.

La società ha precisato che la chiusura dell'offerta è prevista il 18 aprile prossimo. I ricavi dall'operazione saranno utilizzati per il capitale operativo e altri scopi societari generali, incluso l'acquisto di carta commerciale e altri asset oltre che per ripagare debiti in scadenza di Cnh Capital Llc. L'emissione sarà garantita da Cnh Capital America e New Holland Credit Company, entrambe facenti capo a Cnh Capital Llc.



15.11 | 0 komentar | Read More

Migliora la liquidità delle banche italiane, si punta su Bpm e Unicredit

Di Francesca Gerosa

Con lo spread Btp-Bund sotto 330 punti base (ora 328 punti) le banche italiane cercano di recuperare il terreno perso ieri. I due big, Intesa Sanpaolo e Unicredit, avanzano rispettivamente dell'1,59% a 1,15 euro e dell'1,73% a 3,29 euro. Piazza Cordusio ha annunciato un'offerta di riacquisto di alcuni bond senior fino a un massimo di 3,5 miliardi di euro. Bene anche Ubi Banca (+1,92%), Mediobanca (+3,1%), Bper (+3,17%) e Bpm (+3,61%) che oggi riunisce il consiglio di sorveglianza sui risultati di bilancio. Stona solo Mps (-1,66% a 0,17 euro).

Il settore bancario italiano tratta con un rapporto prezzo-utile 2013-2014 di 15,3-7,7, un rapporto prezzo-tangible equity di 0,5 e con un rendimento del patrimonio netto tangibile (Rote) del 2,3%-4,4%. I best picks per Equita restano Bpm, perché la trasformazione in spa consentirà un'espansione dei multipli che più che compensa la diluzione dell'aumento di capitale, e Unicredit, perché gli analisti della sim si attendono un miglioramento delle rettifiche in Italia e visto che il de-rating delle attività core europee resta sui massimi.

In generale dai risultati del quarto trimestre 2012 della banche italiane è emersa ancora pressione sul margine di interesse; una copertura sui crediti dubbi in aumento di due punti al 40%, aumento concentrato sulle popolari (da +1% a +6%) anche se in alcuni casi (Ubi Banca 26%, BP 27%) i livelli raggiunti potrebbero richiedere ulteriori miglioramenti; una liquidità in miglioramento con un incremento di 22 miliardi trimestre su trimestre (+11%) negli asset rifinanziabili in Bce (+71 miliardi anno su anno o +46%), in pratica il 31% del totale dei depositi.

Intesa Sanpaolo e Banco Popolare (circa 36%) da una parte, Bper e Credem (10-15%) dall'altra, sono agli estremi del range. Equita ha ritoccato al ribasso in media dell'8% le stime 2014-2015 a causa del margine di interesse ancora sotto pressione (-9% trimestre su trimestre).

"E' possibile un ulteriore marginale calo nel primo trimestre di quest'anno", indicano gli analisti della sim. Quanto alla perdita sui portafogli dei titoli di Stato, senza calcolare Mps, è stata azzerata e i rischi di futuri impatti negativi dagli stress test Eba si sono ridotti; inoltre la generazione dei crediti problematici è risultata in rallentamento trimestre su trimestre da 2,6% a 2%, lontano dai picchi del 2009 (3,2%).

Il costo del rischio 2013 (116 punti base) permette ora di assorbire un'accelerazione fino al 3%. A livello patrimoniale, infine, il Core Tier 1 è sceso in media di -30bps trimestre su trimestre al 9,3% e quindi rischi di aumenti di capitale/conversione bond (Ubi Banca e/o il Banco Popolare) per Equita sono limitati.



15.11 | 0 komentar | Read More

Goldman catapulta Prysmian a 24 euro, ma occhio al primo trimestre

Written By Unknown on Selasa, 02 April 2013 | 15.11

Di Francesca Gerosa

Prysmian prima sale a un massimo intraday a 16,31 euro con Goldman Sachs che ha alzato il prezzo obiettivo da 22,5 a 24 euro. Il nuovo target price offre un potenziale upside del 48% rispetto ai prezzi attuali. Tanto che il titolo rimane nella "conviction buy list" della banca Usa. Ma sempre oggi Equita, pur confermando anch'essa il rating buy (target price a 20 euro), avverte che il primo trimestre dell'anno sarà debole a causa delle divisioni cicliche.

E il titolo vira al ribasso. Al momento perde lo 0,50% a 15,97 euro. "Ci aspettiamo un primo trimestre debole per Prysmian con un ebitda rettificato a 121 milioni, in calo del 7% anno su anno, contro un consenso per l'intero esercizio 2013 a 678 milioni, +4,8% anno su anno, e la nostra stima di 689 milioni, +6,5%, a causa di un confronto difficile: l'ebitda rettificato del primo trimestre 2012 era salito del 29%", si legge nella nota di Equita.

Le sinergie e il contributo della Trasmissione Energia, Oil&Gas e Tlc saranno superiori nel secondo semestre rispetto al primo, e l'andamento delle divisioni cicliche sarà ancora debole come segnalato dal rallentamento del Pmi in Europa di marzo (a 46,5 da 47,9 di febbraio).

