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Wall Street reagisce e sale dell'1,1%

Written By Unknown on Sabtu, 09 Agustus 2014 | 15.11

In rialzo i listini statunitensi dopo i cali delle ultime sedute. L'indice Dow Jones è salito dell'1,13%, l'S&P 500 a sua volta circa dell'1,1% e il Nasdaq dello 0,83%. Non sono certo svanite, però, le preoccupazioni per le tensioni geopolitiche. Gli investitori hanno interpretato l'incursione aerea statunitense in Iraq come una mossa intimidatoria verso la Russia, dopo le sanzioni del Paese sull'import di beni agro-alimentari e lo schieramento di mezzi e uomini lungo i confini con l'Ucraina.

Per quanto riguarda i dati macroeconomici, il costo del lavoro è salito meno delle attese. La produttività ha invece battuto il consenso, ma il dato precedente è stato rivisto al ribasso. Le scorte delle imprese sono cresciute dello 0,3% a giugno, al di sotto delle previsioni (+0,7%).

Sul fronte obbligazionario il rendimento del decennale americano è sceso al 2,39%, poco sotto la chiusura di ieri al 2,41%.
Il cambio euro/dollaro è risalito sopra quota 1,34.


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C'è solo il Tagliadebito

Le vicende di questa ultima settimana segnano per l'Italia una fase nuova nella più lunga crisi economica mai vissuta dalla Unità: è ormai chiaro il fallimento della politica economica degli ultimi tre anni. Il rigore serve ma non basta. Anzi, non serve affatto quando ci sono squilibri strutturali, deficit di competitività da correggere. Sulle riforme il dibattito è aperto, perché non c'è ancora un quadro definito: ci sono questioni di metodo e di merito, a livello europeo e nazionale, che vanno ancora discusse.

Ci sono due sole certezze: la prima è che il 2014 non sarà l'anno di svolta della strategia condotta sin dalla metà del 2011, che avrebbe dovuto coniugare il risanamento delle finanze pubbliche con la ripresa economica. I dati del pil riferiti al secondo trimestre hanno invece gelato le speranze: con il -0,2% siamo ancora in recessione. Il secondo dato inequivocabile è che le ricette standardizzate, meccaniche, usate in questi anni per uscire dalla crisi, così come i modelli econometrici usati per prevedere i comportamenti economici sono inutili, fuorvianti e dannose.
su Milano Finanza del 9 agosto


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UnipolSai con Igd per lancio fondi immobiliari retail/commercio

Written By Unknown on Jumat, 08 Agustus 2014 | 15.11

Igd e UnipolSai hanno siglato un accordo finalizzato alla promozione di fondi immobiliari specializzati nel segmento commerciale/retail. Il progetto prevede l'acquisto da parte di Igd di una partecipazione del 20% del capitale di UnipolSai Investimenti Sgr, controllata al 100% da UnipolSai, per un importo di 4,2 milioni di euro e la futura creazione, all'interno della Sgr, di un comparto specializzato nell'istituzione e gestione di fondi di investimento immobiliari chiusi focalizzati sul segmento commerciale/retail.

UnipolSai Investimenti Sgr gestisce attualmente fondi comuni di investimento immobiliare di profilo core riservati a investitori qualificati con asset under management di circa 500 milioni di euro (dati al 31 dicembre 2013). Questa operazione consentirà di valorizzare ulteriormente le specifiche esperienze e competenze professionali di UnipolSai nella gestione del risparmio e di asset management di grandi patrimoni immobiliari e di Igd quale leader in Italia nella proprietà e gestione di centri commerciali con servizi di facility e commercializzazione, sviluppando le opportune sinergie e sfruttando le potenzialità offerte da un segmento, quello degli immobili commerciali, che in Italia sta registrando un importante ritorno di interesse da parte degli investitori istituzionali esteri. Il perfezionamento dell'operazione è subordinato all'autorizzazione di Banca d'Italia. A Piazza Affari stamani il titolo Igd scende del 2,18% a 1,03 euro e UnipolSai del 3% a 2 euro.


