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Lo stallo sulla Grecia pesa sul Ftse Mib, Mps sale contro corrente

Written By Unknown on Selasa, 17 Februari 2015 | 15.11

Le borse europee scendono in apertura, dopo il mancato accordo tra i ministri delle Finanze dell'Eurogruppo e la Grecia. Atene ha infatti respinto la proposta di richiedere un'estensione per sei mesi del bailout internazionale, definendola "inaccettabile". Il ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo, ha detto che la Grecia ha tempo fino a venerdì prossimo per chiedere tale prolungamento, altrimenti il bailout scadrà a fine mese. Yanis Varoufakis è comunque ottimista sulla possibilità di giungere a un'intesa.

Tuttavia "per le prossime sedute ci sarà un clima di rischio ispirato dalle notizie", ha commentato Stan Shamu, strategist di Ig. "Se non fanno qualcosa entro venerdì, la tendenza di avversione al rischio sarà molto presente". Mentre l'euro evidenzia un leggero indebolimento contro il dollaro a 1,1356 da 1,1352 di ieri sera, tocca al consiglio Bce di domani stabilire se mantenere a disposizione delle banche elleniche il programma di assistenza Ela, mentre l'emorragia dei depositi prosegue a un ritmo stimato a due miliardi di euro la settimana.

Se nelle prossime settimane non si riuscisse a trovare alcuna soluzione si potrebbe assistere a una corsa agli sportelli, a una sospensione dell'assistenza Bce e persino a un'uscita della Grecia dalla zona euro. Per Joerg Kraemer, capo economista di Commerzbank, il rischio di una Grexit è salito al 50% dal 25% della scorsa settimana. "Le promesse elettorali e la spinta pubblica lasciano a Tsipras poco spazio per il compromesso", ha sottolineato l'esperto secondo il quale solo un'enorme pressione da parte della Bce e dei mercati potrebbero consentirgli di mollare all'ultimo minuto.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si allarga così a 137 punti in apertura e il rendimento sale all'1,70%. Il differenziale Bonos/Bund segna 126 punti per un tasso dell'1,59%. Oggi la Spagna offre 4-5 miliardi titoli di Stato a 6 e a 12 mesi. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib scende dello 0,40% a 21.081 punti. Popolari ancora sotto la lente. Se i provveidmenti per la riforma non avranno nel breve termine effetti sui rating assegnati da Standard & Poor's agli istituti, MF sostiene che il risiko delle popolari scatterà ad aprile, prima della tornata di assemblee.
 
Bpm  è in calo dell'1,46% a 0,775 euro, Bper dell'1,20% a 6,50 euro e il Banco Popolare  dello 0,78% a 12,67 euro. Le voci di un interesse dall'Asia, in particolare dalla Cina e dalla Corea, che ieri hanno sostenuto il titolo Mps , oggi non scemano con l'azione in rialzo dell'1,47% a 0,517 euro. Mentre Unicredit  (-0,90% a 5,50 euro), Finmeccanica  (-0,88% a 10,13 euro), Retelit  (-0,67% a 0,596 euro) devono fare i conti con il fatto che sono partecipate dalla Libia.

Al contempo una cordata guidata dal gruppo italiano Salini Impregilo  (-1,92% a 3,58 euro) si era aggiudicata un contratto da 960 milioni per la realizzazione dell'autostrada costiera in Libia, progetto ovviamente bloccato.


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Cresce del 6% il mercato dell'auto in Europa

In Europa sono state immatricolate  1.028.000 auto a gennaio, il 6,2% in più rispetto a dicembre. Fca  ha registrato 63.500 vetture, con una crescita del 5,8% rispetto a un anno fa per una quota del 6,2%, stabile rispetto al gennaio 2014, ma in salita se confrontata con la crescita del 5,6% del mese scorso.

Fca  è migliorata più del mercato in molti Paesi europei:  +11% in Italia (il mercato ha fatto +10,9%), +4% in Germania (contro +2,6% il mercato), +9,9% in Francia (+6,2% il mercato) e +45,1% in Spagna (contro +27,4%). Nel Regno Unito il gruppo è salito dell'1,9%.

