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Adidas in rosso nel quarto trimestre

Written By Unknown on Kamis, 05 Maret 2015 | 15.11

Adidas ha riportato nel quarto trimestre 2014 un risultato negativo peggiore delle attese, pari a  una perdita di 140 milioni di euro (rispetto ad una perdita di 10 milioni nello stesso periodo dell'anno precedente), a causa soprattutto dell'effetto valutario negativo, della svalutazione dell'avviamento e della cessione dell'unità Rockport. Nel 2015 si aspetta invece un miglioramento.

Sul risultato del quarto trimestre del gruppo di abbigliamento sportivo tedesco ha influito anche l'aumento dei costi delle materie prime, oltre alle perdite sul valore dell'avviamento per 78 milioni. Escludendo i costi straordinari legati alla svalutazione dell'avviamento, ma comprendendo le perdite relative alla vendita di Rockport, Adidas ha registrato un rosso di 62 milioni, mentre nel quarto trimestre le vendite sono aumentate del 6,5% (3,6 miliardi).

"Il 2014 è stato un anno di alti e bassi per il gruppo Adidas. Ma abbiamo affrontato le sfide con determinazione e raggiunto i nostri obiettivi", ha detto il ceo Herbert Hainer.

Al secondo posto nel settore, dietro Nike, Adidas ha cercato dare impulso alla propria attività, una volta in piena espansione, dopo aver subito gravi perdite nello scorso anno. Alla fine di luglio ha ammesso che non sarebbe stata in grado di raggiungere gli obiettivi finanziari per il 2015 e ha tagliato il suo target di utile netto per il 2014 da un range 830-930 milioni a 650 milioni.

Entrambi i marchi Reebok e Adidas hanno registrato un aumento delle vendite, in crescita rispettivamente dell'1% e 11% a cambi costanti. I ricavi della sua divisione TaylorMade-Adidas Golf sono scese invece del 24%.

Per l'intero anno la società ha registrato un utile netto di 490 milioni rispetto (in flessione da 787 milioni del 2013), a fronte di un aumento delle vendite che hanno toccato 14,5 miliardi di euro (+2%). Senza considerare la svalutazione dell'avviamento, l'utile per il 2014 è stato 568 milioni rispetto a 839 milioni nel 2013. Adidas ha dichiarato a gennaio di aver rivisto la stima dell'utile tenendo conto della perdita legata alla cessione di Rockport.

Adidas ha detto che nel 2015 si aspetta di aumentare le vendite a cambi costanti con un tasso di crescita a una sola cifra, mentre l'utile da attività ricorrenti dovrebbe salire fra il 7% e il 10%. Il 26 marzo la società comunicherà la nuova strategia quinquennale.


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Il Ftse Mib sale in attesa di Draghi, acquisti su Mps

Apertura in frazionale rialzo per i mercati europei in attesa del consiglio della Bce che ratificherà l'avvio nei prossimi giorni del quantitative easing allargato ai titoli di Stato, di cui gli investitori attendono di conoscere i dettagli tecnici. L'istituto centrale, inoltre, pubblicherà le nuove stime trimestrali, che dovrebbero tratteggiare un quadro più roseo rispetto a dicembre sul fronte della crescita, alla luce dei segnali di miglioramento emersi rispetto allo scenario di dicembre.

"Crediamo che sia molto probabile che il piano possa partire già da lunedì 9 marzo. Lo stesso membro dell'executive board, Benoît Cœuré, aveva affermato nei giorni scorsi che il piano sarebbe partito nelle prime due settimane di marzo", ha sottolineato Filippo A. Diodovich, market strategist di Ig.

Sarà interessante anche sapere fino a quando la Bce comprerà titoli. "Riteniamo che Draghi possa lasciare un po' di flessibilità riguardo a questo aspetto, continuando ad affermare che il ritmo di acquisto e il piano non terminerà fino a che le aspettative di inflazione di medio termine non siano tornate ampiamente ancorate al 2%", ha aggiunto l'esperto di Ig.