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Nuovo minimo dell'anno per Mps, ha deluso il margine di interesse

Il titolo Banca Monte dei Paschi è oggetto di forti vendite stamani in borsa dopo che la banca ha archiviato il primo semestre con una perdita di 353 milioni di euro, decisamente superiore alle attese degli analisti. L'azione, sospesa per eccesso di ribasso a seguito di un minimo a 1,01 euro, nuovo minimo dell'anno (0,9436 euro il minimo assoluto toccato il 19 dicembre 2013), ora è tornata agli scambi e perde il 7,87% a 1,054 euro con oltre 56 milioni di pezzi già passati di mano.

Per gli analisti di Equita la principale sorpresa negativa dei conti ha riguardato il margine di interesse (-7% trimestre su trimestre), mentre l'impatto del deleveraging (-42 milioni di euro) è risultato decisamente sopra le attese e ha più che compensato la riduzione del costo del funding (solo +7 milioni). Il management ha fatto capire che il potenziale di miglioramento è di circa 300 milioni.

"Il target 2017 di 2,5 miliardi ha piena visibilità ma le nostre stime sono del 7% sopra questo livello, incorporando un effetto ben più rilevante dal calo del costo del funding", spiegano gli analisti di Equita che hanno quindi ridotto la stima sul margine di interesse in linea con la guidance della banca, l'utile 2017 del 21% e il Rote che scende dal 7% al 5,5%. Invece il trend della qualità dell'attivo è in linea coi competitor e il CET1 al 13,5% ha centrato le attese: "il rischio asset quality review/stress test resta gestibile, secondo noi", aggiungono gli analisti di Equita.

Tuttavia, il loro investment case su Mps era basato su un forte miglioramento della performance operativa attraverso il margine di interesse, grazie alla riduzione del costo del funding. Dopo i conti del secondo trimestre è evidente che questo percorso ha meno visibilità. Le stime al 2017 sono state ridotte dalla sim del 20% e la raccomandazione sul titolo Mps passa da buy a hold e il target price da 1,9 a 1,4 euro. In seguito al downgrade, il titolo esce dal portafoglio principale della sim.


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L'industria tedesca delude, borse sotto tono

Written By Unknown on Kamis, 07 Agustus 2014 | 15.12

Le borse europee sono in calo in avvio dopo la gelata di ieri a seguito del calo dello 0,2% del pil italiano nel secondo trimestre, che ha certificato la ricaduta dell'Italia in recessione, e in attesa della riunione della Bce. Ancora da valutare le ripercussioni politiche del dato, che certamente rappresenta una sconfitta per il premier, Matteo Renzi. Gli economisti sono già proiettati sul terzo trimestre e sull''intero anno con le indicazioni su luglio tutt'altro che rassicuranti.

"Pur non avendo ancora la scomposizione del dato nelle singole componenti della domanda, il fatto che il calo del pil italiano nel secondo trimestre sia risultato più accentuato rispetto ai tre mesi precedenti lascia pensare che l'austerità fiscale e le dure condizioni del mercato creditizio continuano a pesare fortemente sul settore corporate", ha sottolineato Jean-Sylvain Perrig, CIO di Union Bancaire Privée-UBP.

In ogni caso, il ritorno dell'Italia in recessione e il contributo negativo alla crescita trimestrale da parte delle esposizioni nette sono due fattori "che faranno aumentare la pressione sul governo affinché acceleri l'attuazione delle riforme strutturali, in particolare nel mercato del lavoro, in modo da far aumentare la competitività del Paese", ha aggiunto Jean-Sylvain Perrig. Guardando ai lati positivi, "gli indicatori relativi alla fiducia delle imprese suggeriscono che l'Italia potrebbe tornare a crescere nel terzo trimestre dell'anno. Con il debito pubblico ancora in aumento, è necessario un ritorno rapido a una fase di espansione economica in modo da evitare che i mercati tornino a porre pressione sul Paese".