General Cable, competitor Usa di Prysmian, nel corso del cda del 26 marzo, ha reiterato la guidance 2013 che prevede un mercato dei cavi in crescita del 5% circa in termini di volumi contro una stima di Equita di +0,7% per Prysmian, con il primo trimestre che dovrebbe essere  il trimestre più debole dell'anno.

Tuttavia, General Cable ha parlato di una forte crescita del mercato dei cavi sottomarini nei prossimi cinque anni, da 1,7 miliardi di dollari del 2012 a 4,7 miliardi di dollari nel 2017 (tasso composto medio annuo di crescita del +22,5%). Prysmian è leader nei cavi sottomarini con una quota di mercato di oltre il 30%, business caratterizzato da alte barriere all'ingresso e da un ebitda margin del 20% contro l'8,7% medio del gruppo.

Assumendo una crescita del cagr del 22,5% (Equita stima +10%), i cavi sottomarini potrebbero rappresentare il 30% dell'ebitda rettificato 2015 di Prysmian dal 20% del 2012. Il titolo ha perso il 7% negli ultimi 15 giorni, scontando le attese di un terzo trimestre debole. La debolezza del titolo rappresenta per Equita un'opportunità d'acquisto anche perché il titolo tratta con un rapporto prezzo/utile 2013-2014 di 11-9,5 volte, con l'obiettivo di arrivare in 2-3 anni a generare 300-400 milioni di euro di free cash flow all'anno (rendimenti di oltre il 10%).



15.11 | 0 komentar | Read More

Banco Popolare cede controllata ungherese a Magnet Bank per 0,5 mln

Di Francesca Gerosa

Il Banco Popolare cede la controllata in Ungheria a Magnet Hungarian Community Bank per 500 mila euro. E' stato infatti sottoscritto un accordo per il trasferimento del 100% del capitale sociale del Banco Popolare Hungary a Magnet. Il corrispettivo della cessione sarà regolato per cassa e non comporterà impatti significativi sul conto economico e sullo stato patrimoniale della banca italiana.

L'operazione consente al Banco Popolare di proseguire con la propria focalizzazione sul core business bancario in Italia, mentre al contempo permette a Magnet Bank di migliorare il proprio posizionamento di mercato nel settore bancario ungherese.

Banco Popolare Hungary, acquisita nel 2007, ha un totale attivo a fine 2012 di 133 milioni di euro e dispone di una struttura operativa costituita da 10 sportelli e da circa 145 dipendenti, una realtà quindi di modeste dimensioni, da qui il prezzo decisamente poco oneroso della cessione.

A Piazza Affari il titolo del Banco Popolare flette stamani come le altre banche dell'1,53% a 0,9685 euro. Nonostante il giudizio positivo del Fondo monetario internazionale sulle banche italiane, che nel quarto trimestre del 2012 hanno alzato le coperture sui crediti problematici e hanno incrementato i depositi e rafforzato il capitale, gli analisti di Intermonte restano convinti che il Banco Popolare non solo debba incrementare le coperture sui crediti, ma anche procedere a ulteriori rafforzamenti del capitale.

Si ricorda che lo scorso 22 marzo Standard & Poor's ha tagliato il giudizio sul Banco Popolare a BB+ con outlook negativo proprio per il rischio di maggiori perdite sui crediti deteriorati, viste anche le deboli coperture di tali crediti. La tendenza del titolo in borsa resta negativa nel breve periodo.

"Per la seduta odierna monitorare la resistenza posta a 0,992 euro che, in caso di rottura, proietterebbe i prezzi verso quota 1,007 euro e, successivamente, a 1,028 euro", afferma Massimo D'Ambrosio, analista indipendente. Lo scenario rialzista verrebbe meno in caso di rottura del supporto posto a 0,971 euro che aprirebbe la via, in prima battuta, verso quota 0,963 euro e, in seconda battuta, 0,957 euro. Il target rialzista è individuato in area 1,105 euro.



15.11 | 0 komentar | Read More

Dopo Bayer Novartis perde ricorso contro farmaco low cost in India

Written By Unknown on Senin, 01 April 2013 | 15.11

Di Francesca Gerosa

Una nuova sconfitta in India per l'industria farmaceutica mondiale a vantaggio di milioni di malati che non possono permettersi costosi farmaci salva vita. La Corte Suprema indiana ha respinto oggi il ricorso del colosso farmaceutico svizzero Novartis relativo al brevetto di un farmaco anti tumore.

I giudici hanno deciso che l'industria locale ha il diritto a produrre il medicinale Glivec come farmaco generico low cost per salvaguardare il diritto alla salute della popolazione. L'atteso verdetto giunge al termine di una battaglia legale durata ben sette anni ingaggiata dal colosso elvetico per ottenere il rispetto delle leggi sulla proprietà intellettuale.

Come motivazione, la Corte Suprema ha detto che il Glivec non è un prodotto innovativo perché utilizza una molecola già nota. Di conseguenza non rientra nei criteri stabiliti per le "invenzioni". Secondo diverse associazioni indiane di difesa dei diritti umani si tratta di una sconfitta di "big pharma" e di una conferma dell'India come "farmacia dei poveri" a livello mondiale.