Un altro punto riguarda quali titoli saranno effettivamente comprati. "Non pensiamo che Draghi possa svelare ulteriori dettagli rispetto a quelli già espressi a gennaio. Sappiamo, infatti, che saranno acquistati 60 miliardi di titoli pubblici e privati. Tenendo conto delle medie di acquisti di ABS e covered bond negli scorsi mesi pensiamo che la suddivisione possa essere un 45 miliardi di sovereign bond, 5 miliardi di bond emessi da istituti europei, 10 miliardi di covered bond e abs", precisa Diodovich.

In merito ai titoli governativi si sa che gli acquisti saranno divisi con il criterio di apporto di capitale alla Bce (non tenendo conto di Grecia e Cipro che sicuramente nei primi mesi non faranno parte del piano abbiamo una suddivisione percentuale pari a Germania 26,4%, Italia 18%, Francia 20,8%). Se sarà confermato il target di 45 miliardi nei primi mesi si avranno acquisti per 11,9 miliardi di bond tedeschi, 9,4 miliardi di bond francesi, 8,1 di bond italiani.

In merito alle scadenze i titoli acquistabili avranno scadenze comprese tra i 2 e 30 anni e non ci dovrebbero essere ulteriori dettagli rispetto a tale aspetto. La Bce ha già detto che non avrà problemi a comprare titoli con rendimenti negativi (e almeno un 15-20% dell'intero ammontare di bond in essere ha yield negativi) e saranno disposti a comprare anche titoli inflation-linked. "Non abbiamo particolari dubbi che la Bce possa soddisfare i requisiti imposti. Non crediamo quindi che ci possano essere problemi di mancanza di titoli da acquistare", ha concluso il market strategist di Ig.

Non dovrebbero, dunque, esserci novità sul fronte dei titoli greci: per accettarli nuovamente come collaterale Francoforte aspetterà progressi sul fronte delle riforme nell'ambito dell'accordo raggiunto con la zona euro sull'estensione deiprestiti per quattro mesi. Intanto Atene, secondo il ministro dell'Economia spagnolo de Guindos, avrà bisogno di un terzo pacchetto di salvataggio, dal momento che sembra improbabile riesca a recuperare l'accesso ai mercati a giugno, quando terminerà l'estensione dei prestiti di quattro mesi concessa ad Atene.

La questione, tuttavia, ha precisato un portavoce del ministero delle Finanze tedesco, non sarà sul tavolo dell'Eurogruppo di lunedì. Juncker ha ribadito che è prematuro discuterne ora. Ma De Guindos ritiene che l'importo dovrebbe aggirarsi tra 30 e 50 miliardi di euro. Giornata ricca sul fronte dell'offerta per l'obbligazionario europeo: stamane saranno attive Madrid e Parigi, che offriranno, rispettivamente, 4-5 miliardi e 7,5-8,5 miliardi di carta a medio lungo termine.

Nelle prime contrattazioni, lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi è stabile a 103 punti, contro i 104 punti della chiusura di ieri. Il rendimento è all'1,41%. Il differenziale Bonos/Bund si attesta a 97 punti per un tasso dell'1,35%. Mentre il cambio euro/dollaro ha toccato stamattina un minimo intraday a 1,1025, livello che non si vedeva da settembre 2003.

A Piazza Affari, dove l'indice Ftse Mib parte con un +0,37% a 22.213 punti, Mps  sale dello 0,80% a 0,5685 euro dopo che il cda ha proposto all'assemblea del 14 aprile di aumentare il capitale fino a 3 miliardi di euro, previo raggruppamento delle azioni, in ragione di una nuova ordinaria ogni venti possedute.

La banca ha detto che darà al Tesoro 449 milioni di nuove azioni, al prezzo calcolato oggi come media dei precedenti 10 giorni, come pagamento degli interessi di 243 milioni di euro dovuti sui Monti bond. Quindi il Tesoro avrà post aumento una quota di circa il 4% considerando l'attuale capitalizzazione, il nuovo aumento e valori in linea con quelli attuali. Il Mef si è reso disponibile a non vendere le azioni che avrà dal 1 luglio nei successivi 180 giorni.

Con i proventi dell'aumento di capitale, che verrà lanciato tra fine maggio e giugno, la banca senese intende anche rimborsare in anticipo i restanti 1,071 miliardi di Monti bond che scadrebbero per 600 milioni quest'anno, 150 milioni nel 2016 e 321 milioni nel 2017. Si tratta del secondo aumento di capitale dopo quello da 5 miliardi di euro concluso all'inizio dello scorso mese di luglio, occasione in cui offrì le azioni di nuova emissione in opzione ai soci con uno sconto del 35,5% sul Terp, valore teorico ex diritto, per un prezzo di emissione di 1 euro, in ragione di 214 nuove ogni 5 possedute.