Da parte sua Renzi ha invitato a guardare avanti, aggiungendo che l'Italia centrerà i target in materia di spending review. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha ribadito che la discesa in recessione non costringerà il governo a varare una manovra correttiva dei conti pubblici, purché si attui un controllo attento della spesa pubblica . Ma non è solo l'Italia a preoccupare i mercati. La produzione industriale in Germania è cresciuta dello 0,3% mese su mese a giugno, in netto calo rispetto al consenso degli economisti che si aspettavano un balzo dell'1,3% mese su mese. Su base annuale, la produzione industriale è scesa dello 0,5%.

Il cambio euro/dollaro è così sceso sui minimi di seduta a 1,3374 da 1,3390 circa. Per Kosuke Hanao, analista di Hsbc, la moneta unica si indebolirà se il numero uno della Bce parlerà diffusamente di rischi al ribasso per la ripresa dell'Eurozona, cosa che alimenterebbe le speculazioni su un eventuale QE. "Tutto dipenderà da cosa Draghi pensi dell'economia, se va bene così o se i rischi al ribasso sono aumentati", conclude l'esperto.

L'Istituto centrale dovrebbe lasciare i tassi invariati. Lo spread Btp/Bund è in rialzo a 174 punti dopo aver chiuso ieri a quota 171. Il tasso del decennale si attesta al 2,82%. Il differenziale tra Bonos e Bund è a 152 punti con un rendimento del 2,60%. A Piazza Affari, dove l'indice Ftse Mib mostra un timido recupero dello 0,07% a 19.523 punti, è ancora debole Telecom Italia (+0,19% a 0,805 euro)  all'indomani dei conti e delle dichirazioni del management sul Brasile che resta un mercato strategico per il gruppo, ma l'ad, Marco Patuano, non farà follie per rispondere all'offerta di Telefonica da 6,7 miliardi di euro per l'acquisto di GVT.

Sono invece sotto pressione alcuni energetici come Enel (-0,82% a 3,88 euro), la controllata Enel Green Power (-0,56% a 1,936 euro) e Snam (-0,28% a 4,22 euro). A causa delle tensioni in Ucraina, l'Unione europea avrebbe convinto Enel a escludere possibili acquirenti russi per Slovenske Elektrarne, la prima società di produzione di energia elettrica in Slovacchia, che il gruppo italiano vuole cedere a una cifra vicina a 3,6 miliardi di euro. E' quanto hanno fatto sapere alcune fonti di Bruxelles. Recuperano terreno le banche eccetto Intesa Sanpaolo (-0,09% a 2,16 euro).


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Erg torna in utile nel trimestre ma i ricavi si dimezzano

Erg è tornata in utile nel secondo trimestre ma i ricavi si sono dimezzati e il debito è aumentato. Nel primo semestre l'utile netto è balzato a 63 milioni di euro, mostrando un progresso del 153% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso a fronte di un risultato operativo a 170 milioni (+13%) e di un ebitda adjusted a 300 milioni da 293 milioni.

Sul risultato hanno influito positivamente minori ammortamenti, in conseguenza dell'uscita dalla raffinazione costiera, inferiori oneri finanziari netti e un minor tax rate a seguito della riduzione dell'addizionale Ires dal 10,5% al 6,5%. Mentre il secondo trimestre si è chiuso in nero per 20 milioni di euro (il consenso si aspettava un utile a 18 milioni) a fronte di una perdita di 2 milioni nel secondo trimestre 2013. L'ebitda rettificato è cresciuto del 10% su base proforma, a 132 milioni, di poco oltre le attese del consenso a 131 milioni.

Tuttavia i ricavi adjusted si sono dimezzati sia nel semestre sia nel secondo trimestre rispettivamente a 2,086 miliardi (4,763 miliardi nel primo semestre 2013) e a 1,048 miliardi (da 2.469 miliardi nel secondo trimestre 2013) a causa dell'uscita dal settore della raffinazione costiera. Positiva comunque la performance delle divisioni rinnovabili (+9%) e del downstream integrato (ebitda +12 milioni contro i -14 milioni del 2013). E' risultato invece ancora negativo l'andamento della divisione Power (-26%) a causa dei minori incentivi CIP6 e del peggior scenario di mercato.