L'analisi per singolo marchio mostra una crescita del 3,6% per Fiat  con oltre 47 mila immatricolazioni. Lancia/Chrysler  a gennaio ha immatricolato quasi 5.600 auto, con una flessione del 18,8%. In calo dell'11,1% anche le immatricolazioni del marchio Alfa Romeo.

Da parte sua Jeep  a gennaio ha immatricolato 5.900 veicoli, per un balzo del 164% sullo stesso mese dello scorso anno con una quota di mercato che triplica allo 0,6%.

A gennaio, tra i principali marchi, Volkswagen e Renault  hanno registrato aumenti delle consegne pari rispettivamente all'8,3% e l'11,4%. Bene anche Opel/Vauxhall (+15,1%). Da sottolineare anche la robusta ripresa del settore delle auto di lusso, con Porsche che segna un balzo delle immatricolazioni pari al 46,1% grazie al successo del modello Macan, mentre le vendite di vetture Mercedes e Bmw  sono cresciute rispettivamente del 12,7% e del 4,9%.


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In vista apertura contrastata a Piazza Affari

Written By Unknown on Senin, 16 Februari 2015 | 15.11

Si preannuncia un'apertura contrastata per i listini azionari europei nel giorno dell'Eurogruppo sulla Grecia. L'euro è visto in consolidamento sul dollaro. All'avvio degli scambi sui mercati valutari del Vecchio continente, la moneta unica vale 1,1413 sul biglietto verde. Venerdì, secondo le rilevazioni della Bce, era scambiato a 1,1381 sul dollaro. Gli investitori attenderanno notizie da Bruxelles su Atene per indirizzare i mercati.

 I ministri delle Finanze dell'Eurozona infatti si incontreranno nuovamente per discutere della questione dopo che la settimana scorsa una soluzione non era stata trovata. Qualsiasi decisione deve essere presa entro venerdì per dare tempo ai Parlamenti nazionali di Germania, Finlandia e Olanda per approvare le modifiche entro la fine del mese. Le misure già sul tavolo includono un ulteriore taglio dei tassi di interesse sui vecchi prestiti, considerato comunque come insufficiente per i fabbisogni del Paese.

Intanto il pil del Giappone ha deluso le attese. L'economia è uscita dalla recessione nel quarto trimestre, ma il recupero è stato debole e ha sollevato dubbi sugli sforzi del premier Abe nello stimolare l'attività del Paese. Nonostante questo,  sospinta dai guadagni di Wall Street di venerdì, la borsa di Tokyo ha toccato quote che non sfiorava da quasi otto anni. L'indice dei 225 principali titoli, il Nikkei, ha chiuso le contrattazioni sopra i 18mila punti, per la prima volta in sette anni,

In questo contesto è atteso un avvio di settimana contrastato per le borse europee, dominato dall'atteggiamento attendista degli investitori in attesa di novità sulla Grecia. In particolare gli occhi saranno puntati ancora sui bancari. In una nota gli analisti di Exane Bnp Paribas  hanno confermato la raccomandazione outperform su B. Mps , definendola "su prezzi troppo bassi per essere ignorata", abbassando il prezzo obiettivo a 0,55 euro.

Il target price scende a 14 su B.Popolare , a 7,1 euro su Credem  a 2,65 euro su Intesa Sanpaolo  e a 5,7 euro su Unicredit , mentre sale a 0,84 euro su B.P.Milano , a 1,3 euro su Creval  e a 5,9 euro su Ubi.

Infine è da tenere d'occhio Saipem , che oggi rende noti i conti relativi all'esercizio 2014.


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Cina, +29,4% investimenti esteri gennaio a 13,92 mld dollari

Cina, +29,4% investimenti esteri gennaio a 13,92 mld dollari - MilanoFinanza.it

analisi

Cina, +29,4% investimenti esteri gennaio a 13,92 mld dollari




A gennaio gli investimenti diretti esteri in Cina si sono attestati a 13,92 miliardi di dollari, in rialzo del 29,4% a livello annuale. Lo ha reso noto il Ministero del Commercio della Cina, precisando che a dicembre gli investimenti diretti esteri si erano attestati a 13,32 miliardi di dollari.