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Morgan Stanley, focus su sette titoli auriferi

Written By Unknown on Rabu, 04 Maret 2015 | 15.11

Dopo essere sceso del 10% negli ultimi 12 mesi, il prezzo dell'oro dovrebbe essere restare debole a causa del rafforzamento del dollaro Usa e dello squilibrio tra domanda e offerta. Lo scenario non è negativo per tutte le società del settore, visto che alcune beneficeranno nel 2015 dei programmi di taglio dei costi e dei piani di disinvestimento. Ecco rating e prezzi obiettivo degli analisti di Morgan Stanley.

1) Goldcorp. Il gruppo canadese, che capitalizza 17,9 miliardi di dollari, ha deluso di recente gli investitori registrando nel quarto trimestre 2014 un utile per azione (eps) inferiore alle attese a causa del calo dei ricavi. Dopo l'aumento registrato lo scorso anno, nel 2015 i costi dovrebbero scendere secondo la società nel range 875-950 dollari l'oncia mentre il progetto della miniera Cerro Negro in Argentina, del valore di 2,3 miliardi di dollari, è stato cancellato. Il giudizio sul titolo, che tratta 44,4 volte l'utile 2015 e 26,3 quello del 2016, è neutrale (equalweight) con target 26,50 dollari (+25% dalle quotazioni attuali), che arriva a 79 dollari nello scenario più ottimista. Il roe (redditività del capitale) sale dal 2,3 al 3,9%. Il dividend yield in entrambi gli esercizi è del 2,8%. Negli ultimi 12 mesi ha realizzato a Wall Street un total return (performance+rendimento della cedola) negativo (-21%).

2) Barrick Gold. Rating neutrale (equalweight) per il leader di settore (in volumi) guidato da John Thorton. Nel 2015 la società si aspetta una produzione compresa fra 6,2 e 6,6 milioni di once, da 6,24 milioni del 2014 mentre i costi, che sono scesi lo scorso anno, dovrebbero risalire o restare allo stesso livello. Inoltre il piano di riduzione del debito da 3 miliardi di dollari appare molto ambizioso e necessita di ulteriori disinvestimenti e di un aumento di capitale per essere realizzato. A causa delle deboli prospettive gli analisti hanno fissato un prezzo obiettivo del titolo, che capitalizza 14,9 miliardi, intorno a 13,50 dollari, solo del 6% superiore alle quotazioni attuali. Nell'ipotesi bullish è invece 20,75 dollari (+63%). Il p/e sale da 40 nel 2015 a 66,4 nel 2016, mentre il p/bv è 1,4. Il roe cala dal 3,6% al 2,1%. Il rendimento della cedola è sia nel 2015 che nel 2016 dell'1,6%. Negli ultimi 12 mesi ha registrato un total return negativo (-37,8%).

3) Newmont Mining. Il gruppo guidato fa Gary Goldberg, che è diversificato anche nel rame, nel 2014 ha prodotto4,85 milioni di once d'oro e si aspetta nel 2015 un range compreso fra 4,6 e 4,9 milioni. I costi dovrebbero scende, ma non è ancora chiaro in quale misura. Il titolo, che capitalizza 13 miliardi di dollari, tratta 19,7 volte l'utile 2015 e 20,8 quello del 2016. Il ratio p/bv è invece intorno a 1,2-1,1. Il roe, che è superiore alla media, scende dal 6,2% del 2015 al 5,5% del 2016. Il rating è neutrale, con target 25 dollari, del 3% inferiore alle quotazioni attuali. Nello scenario ottimista è stato fissato a 31 dollari (+20%). Negli ultimi 12 mesi ha reso (total return) il 10,4%.