Infine, l'indebitamento finanziario netto è aumentato a 1,041 miliardi di euro, 233 milioni in più rispetto a quello del 31 dicembre 2013 principalmente a seguito del pagamento dei dividendi da Erg (143 milioni di euro) e da ISAB Energy al socio di minoranza (22 milioni), dell'acquisizione della quota di minoranza di ISAB Energy e ISAB Energy Services (153 milioni di euro). L'indebitamento ha invece risentito positivamente dell'importo di 50 milioni conseguente all'ingresso di Unicredit nell'azionariato di Erg Renew. Il consenso degli analisti lo stimava a 1,3 miliardi.

"In un contesto di scenari energetici ancora complessi sia in Italia sia in Europa, la crescita del margine operativo lordo e del risultato netto del gruppo conferma la validità delle scelte strategiche effettuate con la definitiva uscita dalla raffinazione costiera e la significativa crescita nel settore eolico, dove continua la nostra espansione all'estero con la recente entrata nel mercato polacco", ha spiegato l'ad, Luca Bettonte, confermando le previsioni 2014: un margine operativo lordo a 470 milioni e un indebitamento finanziario netto di circa 800 milioni.

Nonostante la robusta crescita dell'utile nel semestre, il ritorno all'utile nel secondo trimestre e la conferma della guidance 2014, il titolo Erg a Piazza Affari cede l'1,18% a 10,86 euro dopo la pubblicazione dei risultati. Eppure gli analisti di Equita (rating hold e target price a 11,5 euro confermati sul titolo) questa mattina hanno espresso un giudizio complessivo positivo sui conti, ritenendo che Erg possa essere un titolo difensivo, considerato il suo profilo, in questo contesto di mercato.

Gli analisti di Banca Imi e di Kepler Cheuvreux continuano a consigliare l'acquisto (buy) dell'azione con prezzi obiettivo rispettivamente a 14,20 euro e a 13 euro, giudicando questa serie di risultati positivi. "La divisione delle rinnovabili ha performato bene grazie alla crescita della capacità all'estero. Escludendo il settore della raffinazione costiera, l'ebitda consolidato è sceso ma questo è attribuibile alla produzione termoelettrica di Isab Energy, che sarà  deconsolidata dal secondo semestre. L'indebitamento finanziario netto è risultato leggermente sotto le nostre stime. Mentre consideriamo l'obiettivo di ebitda 2014 a 470 milioni di euro conservativo", hanno precisato gli analisti di Banca Imi.

Anche gli analisti di Kepler Cheuvreux ritengono che la guidance 2014 sia cauta, loro stimano un ebitda a 490 milioni, oltre il target della società a 470 milioni, perché la divisione rinnovabili crescerà quest'anno rispetto al 2013 (gli analisti si aspettano una crescita del 10% del margine operativo lordo di questa divisione). Inoltre, Erg si sta concentrando su un'ulteriore crescita della capacità installata, principalmente fuori d'Italia. Poi Isab Energy nel secondo semestre non sarà più consolidata, nel terzo trimestre arriverà parecchio cash grazie alla risoluzione anticipata del contratto CIP6 e l'ebitda del downstream integrato salirà su base annua.


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Ftse Mib e titoli di Stato sotto pressione in attesa del pil

Written By Unknown on Rabu, 06 Agustus 2014 | 15.12

Borse europee deboli in avvio di seduta in scia a Tokyo, scesa ai minimi da sei settimane sulle tensioni in Ucraina che hanno raffreddato i mercati globali (l'indice Nikkei è calato dell'1,1% a 15.159,79 punti). A pesare sull'apertura è anche la nuova battuta d'arresto per gli ordinativi all'industria in Germania. A giugno gli ordinativi hanno infatti accusato una contrazione del 3,2% rispetto al mese precedente dopo la flessione dell'1,6% a maggio. Gli ordinativi domestici sono scesi dell'1,9% mentre quelli dall'estero hanno mostrato un tonfo del 4,1%. In particolare gli ordinativi dai Paesi euro hanno registrato un crollo del 10,4%.