Già lo scorso 5 marzo l'India ha respinto un ricorso della società farmaceutica Bayer contro una versione low cost di un farmaco anti cancro. Il colosso tedesco si era rivolto alla Commissione di appello sempre per la proprietà intellettuale per chiedere l'annullamento della decisione di cedere all'indiana Natco Pharma un brevetto per produrre a basso costo il Nexavar, usato per curare il tumore al fegato e ai reni.

Bayer vende il medicinale a circa 5.600 dollari per 120 compresse, ovvero la scorta per un mese, mentre il prezzo della versione generica indiana è di 175 dollari per la stessa dose. Un anno fa, il governo indiano aveva concesso il brevetto alla Natco Pharma con la motivazione che "doveva essere alla portata della maggior parte dei malati".



15.11 | 0 komentar | Read More

Ahmed (Lombard Odier IM), Cipro ha minato lo status dell'euro come valuta di riserva

In una fase dove i mercati stanno metabolizzando un'ulteriore strada per il salvataggio di Cipro, Salman Ahmed, strategist Global&Emerging Fixed Income Team di Lombard Odier IM, fa un passo indietro e valutare alcune importanti implicazioni per il futuro dell'eurozona.

"I numeri relativi al salvataggio possono anche sembrare minimi rispetto alla posta in gioco, ma le azioni intraprese nei riguardi di Cipro potrebbero avere implicazioni di lungo termine per gli sviluppi della crisi dell'eurozona", osserva Ahmed. Dopo aver visto i più recenti termini dell'accordo, si fa fatica a trovare un qualsiasi aspetto positivo nel lungo termine. Unica eccezione, di breve periodo, il momentaneo sollievo legato alla non uscita immediata di Cipro dalla zona euro.  

"Quest'isola potrà anche essere un puntino sulla cartina, ma assume rilievo se considerata nell'ottica di dove sono i nostri euro. E questa è la prima lezione che possiamo trarre dalla situazione attuale. In un contesto post-Cipro, infatti, i soldi depositati in un Paese debole avranno maggiore probabilità di poter essere confiscati rispetto a quelli in un Paese forte", aggiunge l'esperto.

La seconda lezione si lega maggiormente alla storia, la quale ci dimostra che qualora fosse necessario i governi possono creare e interpretare le regole a loro piacimento. Nel rispetto del trattato europeo, non sono consentiti controlli che limitino la libera circolazione dei capitali all'interno dell'Unione. Nonostante ciò, a Cipro sono state applicate misure draconiane. Questa non è soltanto una novità senza precedenti, ma è un elemento che solleva serie questioni sulla legalità di tali misure.     

Anche l'ultima lezione desta preoccupazione. La famosa dichiarazione di Mario Draghi "faremo tutto il necessario" è condizionata  ai casi specifici. "Una promessa così omnicomprensiva non trova applicazione nel momento in cui la Bce minaccia di non concedere più fondi, un atteggiamento che avrebbe potuto far precipitare la situazione con l'uscita di Cipro dall'area euro", continua lo strategist Global&Emerging Fixed Income Team di Lombard Odier IM.    

Il ricorso all'azzardo morale per i Paesi che non rispettano le procedure ha potenzialmente un costo elevato per la Germania. Stravolge i saldi di Target2, il sistema che regolamenta gli squilibri nella bilancia dei pagamenti dei Paesi dell'Unione, la cui situazione tende a peggiorare dopo ogni fase della crisi. La Bundesbank, abbastanza intuitivamente, è il maggior creditore, cioè il prestatore implicito di ultima istanza.

Attualmente la Banca centrale tedesca detiene crediti per circa 600 miliardi di euro nei confronti del resto dei Paesi membri ed è altrettanto facile capire che i principali debitori siano i periferici. La storia recente mostra che i crediti tendono ad aumentare ulteriormente nelle fasi acute della crisi e se un Paese membro dovesse andare in default o lasciare l'area euro la Germania ne subirebbe impatti rilevanti.

"Noi riteniamo che gli sviluppi a Cipro abbiano ulteriormente minato lo status, tuttora in nuce, dell'euro come valuta di riserva. E' ora evidente come in situazioni di stress le regole che governano l'euro possano essere modificate per soddisfare i creditori". Ed è poi importante sottolineare tangibili situazioni di disaccordo all'interno della Troika specialmente tra Fmi e Commissione Europea, che potrebbero complicare ulteriormente il quadro.    

Calando l'attuale situazione sugli investimenti, "la reazione sanguigna dei mercati nelle scorse settimane ci ha sorpreso. Nonostante ciò, la nostra posizione sull'euro è sempre negativa e comincia a trovare conferma anche nelle azioni del mercato. Siamo altrettanto cauti sulle valute dell'Europa orientale e sui mercati emergenti continuiamo a preferire le monete meno esposte al rischio sovrano europeo su base relativa", conclude Ahmed.



15.11 | 0 komentar | Read More
techieblogger.com Techie Blogger Techie Blogger