4) New Gold. Giudizio positivo per la small cap, che produce anche argento e rame, dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali, con l'utile per azione che ha battuto le attese del mercato. La produzione d'oro dovrebbe salire nel 2015 a 390-430 mila once da 380 mila del 2014. Il prezzo obiettivo di 6,20 dollari è del 67% superiore alle quotazioni attuali e nello scenario ottimista arriva a 9,40 dollari (+153%). Il titolo, che capitalizza 1,9 miliardi di dollari, viene scambiato 29,7 volte l'utile 2015 e 19,3 quello del 2016, mentre il p/bv è inferiore all'unità (0,8). Il roe sale dal 2,7 al 4%. Negli ultimi 12 mesi il total return è -40%.

5) Kinross Gold. Rating overweight per la società guidata da Paul Rollinson, che ha attività in Usa, Brasile, Cile, Ecuador e Russia, con target price 4,50 dollari del 62% superiore alle quotazioni attuali, che nell'ipotesi bullish arriva a 6 (+116%). Sebbene I risultati del quarto trimestre non abbiano battuto le attese, gli analisti ritengono che il potenziale di miglioramento dei conti sia notevole. Il titolo, che capitalizza 3,2 miliardi di dollari, tratta 0,7 volte il valore di libro, mentre il roe da negativo dovrebbe diventare leggermente positivo quest'anno. Il total return negli ultimi 12 mesi è -47%.

6) Agnico Eagles Mines. Dopo un 2014 soddisfacente, con la produzione che è salita del 30% in parte grazie all'acquisizione di Osisko ma anche tramite miglioramenti e ottimizzazioni degli asset esistenti, l'attenzione si è spostata al futuro e alle nuove opportunità che potrà sfruttare. Il rating sul titolo, che capitalizza 7 miliardi di dollari, è overweight con target 38,50 dollari (+20%), che nello scenario ottimista sale a 56,25 dollari (+70%). Il p/e passa da 185,3 a 104,3 nel 2016, mentre il p/bv è 1,7. In miglioramento la redditività (roe) dallo 0,9 all'1,6%. Il total return a 12 mesi è -0,2%

7) Franco-Nevada. E' una società canadese focalizzata nell'oro ma con interessi anche nel platino e in altre risorse di base. Il portafoglio diversificato di asset è localizzato prevalentemente nel Nord America. Il titolo, che capitalizza 7,9 miliardi di dollari, merita un prezzo obiettivo di 61 dollari (+16%) con giudizio positivo (overweight). Nell'ipotesi bullish arriva a 76 dollari (+45%). A Wall Street viene scambiato intorno a 71 volte l'utile e 2 volte il valore di libro 2016, mentre il roe è del 3%. Infine il rendimento della cedola è 1,5%.


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Trovato morto in auto Guido Ghisolfi, re della chimica italiana

Guido Ghisolfi, 58 anni, vicepresidente della Mossi&Ghisolfi, seconda azienda chimica d'Italia, è stato trovato morto ieri sera nella sua auto a Carbonara Scrivia, in provincia di Alessandria. A ucciderlo, un colpo di fucile esploso da distanza ravvicinata.

I carabinieri di Tortona, che indagano sull'episodio per suicidio, stanno cercando di risalire alle cause della tragedia: limprenditore, titolare della Mossi & Ghisolfi, azienda da tre miliardi di fatturato con stabilimenti in tutto il mondo, non ha lasciato alcun biglietto. A dare l'allarme, poche ore prima, erano stati i familiari che lo attendavano a casa per il pranzo.

Figlio di Vittorio, considerato il re dei polimeri che nel 1953 aveva fondato il gruppo assieme al suocero Domenico Mossi, Guido Ghisolfi aveva puntato sulle energie alternative. Nell'autunno del 2013 aveva inaugurato la prima bioraffineria del mondo a Crescentino, in provincia di Vercelli: un modernissimo polo di produzione del bioetanolo di seconda generazione che era stato visitato, il 6 dicembre di quell'anno, anche da Matteo Renzi, non ancora premier, durante la campagna per le primarie del Pd.

La Mossi e Ghisolfi, 2.100 collaboratori tra Usa, America Latina Asia ed Europa, realizza il pet ed è specializzata nell'ingegneria degli impianti per la sua produzione. A Patrica produce il pet per il mercato europeo e polimeri bodegradabili. In Italia il gruppo è concentrato sui biocarburanti  derivati da biomasse non alimentari e ingegneria relativa a questi impianti attraverso le società Biochemtex, Beta Renewables, Biochemtex Agro, IBP.