Il dato macro più importante della giornata è però rappresentato dal pil italiano nel secondo trimestre (ore 11). Gli economisti in media proiettano una crescita dello 0,1% e dello 0,2% a livello, rispettivamente, congiunturale e annuo. Nel primo trimestre l'economia nazionale ha registrato una contrazione dello 0,1% sui tre mesi precedenti e dello 0,5% sull'analogo periodo dell'anno precedente.

In un rapporto diffuso il 30 giugno scorso, l'Istat faceva riferimento a un'ipotesi di "intervallo compreso tra -0,1% e +0,3%" per il pil del trimestre aprile-giugno, con un secondo semestre sostanzialmente in linea con il primo e una media d'anno debolmente positiva. Il dato sul pil sarà, tra l'altro, preceduto da quello sulla produzione industriale a giugno (ore 10), stimata in calo dello 0,7% su mese e dell'1,1% tendenziale.

In attesa del dato sul pil, in un'intervista, il ministro Padoan ha escluso la possibilità di una manovra aggiuntiva in autunno, sottolineando che il 3% del deficit/pil non sarà superato né nel 2014 né nel 2015. Padoan ha anche definito la spending review "viva e vegeta" e ha detto che "sicuramente sarà un elemento importante della costruzione della legge di stabilità del 2015". Il titolare dell'Economia ha sottolineato che Renzi è consapevole che il panorama economico sia deteriorato rispetto a qualche settimana fa, ma la definizione del bilancio strutturale tiene conto del ciclo.

Sulla natura dei dati negativi che arrivano dall'Istat, Padoan ha spiegato che riguardano soprattutto gli investimenti, mentre consumi ed esportazioni sono moderatamente positivi. E proprio sugli investimenti ha dichiarato: "la Cina vuole investire in Italia non con la logica del mordi e fuggi e ciò non mi pare poco". In vista del dato sul pil sono sotto pressione i titoli di Stato italiani: lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco balza a 163 punti in avvio rispetto ai 158 della chiusura di ieri con un rendimento del decennale italiano al 2,78%. Il differenziale tra Bonos e Bund si porta a 143 punti, con un tasso al 2,58%.

A Piazza Affari l'indice Ftse Mib scende dell'1% a quota 19.851 punti. A pesare sul listino milanese sono alcuni titoli, in particolare, Atlantia in calo del 3,19% a 17,92 euro, Cnh Industrial (-1,06% a 6,53 euro), Enel (-1,33% a 4,012 euro) e la controllata Enel Green Power (-0,69% a 2,012 euro) e ancora Fiat (-1,53% a 6,74 euro), Saipem (-1,05% a 17 euro) e Yoox (-1% a 17,87 euro). Telecom Italia segna un più modesto -0,97% a 0,817 euro dopo la pubblicazione dei conti.

Mentre sale contro corrente Pirelli & C. (+2,45% a 11,27 euro) che ha chiuso il primo semestre dell'anno con un utile netto di 192,1 milioni, in crescita del 28,5%. Buona crescita anche dei ricavi a 2,987 miliardi (+6,7% a livello organico) ma in calo del 3,3% rispetto al 3,090 miliardi del primo trimestre del 2013 includendo l'effetto cambi negativo del 10%. L'ebit è invece aumentato del 12,6% a 426 milioni con un margine di redditività del 14,3%, in crescita di 2,1 punti percentuali.