 
 

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Un anno a Renziland. Chi ci ha guadagnato, chi ci ha perso

Written By Unknown on Minggu, 15 Februari 2015 | 15.11

Mercato del lavoro più flessibile: fatto. Sgravi fiscali alle imprese: ok. Agevolazione dei piani di risparmio a lungo termine: non pervenuta. A un anno dal suo insediamento a Palazzo Chigi, il premier Matteo Renzi ha realizzato più o meno la metà del programma di governo che gli operatori di borsa gli suggerivano, dalle pagine di MF-Milano Finanza in occasione del suo insediamento, giusto un anno fa. La domanda era semplice, e con risposta aperta: «Quali solo le cose più importanti che l'ex sindaco di Firenze dovrebbe realizzare nei primi 100 giorni del suo mandato?». Ebbene, pur se su un orizzonte temporale decisamente più lungo, molti di quei suggerimenti (vedere tabella nella pagina accanto) sono stati accolti dal governo, tanto che, volendo semplificare con un giudizio secco, sullo stile delle pagelle del lunedì per i calciatori, il premier riceverebbe un sei, forse anche un 7 meno.

Perché da fare resta ancora molto. Primo fra tutti manca un piano per il taglio del debito, che pure era al primo posto tra gli interventi più urgenti segnalati da gestori e operatori della finanza un anno fa. Ma non solo, dalla revisione della Tobin tax all'ulteriore limitazione del contante, non tutti i suggerimenti sono stati recepiti Eppure la maggior parte si sono invece tradotti in realtà, come dimostra questo breve bilancio di un anno a Renziland, secondo quanto emerge dagli operatori di mercato.

Tutti i dettagli su MF-MilanoFinanza, in edicola da sabato anche in formato elettronico su pc e tablet iPad, Android, Amazon Kindle Fire e Windows 8.


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Le banche pronte a ripartire

Il settore bancario italiano, stando a quanto emerso dai risultati 2014 pubblicati in questi giorni, è sostanzialmente diviso in due. Le grandi banche Intesa  e Unicredit  sono tornate all'utile, dopo le svalutazioni miliardarie del 2013 su prestiti e avviamenti, che avevano causato perdite complessive per circa 19 miliardi. I due big hanno invece ottenuto nel 2014 utili complessivi per 3,25 miliardi. A fine 2014 si trovavano invece in una situazione diversa le banche medie, che avevano già effettuato ingenti accantonamenti ma non avevano completato la pulizia. Questi istituti hanno proceduto alle rettifiche evidenziate dall'Aqr, pagandone però il conto in termini di profitti. Secondo i dati di Value Partners relativi alle maggiori otto banche, la perdita aggregata è stata di 5 miliardi (dovuta in primis ai 5,3 miliardi di Mps  e ai 2 miliardi del Banco Popolare ), rispetto al rosso di 22 miliardi dell'anno scorso (condizionato come detto dai risultati dei due big).

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Un anno a Renziland. Chi ci ha guadagnato, chi ci ha perso

Written By Unknown on Sabtu, 14 Februari 2015 | 15.11

Mercato del lavoro più flessibile: fatto. Sgravi fiscali alle imprese: ok. Agevolazione dei piani di risparmio a lungo termine: non pervenuta. A un anno dal suo insediamento a Palazzo Chigi, il premier Matteo Renzi ha realizzato più o meno la metà del programma di governo che gli operatori di borsa gli suggerivano, dalle pagine di MF-Milano Finanza in occasione del suo insediamento, giusto un anno fa. La domanda era semplice, e con risposta aperta: «Quali solo le cose più importanti che l'ex sindaco di Firenze dovrebbe realizzare nei primi 100 giorni del suo mandato?». Ebbene, pur se su un orizzonte temporale decisamente più lungo, molti di quei suggerimenti (vedere tabella nella pagina accanto) sono stati accolti dal governo, tanto che, volendo semplificare con un giudizio secco, sullo stile delle pagelle del lunedì per i calciatori, il premier riceverebbe un sei, forse anche un 7 meno.