Mossi & Ghisolfi è titolare anche del brevetto sulla tecnologia Proesa per il bioetanolo di seconda generazione: un tipo di produzione che abbatte il consumo di terreni coltivabili (sfrutta i residui della lavorazione dello zucchero e non la canna da zucchero) e che è stato esportato anche in Brasile, primo consumatore di questo tipo di carburante.

Convinto sostenitore della produzione attraverso le energie alternative,  Ghisolfi aveva partecipato alla Leopolda organizzata da Matteo Renzi nel 2013, parlando della sua esperienza e dei problemi burocratici che un industriale deve affrontare per avviare un'attività in Italia.

Il presidente della regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha espresso il suo cordoglio dopo aver appreso la notizia della scomparsa di Ghisolfi: "Ho perso prima di tutto un amico, l'Italia e il Piemonte perdono un grande imprenditore, un grande innovatore, un uomo di grandissima passione civile".

"Scompare un grande imprenditore, pioniere della chimica moderna", ha scritto l'ex governatore della Regione Roberto Cota sulla sua pagina Facebook.


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Bollorè sale all'8,2% di Vivendi, che ha 10 miliardi di cassa

Written By Unknown on Selasa, 03 Maret 2015 | 15.11

Vincent Bolloré è salito dal 5,2% all'8,2% in Vivendi  spendendo 852 milioni di euro per 40,5 milioni di titoli di nuova emissione.  La decisione del finanziere bretone, presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo francese, è stata annunciata dopo che ieri il titolo Vivendi  ha subito vendite per tutto il giorno, chiudendo con un ribasso del 4,9% a 20,7 euro.

Venerdì scorso Vivendi  aveva presentato il bilancio 2014 chiuso con utili per 4,7 miliardi grazie alle cessioni, che permetterebbero al gruppo di focalizzarsi intorno ai settori media e produzione di contenuti. Pare non sia stata apprezzata la decisione di un buy back per 2,7 miliardi a un prezzo massimo di 20 euro, al di sotto del valore del listino.  E non è piaciuta agli investitori la scelta di accettare l'offerta di Numericable di acquisire la partecipazione restante di Vivendi  in Sfr (20%) per 3,9 miliardi, ovvero 40 euro a titolo, una valutazione ritenuta riduttiva.

Il gruppo è passato da un indebitamento di 11 miliardi a liquidità per 4,5 miliardi, che salirà a oltre 10 dopo la chiusura delle due operazioni in corso, ovvero  la cessione del pacchetto residuo di Sfr e quella dell'operatore brasiliano Gvt.

Il mercato si sta chiedendo come e quando Bolloré intenda usare le ingenti risorse finanziarie, tenendo conto Vivendi  sta per diventare il primo azionista di Telecom Italia  al posto di Telefonica , con il 5,7% dei capitale (e 8,3% dei diritti di voto) dopo la vendita di Gvt.

E su Telecom Italia  è spuntato ieri il dossier Orange , dopo che il ceo del gruppo francese, Stephane Richard, ha spiegato come un'operazione con la società italiana rappresenterebbe una grande opportunità per un consolidamento europeo. Vivendi , ha detto, Richard, "non è un concorrente di Orange  e le nostre strategie europee possono essere complementari".


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Barclays torna in rosso

Si chiude in rosso il 214 di Barclays. La banca inglese, la seconda nel Regno Unito per dimensioni, ha registrato una perdita netta di  174 milioni di sterline a causa di un accantonamento straordinario di 1,25 miliardi nel secondo semestre per coprire un'indagine e un contenzioso in corso su investimenti nei mercati valutari. Nel 2013 il gruppo aveva avuto profitti netti per 540 milioni.

L'utile adjusted prima delle tasse è salito del 12% a 2,25 miliardi. L'istituto ha confermato il dividendo di 6,5 pence per azione. Il ratio patrimoniale common equity tier1 si è portato al 10,3% (9,1% a fine 2013).

L'amministratore delegato Antony Jenkins sta conducendo una revisione radicale della struttura operativa dell'istituto di credito per adattare il business alle sempre più severe normative bancarie e ridimensionare la banca di investimento. Migliaia d posti di lavoro sono stati tagliati nell'ultimo anno ed è stata creata un divisione per gli asset non core per inglobare le attività in via di dismissione.