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Pirelli & C., per Credit Suisse target 2014 conservativi

Pirelli & C. sale in controtendenza a Piazza Affari grazie all'ottima semestrale. Il titolo mette a segno una crescita del 2,27% a 11,25 euro a fronte di una flessione dell'indice principale dello 0,37%. I conti, diffusi ieri a mercato chiuso, hanno mostrato risultati superiori alle stime degli analisti: l'utile netto è salito del 28,5% a 192,1 milioni di euro, il risultato operativo del 12,6% a 426,2 milioni di euro, mentre i ricavi consolidati si sono attestati a 2,987 miliardi registrando una crescita organica del 6,7%, anche se includendo l'impatto negativo del 10% legato ai cambi hanno subito una flessione del 3,3% dai 3,090 miliardi del primo semestre 2013.

Sui risultati del semestre ha inciso positivamente la crescita del segmento premium (+21,6% in volumi), il continuo miglioramento dei prezzi e l'implementazione del piano di efficienze che ha visto nel periodo benefici per 48,9 milioni, il 54% del target annuale. Pirelli ha così confermato i target 2014: fatturato a 6,2 miliardi, ebit a 850 milioni, debito netto a 1,2 miliardi. La maggior crescita dei ricavi e della profittabilità del business consumer bilanceranno l'andamento dei business industrial.

"I risultati sono stati buoni e migliori delle attese", ha affermato stamani l'analista di una sim milanese, aggiungendo che rivedrà al rialzo le stime 2014 del 2%. "Confermiamo la nostra visione positiva su Pirelli: buy". Acquistare Pirelli anche perché dopo questa solida semestrale "le previsioni del consenso sull'ebit rettificato 2014 a 889 milioni di euro verranno riviste al rialzo a oltre 900 milioni", sostengono gli analisti di Kepler Cheuvreux (buy e target price a 14 euro confermati sul titolo).

Sia per Kepler Cheuvreux sia per Credit Suisse (outperform e target price a 14,50 euro) la guidance del management di Pirelli appare conservativa anche sul forex con un'ulteriore svalutazione ipotizzata per le valute dell'America latina (da -8,5% a -9,5%  l'impatto dei cambi sui ricavi). "La guidance sull'ebit di quest'anno è conservativa: 850 milioni di euro post costi di ristrutturazione per 50 milioni", confermano gli analisti di Credit Suisse. "Considerando le assunzioni conservative sui cambi e l'alta sensibilità sull'ebit, vediamo spazio per un upside. Comunque manteniamo invariata la nostra stima di ebit a fine anno a 881 milioni che è già del 5% sopra quella del consenso. Quindi vediamo ancora spazio per una revisione al rialzo delle previsioni sugli utili".

Pirelli vanta una forte presenza in America latina, un marchio forte, una solida struttura dei costi e una maggiore attenzione sui pneumatici premium che supportano una crescita organica ad alta singola cifra e un ulteriore miglioramento dei rendimenti nel 2014-2016. In più l'azione tratta a multipli più bassi rispetto alla media storica: a 7,5 e 6,6 volte l'enterprise value/ebit 2014-2015 e a 12,5 e 10,3 volte gli utili, sulla parte bassa dei multipli del settore. Lo yield del free cash flow è tra i più alti nel comparto auto europeo al 7,1% e all'8,8%, rispettivamente, fornendo un altro supporto al titolo.

In generale, per Credit Suisse l'utile registrato da Pirelli conferma che la trasformazione accelerata verso il segmento premium sta pagando. Inoltre, il successo del turnaround in Russia, nonostante la debolezza del mercato, mostra una forte capacità di esecuzione in un contesto di mercato difficile. "A nostro avviso, la domanda per la sostituzione di pneumatici in Europa potrebbe sorprendere al rialzo", concludono gli analisti di Credit Suisse.


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Borse Ue, apertura attesa in leggero rialzo

Written By Unknown on Selasa, 05 Agustus 2014 | 15.11

Nonostante la chiusura in rosso dei listini asiatici, per le borse europee gli operatori si attendono un'apertura in territorio positivo sulla scia della seduta positiva di ieri di Wall street, anche se dovrebbero ritracciare abbastanza velocemente in attesa di nuovi dati macroeconomici.