Perché da fare resta ancora molto. Primo fra tutti manca un piano per il taglio del debito, che pure era al primo posto tra gli interventi più urgenti segnalati da gestori e operatori della finanza un anno fa. Ma non solo, dalla revisione della Tobin tax all'ulteriore limitazione del contante, non tutti i suggerimenti sono stati recepiti Eppure la maggior parte si sono invece tradotti in realtà, come dimostra questo breve bilancio di un anno a Renziland, secondo quanto emerge dagli operatori di mercato.

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Le banche pronte a ripartire

Il settore bancario italiano, stando a quanto emerso dai risultati 2014 pubblicati in questi giorni, è sostanzialmente diviso in due. Le grandi banche Intesa  e Unicredit  sono tornate all'utile, dopo le svalutazioni miliardarie del 2013 su prestiti e avviamenti, che avevano causato perdite complessive per circa 19 miliardi. I due big hanno invece ottenuto nel 2014 utili complessivi per 3,25 miliardi. A fine 2014 si trovavano invece in una situazione diversa le banche medie, che avevano già effettuato ingenti accantonamenti ma non avevano completato la pulizia. Questi istituti hanno proceduto alle rettifiche evidenziate dall'Aqr, pagandone però il conto in termini di profitti. Secondo i dati di Value Partners relativi alle maggiori otto banche, la perdita aggregata è stata di 5 miliardi (dovuta in primis ai 5,3 miliardi di Mps  e ai 2 miliardi del Banco Popolare ), rispetto al rosso di 22 miliardi dell'anno scorso (condizionato come detto dai risultati dei due big).

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Petroliferi, chi comprare e chi vendere

Written By Unknown on Jumat, 13 Februari 2015 | 15.11

Dopo aver rivisto la stime sul prezzo del greggio a 55-65 dollari al barile, gli analisti di Société Générale  hanno modificato le previsioni su utili e target price delle compagnie del settore

1) BG Group. Il rating sul gruppo anglosassone, che capitalizza 50  miliardi di dollari, è sceso da hold (mantenere) a sell (vendere), con prezzo obiettivo 9 sterline, inferiore alle quotazioni attuali. L'utile per azione (eps) è stato tagliato del 67% nel 2015 e del 57% nel 2016. Sebbene la revisione al ribasso delle stima sul prezzo di petrolio e gas abbia svolto una parte importante, hanno pesato negativamente anche le previsioni, recentemente annunciate, di volumi minori delle attese nel 2015, di un utile  della divisione Lng (Liquefied natural gas) più modesto e di tasse più alte. Il titolo è scambiato con multipli  (p/e di 41,3 nel  2015 e 23,9 nel 2016) superiori alla media di settore, rispettivamente di 20,2 e 13,8. Il  rendimento della cedola 2014 e 2015 è 2%. L'interesse potrebbe essere speculativo nel caso di m&a.

2) BP. Giudizio neutrale (hold) per il colosso petrolifero guidato da Robert Dudley, che capitalizza 127 miliardi di dollari. Il target price di 4,50 sterline è in linea con le quotazioni recenti. L'eps è stato ridotto del 48% nel 2015 e del 29% nel 2016. La risposta del gruppo al crollo del greggio è stata finora la più incisiva del settore. Se infatti Shell ed Exxon non hanno dato indicazioni specifiche, con la prima che ha detto soltanto che il capex 2015 sarà inferiore a quello del 2014, Bp ha annunciato un taglio degli investimenti 2015 di 20 miliardi di dollari (-20%). In sintesi spenderà il 12% in meno dello scorso anno, che unito alla crescita del free cash flow atteso e alle cessioni previste di asset, consentirà di coprire il dividendo. Il rendimento della cedola 2014 è 5,3% in aumento al 5,8% nel 2015.