"Restiamo concentrati sulla risoluzione delle questioni in sospeso, tra cui quelle relative al trading valutario", ha spiegato Jenkins, aggiungendo che il comportamento al centro delle inchieste è "totalmente incompatibile con i valori della banca". In apertura il titolo cede l'1,6%.


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L'Austria non interverrà per salvare la bad band Hypo Alpe-Adria-Bank

Written By Unknown on Senin, 02 Maret 2015 | 15.11

L'Austria non interverrà per salvare la bad band Hypo Alpe-Adria-Bank - MilanoFinanza.it

analisi

L'Austria non interverrà per salvare la bad band Hypo Alpe-Adria-Bank




L'Austria non sosterrà il debito da oltre 11 miliardi di euro dell'istituto di credito statale Hypo Alpe-Adria-Bank International costata ai contribuenti del Paese già 5,55 miliardi di euro. La moratoria dei debiti di Heta Asset Resolution, la bad bank della banca austriaca, fino al 31 maggio del 2016, ordinata dall'autorità di vigilanza austriaca Finanzmarktagentur (Fma), causerà probabilmente ingenti perdite per i creditori della banca e innescherà una serie di azioni legali da parte degli investitori. L'annuncio segue la revisione degli asset di Heta, che ha evidenziato perdite per un valore compreso tra 5,1 e 8,7 miliardi di euro. Il Governo di Vienna avrebbe dovuto iniettare fino a 7,6 miliardi di euro nella bad bank, un'eventualità respinta dal Ministero delle Finanze austriaco. In questo caso si applicheranno così per la prima volta le regole europee del "bail in" che impongono perdite anche ai creditori.




 
 

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Ftse Mib in frazionale rialzo, bene Telecom

I mercati europei sono misti in avvio dopo la chiusura positiva di Tokyo, sostenuta dalla decisione della Banca centrale cinese di tagliare i tassi d'interesse di un quarto di punto perventuale al 5,35%. Il Nikkei 225 ha terminato gli scambi con un rialzo dello 0,15% a 18.826 punti.

La mossa della Pboc ha anticipato i numeri sull'andamento del settore manifatturiero cinese. Secondo l'indagine congiunturale a cura di Hsbc, che monitora l'andamento dell'attività delle aziende medio-piccole, a febbraio ha evidenziato un miglioramento a 50,7 (massimo da 7 mesi) da 49,7 di gennaio (50,1 il consenso).

Invece l'indice Pmi ufficiale di febbraio, elaborato dal governo e incentrato sulle imprese di dimensioni maggiori, ha segnalato una contrazione dell'attività per il secondo mese di fila a 49,9 da 48,8 di gennaio. Più roseo il quadro dei servizi. Il Pmi ufficiale ha infatti accelerato la crescita a 53,9 da 53,7.

In arrivo oggi da Markit i numeri relativi all'andamento del settore manifatturiero di febbraio delle principali economie della zona euro. Per l'Italia l'indice Pmi dovrebbe segnalare il ritorno alla crescita dell'attività per la prima volta dopo cinque mesi, portandosi oltre la soglia dei 50 punti a 50,4 da 49,9 di dicembre. Il tutto mentre in un'intervista il ministro dell'Economia Padoan non ha escluso la possibilità di una revisione al rialzo delle stime sul pil quest'anno, attualmente +0,6%, alla luce di "diverse variabili che vanno nella direzione giusta", anche se ritiene necessario attendere ancora un po' per tirare le somme.

Per l'intera zona euro le attese sono per una conferma della lettura flash a 51,1. In attesa che questa settimana la Bce renda noti i dettagli tecnici del quantitative easing, che partirà verosimilmente nei giorni successivi al consiglio di politica monetaria fissato per giovedì, lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi apre a 101 punti dopo essere sceso sotto quota 100 venerdì scorso per la prima volta dal maggio 2010. Il rendimento si attesta all'1,35%.

A Piazza Affari l'indice Ftse Mib sale dello 0,29% a 22.401 punti. Ben impostata Telecom Italia  (+2,53% a 1,093 euro) che con Orange  ha discusso una possibile alleanza, almeno secondo quanto ha dichiarato il ceo della società francese, Stephane Richard al Journal de Dimanche. Mentre un portavoce di Telecom Italia  ha dichiarato che non ci sono stati colloqui.