Per l'indice Ftse Mib di Piazza Affari le previsioni indicano un rialzo nell'ordine dello 0,3%/0,4%. Il principale indice di piazza Affari ieri ha chiuso a 20.381 punti.

"Il sentiment in Europa dovrebbe essere leggermente migliorato dalla conferma del salvataggio di Banco Espirito Santo", ma le preoccupazioni geopolitiche sono destinate a persistere, afferma Ian Williams, economista e strategist di Peel Hunt.

Stabile il cambio euro/dollaro, a quota 1,3419. In calo lo spread, con il differenziale sul decennale Btp/Bund a 154 punti. Il rendimento sul Btp a 10 anni è al 2,67%.

Sul fronte dei dati macro, dopo la pubblicazione del Pmi servizi cinese che è stato sotto le attese contribuendo al ribasso delle borse asiatiche, è prevista alle 10.00 per l'area Euro la pubblicazione degli indici Pmi definitivi di luglio e delle vendite al dettaglio di giugno. Per quanto riguarda gli Stati Uniti l'attenzione degli investitori è rivolta verso l'indice Redbook delle prime quattro settimane di luglio (alle 14.55), l'indice Ism sui servizi di luglio (16.00) e il dato sugli ordini delle imprese di giugno (sempre alle 16.00).

A piazza Affari da seguire Unicredit, che oggi renderà noti i conti del secondo trimestre. Inoltre, secondo la stampa sono arrivate 4 offerte per Unicredit Credit Management Bank; ora dovrebbero essere selezionate una o due controparti con cui trattare in esclusiva.

Attenzione anche a Telecom Italia, in scia all'offerta a Vivendi da 6,7 mld euro di Telefonica per Gvt che riporta l'attenzione sul settore. Gli spagnoli hanno offerto a Vivendi anche la possibilità di acquistare un 8,1% detenuto in Telecom Italia. La stessa Telecom riunisce oggi il Cda chiamato ad approvare i conti del secondo trimestre, che verranno resi noti domani.


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Piazza Affari al traino di Unicredit

Le borse europee aprono la seduta con il segno più in attesa dagli Usa dell'Ism servizi a luglio (precedente a 56 punti, consenso a 56,5 punti) e degli ordinativi industriali a giugno (precedente: -0,5% mese su mese e consenso: +0,6% mese su mese), entrambi alle ore 16.00.

A piazza Affari, dove il Ftse Mib guadagna lo 0,46% a 20.475 punti con lo spread Btp/Bund in lieve calo a 154 punti (rendimento del decennale italiano al 2,68%), fa da traino Unicredit (+1,60% a 6,015 euro), in attesa dei conti del secondo trimestre. La controllata Bank Pekao ha chiuso il secondo trimestre con un calo del 7,6% anno su anno dell'utile netto (+8% trimestre su trimestre), in linea con le attese, a 685 milioni di zloty rispetto ai 662 milioni circa attesi dal consenso. Questo si traduce, a detta degli analisti di Kepler Cheuvreux (hold e target price a 6,5 euro su Unicredit), in un contributo di 82 milioni di euro all'utile netto di unicredit che gli esperti si aspettano a 447 milioni (+24% anno su anno) grazie ai più bassi accantonamenti.

Il consenso per Unicredit indica un utile nel secondo trimestre a 332 milioni, in leggero calo dai 362 milioni dello stesso periodo 2013, e un risultato netto di gestione a 1,042 miliardi di euro con un margine di intermediazione a 5,728 miliardi di euro. "Ci aspettiamo che Unicredit chiuda il secondo trimestre con un utile netto in flessione dell'1,9% anno su anno a 355 milioni di euro in quanto dovrà registrare 300 milioni di imposte una tantum derivanti dal nuovo sistema fiscale italiano sulla rivalutazione di Banca d'Italia e l'Irap. Questo porterà il tax rate al 56% rispetto al 31,6% di un anno fa", prevedono gli analisti di Banca Akros.