3) Eni . Rating buy per il gruppo guidato da Claudio Descalzi, al quale è stato assegnato un prezzo obiettivo di 17,5 euro, che corrisponde a un margine di rialzo del 13%. L'eps è stato tagliato del 33,6% nel 2015 e del 24,2% nel 2016.  Gli analisti si aspettano un incremento della produzione del 2,8% nel 2015, con un rialzo più forte nel 2016 (+6,7%), sulla base delle aspettative di avvio dei progetti Goliath, Angola Lng e Kashagan quest'anno. La compagnia dovrebbe inoltre cedere le quote rimanenti in Galp e Snam  quando scadrà il bond convertibile a fine 2015- inizio 2016. Il  titolo tratta 14,5 volte l'utile 2014 e 20 quello del 2015, mentre  il dividend yield  del 7% riflette i timori di un taglio della cedola, come avvenne con il cash petrolifero del 2009, ma secondo gli analisti sarà mantenuto perché il bilancio è molto più solido di allora.

4) Galp. La stima dell'utile 2015 e 2016 è stata tagliata rispettivamente del 25% e del 22%, per riflettere le previsioni più basse sul greggio, ma non ha inciso sull'attrattività del gruppo, che resta in una posizione di vantaggio. Grazie all'alta esposizione al settore raffinazione è meglio posizionato rispetto ai competitor nel caso il prezzo del Brent resti basso. Al contrario  se la quotazione del Brent dovesse ricominciare a crescere il maniera sostenuta, i margini di raffinazione soffrirebbero. Non bisogna però dimenticare che essendo il nav (net asset value) di Galp per l'80% nell'upstream, la valutazione beneficerebbe di un aumento dei prezzi. Il titolo, che capitalizza 9 miliardi di dollari, ha un p/e di 27 nel 2014 e  29,6 nel 2015, mentre il rendimento della cedola è intorno al 3%.

5) Shell. Il rating sul gigante petrolifero, guidato da Ben Van Beurden, che capitalizza 213 miliardi di dollari, è stato confermato buy (comprare). Grazie alle caratteristiche difensive, che si possono sintetizzare nella solidità del bilancio,  merita  un prezzo obiettivo di 25 sterline, del superiore alle quotazioni attuali. L'utile per azione (eps) è stato tagliato del 40% nel 2015 e del 18,4% nel 2016. L'impatto dei minori prezzi di petrolio e gas si sentirà sia nella divisione e&p (esplorazione & produzione) che in quella integrated gas (Lng, Gtl), ma la ristrutturazione del downstream continuerà ad evidenziare miglioramenti. Avendo posticipato 40 progetti (con un costo di 15 miliardi di dollari in tre anni) Shell annuncerà il nuovo budget nei prossimi mesi. Il titolo è scambiato con multipli  (p/e di 19 nel  2015 e 12 nel 2016) inferiori alla media di settore, rispettivamente di 20,2 e 13,8. Il  rendimento della cedola 2014 è 5%, per salire a 5,7% nel 2015.

6) Repsol. Alla compagnia spagnola (25,6 miliardi di dollari di capitalizzazione) è stato assegnato il giudizio neutrale (hold), in ribasso da buy, dopo aver ridotto del 14,6% e del 16,4% le stime sull'utile per azione 2015 e 2016. Il target price di 17 euro si confronta con una quotazione attuale di 16,4. Il rendimento della cedola  è intorno al 6%. Il titolo, che viene scambiato con un p/e di 15 sia nel 2015 che nel 2016, risentirà delle incertezze legate all'impatto finanziario della grande acquisizione a dicembre di Talisman, con lo stress test dell'operazione che era basato su un prezzo di 70 dollari al barile nel 2015 e 75 nel lungo periodo.

7) Statoil. Prezzo obiettivo di 133  corone norvegesi, contro una quotazione attuale di 143,6, per il gruppo guidato da Eldar Saetre che capitalizza 62,5 miliardi di dollari. Il rating è negativo (sell) perché i multipli borsistici sono elevati rispetto alla media di settore (p7e di 19,8 nel 2015 e 15,8 nel 2016) e il bilancio è il più debole fra i big oil. Il rendimento della cedola è 4,8% sia nel 2014 che nel 2015.


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Ftse Mib in rialzo in attesa pil e Moody's, corre Mps

Le borse europee salgono in avvio, mentre gli occhi degli investitori sono puntati sui dati del pil della zona euro. Ad allentare le tensioni sui mercati anche l'accordo tra Russia e Ucraina per il cessate il fuoco nell'est del Paese e le speranze per un accordo sul debito greco. L'obiettivo è di cercare un terreno comune tra l'attuale programma e quello proposto dal governo ellenico in vista dell'Eurogruppo di lunedì prossimo.