Il governo sta intanto spingendo sul piano Ring per la rete italiana di nuova generazione. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha confermato che il provvedimento per lo sviluppo della banda larga sarà esaminato dal prossimo consiglio dei ministri. Tuttavia fonti di stampa riportano che "almeno ufficialmente" il decreto per rottamare la rete in rame di Telecom non sarà domani al CdM. Inoltre Telco, primo azionista di Telecom Italia  in via di scioglimento, ha rimborsato integralmente il finanziamento bancario, cancellando il contestuale pegno sulle azioni ordinarie della compagnia telefonica.

Tra le banche, Carige  balza del 12,98% a 0,0655 euro dopo che Malacalza Investimenti ha raggiunto un accordo per l'acquisto del 10,5% dell'istituto dalla Fondazione Carige  per 66,2 milionidi euro, diventando il principale azionista. Vittorio Malacalza, in un'intervista, non ha escluso di poter salire fino al 24% ma ha lasciato le porte aperte all'ingresso di nuovi azionisti nella banca.

Dopo l'annuncio di opas da parte di Ei Towers  (+0,98% a 49,49 euro), che fa capo a Mediaset  (+0,83% a 4,15 euro) della famiglia di Silvio Berlusconi, su Rai Way , la Consob ha chiesto alla Rai informazioni sulla governance aziendale della controllata e, in particolare, su accordi e clausole. La risposta dovrebbe essere sul tavolo della commissione oggi. Padoan ha escluso di avere colloqui con Mediaset  per un'offerta rivista su Rai Way  e ha ribadito che il governo intende mantenere una quota di maggioranza. La stampa scrive anche di un mandato a Banca Imi, Unicredit  e Mediobanca  per lo studio di un'integrazione a tre tra Rai Way , Ei Towers  e Inwit (torri di Telecom Italia ).
 
Fca  spunta invece un progresso dell'1,09% a 13,94 euro dopo che in un'intervista il coo, Alfredo Altavilla, ha affermato di aspettarsi il break even per le attività Emea quest'anno grazie al ritorno a risultati positivi nell'ultimo trimestre del 2014. Il gruppo ha intanto annunciato il richiamo di 467.500 suv a livello globale per rimediare a un problema alla pompa del carburante. Qunato alla holding Exor  (+0,45% a 39,97 euro), il ricavato della potenziale vendita di Cushman & Wakefield servirà per cogliere opportunità in società globali dei servizi in Europa e negli Usa.
 


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Threadneedle, 5 temi chiave del reddito fisso

Written By Unknown on Minggu, 01 Maret 2015 | 15.11

Dopo un anno nel quale i titoli di Stato britannici hanno generato un rendimento totale superiore al 14%, le obbligazioni investment grade hanno segnato un rialzo di oltre il 12%, i titoli high yield europei hanno guadagnato il 6% circa (in euro) e il debito emergente in dollari Usa ha reso il 6% circa, è difficile immaginare che nel 2015 le performance saranno altrettanto elevate. I rendimenti sono molto contenuti sia rispetto alla media storica sia in relazione ai tassi d'inflazione correnti e attesi, ma ci sono rischi a livello sia geopolitico che economico. Ecco i temi chiave del mercato sono David Oliphant, responsabile obbligazioni investment grade di Threadneedle Investments.

1) Le prospettive sui tassi. Negli ultimi anni le politiche monetarie hanno dato sostegno ai mercati globali, grazie alla straordinaria espansione dei bilanci delle banche centrali del G4 (Federal Reserve, Bank of Japan, Banca centrale europea e Bank of England). Al contempo, le aspettative di mercato sul livello dei tassi d'interesse alla fine del 2015 sono state riviste nettamente al ribasso rispetto a un anno fa. In effetti, diventa difficile immaginare come le previsioni degli investitori in merito al futuro andamento dei tassi d'interesse possano diventare più accomodanti di quanto siano adesso. Nello specifico, i mercati scontano attualmente un aumento dei tassi negli Stati Uniti entro la fine del 2015 e nessun rialzo nel Regno Unito sino a metà del 2016, né si attendono analoghi provvedimenti nell'eurozona o in Giappone.