Tuttavia, l'utile ante imposte è visto salire del 30% anno su anno a 1,15 miliardi di euro in quanto gli accantonamenti sui prestiti dovrebbero scendere di un terzo a 1,04 miliardi (1,132 miliardi la stima del consenso) dopo la pulizia di bilancio attuata nel quarto trimestre 2013. Invece i ricavi totali per gli analisti di Banca Akros dovrebbero calare del 7,8% anno su anno e risultare flat trimestre su trimestre a 5,6 miliardi (5,728 miliardi l'attesa del consenso), con il trading income atteso debole a 300 milioni di euro contro i 472 milioni del primo trimestre di quest'anno e i circa 900 milioni di un anno fa.

Comunque i ricavi core sono attesi in miglioramento con il margine di interesse che dovrebbe mostrare un modesto aumento dello 0,9% anno su anno a 3,1 miliardi (3,124 miliardi l'attesa del consenso), grazie alla riduzione dei costi di finanziamento, e con le commissioni nette in crescita del 4,7% a 1,9 miliardi, in linea con la stima del consenso, grazie al risparmio gestito. La riduzione dei costi operativi è destinata a continuare senza sosta con un decremento dell'1,1% anno su anno e dell'1,8% trimestre su trimestre a 3,45 miliardi di euro (3,45 miliardi la stima del consenso), portando a un utile operativo lordo di 2,18 miliardi, -16,5% anno su anno con un rapporto cost/income del 61,3%.

Infine, Unicredit dovrebbe registrare 100 milioni di euro di plusvalenza derivante dalla vendita di una quota di SIA. La posizione patrimoniale è adeguata con un fully-loaded CET ratio del 9,5% prima dell'Ipo di Fineco che dovrebbe aggiungere 10bps. "Le voci una tantum deprimeranno le redditività netta di Unicredit ma il trend sottostante sta migliorando. La banca dovrebbe anche registrare uno dei più visibili cali degli accantonamenti sui prestiti tra i competitor italiani e quindi ribadiamo il rating accumulate sul titolo con un target price a 7euro", concludono gli analisti di Banca Akros.

Il mercato si aspetta novità da Unicredit anche sul capitolo cessioni. Dopo l'Ipo di Fineco e la vendita a Bnp Paribas della banca online Dab Bank, ieri sono arrivate le offerte vincolanti per Uccmb, la società controllata da Unicredit leader nel settore della gestione dei crediti non performanti.

Sul tavolo di Piazza Cordusio sarebbero arrivate quattro offerte rispetto alle cinque previste. Nel primo giro di offerte, erano infatti arrivate le proposte di Apollo, Lone Star, della cordata formata da Goldman Sachs, Deutsche Bank e Tpg, del consorzio costituito da Fortress e Prelios e, con un'offerta circoscritta alla sola piattaforma dei servizi, la cordata formata da Jupiter, Cvc e Cerberus.

Ora Unicredit punterebbe a selezionare una o due controparti con cui trattare in esclusiva, per chiudere l'operazione all'inizio dell'autunno. La vendita di Uccmb dovrebbe avvenire a un prezzo vicino ai 300 milioni di euro e portare anche alla cessione di 4,4 miliardi di crediti dubbi per un valore di altri 600 milioni di euro.

L'altro dossier è quello della controllata Pioneer. Dopo aver ricevuto diverse manifestazioni di interesse (da Santander, Cvc e Advent Capital) per il 50% della società di risparmio gestito, il management avrebbe deciso di affidare un mandato esplorativo a Morgan Stanley per valutare possibili strade di valorizzazione della controllata in un ottica di partnership. La valorizzazione di Pioneer potrebbe essere pari a 2-2,5 miliardi per il 100%.

Comunque all'ordine del giorno del cda di oggi sui dati semestrali non figura né la cessione di Uccmb né il riassetto di Pioneer. "Ci aspettiamo che Unicredit possa raggiungere un Core Tier 1 ratio del 10% nel primo semestre per incrementarlo nel secondo grazie alla cessioni", prevede un analista di una sim milanese, confermando la raccomandazione outperforms ul titolo.


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