In attesa del pil Ue nel quarto trimestre 2014, per cui il consenso tra gli economisti è per un incremento dello 0,2% su trimestre e dello 0,8% su anno, l'economia tedesca è cresciuta dello 0,7% nel quarto trimestre, portando a +1,6% la crescita della Germania nel 2014. "L'economia tedesca ha guadagnato terreno nell'ultima parte dell'anno", ha commentato l'ufficio federale di statistica Destatis.

"Dopo un buon inizio e un successivo indebolimento nel secondo e terzo trimestre l'economia si è stabilizzata negli ultimi tre mesi". Gli economisti si aspettavano una crescita dello 0,3% nel quarto trimestre e la stima preliminare di Destatis per il 2014 era di +1,5%.

Anche il pil francese ha mostrato nell'ultimo trimestre del 2014 un progresso congiunturale di 0,1%, perfettamente in linea con le attese, dopo la crescita dello 0,3% confermata nel terzo trimestre. Con la lettura preliminare sul quarto trimestre la media dell'anno risulta pari a 0,4%, nel rispetto dell'obiettivo del governo.

Per l'Italia, dopo la flessione dello 0,1% su trimestre e dello 0,5% su anno dei tre mesi al 30 settembre, gli economisti ipotizzano nel quarto trimestre una nuova battuta d'arresto al ritmo dello 0,1% in termini congiunturali e dello 0,4% su base tendenziale. Ma il dato potrebbe sorprendere al rialzo dopo i numeri sulla produzione industriale a dicembre, diffusi martedì, che hanno messo in evidenza un inatteso recupero del settore.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si attesta a 136 punti, in linea con la chiusura di ieri. Il rendimento è all'1,69%. Il differenziale Bonos/Bund segna 125 punti per un tasso dell'1,59%, dopo essersi avvicinato ieri di un punto allo spread Btp/Bund. A mercato chiuso è atteso il pronunciamento di Moody's sull'Italia, valutata dall'agenzia con un rating Baa2, due gradini sopra il cosiddetto non investment grade, corredato di outlook stabile.

Moody's aveva portato a stabile da negativo l'outlook sul rating dell'Italia lo scorso febbraio, confermando poi la valutazione per due volte nel corso del 2014, a giugno e a ottobre. Tra l'ottobre del 2011 e il luglio del 2012 Moody's ha ripetutamente tagliato il merito di credito italiano per un totale di 6 notch, da Aa2 all'attuale Baa2.

A Piazza Affari l'indice Ftse Mib sale dello 0,92% a 21.195 punti. Dopo che Fininvest ha collocato il 7,79% di Mediaset  attraverso un accelerated bookbuilding a 4,1 euro per azione incassando 377,2 milioni e scendendo così al 33,4% della società, l'azioen apre con un -4,93% a 4,052 euro. Il presidente, Fedele Confalonieri, ha definito "sciocche fantasie" le voci sulla sua intenzione di dimettersi dal gruppo televisivo e sul fatto che ne caldeggi la vendita.

Quanto alle banche Moody's ha esteso la fase di revisione dei rating su Mps  (+5,36% a 0,51 euro) e Banca Carige  (+2% a 0,0645 euro) e altre due banche europee che non hanno superato i test Bce. Carige  è fiduciosa che il capital plan proposto alla Bce verrà approvato. Per effetto delle misure previste il Common Equity Tier 1 della banca è visto salire al 12% circa dall'8,4% di fine 2014.

Intanto il ministero dell'Economia entrerà nel capitale di Mps  per effetto del contratto sui Monti bond che prevede il pagamento in azioni quando la banca chiude in perdita come avvenuto nel 2014. La Fondazione Mps , azionista con il 2,5%, è in grado di coprire per la sua quota anche un aumento fino a 3 miliardi di euro ma deciderà se farlo solo a ridosso del lancio dell'operazione, ha spiegato il presidente Marcello Clarich.


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