2) Il calo dell'inflazione. La discesa dell'inflazione, non solo effettiva ma anche attesa, è stato uno dei temi dominanti del 2014 e spiega in parte l'ottima performance messa a segno dai mercati obbligazionari core. Tale calo è ascrivibile almeno in parte alla straordinaria flessione dei prezzi del petrolio, che ha visto le quotazioni del Brent scendere da oltre 140 dollari al barile nel 2007 a circa 55. A esacerbare le pressioni disinflazionistiche hanno contribuito la debolezza della domanda aggregata in alcune regioni e l'assenza di segnali significativi di una crescita dei salari, persino in economie con tassi di espansione ragionevoli, come quelle di Stati Uniti e Regno Unito. Di conseguenza, il contrasto tra le condizioni economiche dei lavoratori e quelle dei proprietari di asset si è accentuato, poiché i mercati immobiliari, obbligazionari e azionari hanno continuato a evidenziare un ottimo andamento.

3) Gli investitori non scontano i crescenti rischi. I livelli persistentemente elevati di disoccupazione restano parte del panorama economico, specialmente per le giovani generazioni in molte parti d'Europa. Ci sono pochi segnali di un'accelerazione della crescita economica e scarse indicazioni di un aumento dei salari, persino anni dopo la crisi finanziaria globale. In questo contesto non dovrebbe forse sorprendere la crescente popolarità guadagnata da forze politiche più estreme in molti Paesi, come osservato di recente durante le elezioni greche vinte da Syriza con la sua retorica anti-austerità. Con questo non si intende una riedizione della crisi dell'eurozona. Più che altro, il contrasto tra crescenti rischi politici e perduranti difficoltà economiche si manifesta in una fase di spread in calo e rendimenti ancora più contenuti.

4) Margini molto limitati. I rendimenti dei titoli di Stato core di Regno Unito, Stati Uniti e Germania sono in diminuzione sin dall'inizio degli anni Ottanta. Come già accennato, il potenziale di rialzo in alcuni mercati è attualmente molto limitato nel contesto storico. I rendimenti delle emissioni sovrane tedesche hanno raggiunto un minimo storico: per esempio, il titolo quinquennale offre un rendimento pressoché nullo, al pari di quanto avviene in Giappone, mentre i rendimenti dei titoli svizzeri sono negativi. Solamente negli Stati Uniti e nel Regno Unito sussiste un potenziale di rialzo.

5) Le obbligazioni dei mercati emergenti. Le condizioni economiche divergenti, i fattori geopolitici e l'impatto della flessione dei prezzi del petrolio e delle materie prime sono tutte influenze fondamentali che causano ampie variazioni nella performance del debito emergente. Paesi come l'Ucraina, che ha risentito dell'instabilità geopolitica e del rallentamento dell'economia, e il Venezuela, notevolmente esposto al calo delle quotazioni petrolifere, hanno evidenziato un andamento deludente nel secondo semestre del 2014, mentre Turchia e Indonesia, che beneficiano di un contesto molto più favorevole, hanno registrato valide performance. Questo divario tra vincitori e perdenti rappresenta un'opportunità per i gestori attivi.


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La crescita Usa rallenta e Wall Street frena

Wall Street sulla scia dei dati macroeconomici americani che evidenziano un rallentamento della crescita nel quarto trimestre 2014. Indice Dow Jones -0,45%, S&P 500 -0,3% e Nasdaq -0,49%. Il rendimento del Treasury decennale resta sopra il 2% al 2,02%.

La prossima settimana saranno pubblicati dati importanti negli Stati Uniti, come l'employment report di febbraio che dovrebbe mostrare una nuova accelerazione della dinamica occupazionale mensile e un nuovo calo del tasso di disoccupazione al 5,6%, a ridosso dell'intervallo della stima di piena occupazione della Fed (5,2-5,5%). Invece gli indici Ism e le vendite di autoveicoli a febbraio dovrebbero registrare una correzione, "a causa del clima avverso e dei conflitti per il rinnovo del contratto dei portuali della costa occidentale", dicono gli esperti di Intesa Sanpaolo .

Greggio in rialzo a New York, dove il Wti è avanzato di 1,59 dollari (+3,3%) a 49,76 dollari, in rialzo di 2,25 dollari (+3,7%) anche il Brent a 62,3 dollari al barile.


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