Paesi emergenti, i 10 listini cresciuti di più

Written By Unknown on Sabtu, 20 Oktober 2012 | 15.11

Di Ester Corvi

I mercati emergenti hanno ripreso slancio dall'inizio di settembre, mettendo a segno da allora un rialzo del 5% (indice Msci in valuta locale), superiore alla performance delle borse dei Paesi sviluppati. Si tratta di un movimento temporaneo oppure è destinato a continuare? Gli esperti di Raiffeisen Capital Management mettono in guardia: "è presto per credere a un'inversione di tendenza. Le misure delle banche centrali potranno nel breve mettere le ali ai listini, ma nel lungo termine il criterio più importante è l'andamento degli utili aziendali, che sono ancora deboli".

Sul fronte macroeconomico, i dati più recenti indicano una crescita del Pil degli emerging markets del 4,5% nel terzo trimestre, in linea con il secondo trimestre, ma molto lontano dall'8% registrato nel 2010. A livello regionale i Paesi asiatici crescono più velocemente della media, con i segnali di rallentamento dalla Cina che tendono a stabilizzarsi, mentre l'America latina sta cominciando a beneficiare degli interventi espansivi.

Ecco i dieci emerging markets che nell'ultimo mese e mezzo sono cresciuti di più (indice Msci in valuta locale)

1) Ungheria. Il listino ungherese è salito del 11,3% dall'inizio di settembre, trainato dall'aumento delle quotazioni del gruppo petrolifero Mol. Il quadro congiunturale del Paese, che sta attraversando una leggera recessione, rimane debole, con gli indicatori sulla fiducia delle imprese e dei consumatori in flessione. Come negli altri Paesi della regione, la banca centrale ungherese ha tagliato il tasso base a causa delle deboli previsioni economiche, nonostante l'inflazione in crescita. I mercati finanziari sono in attesa di un eventuale accordo tra Ungheria e Fmi.

2) Cina. Il listino di Shanghai ha messo a segno da fine agosto un rialzo del 10,3% (indice Msci China). I dati congiunturali mostrano una stabilizzazione dell'economia su bassi livelli, ma le previsioni di crescita per il 2013 sono state riviste al ribasso (6%). Dal punto di vista della politica monetaria, la banca centrale cerca di adottare nuove misure espansive senza però alimentare l'inflazione, che è ancora lontana dall'essere sotto controllo.

3) Indonesia. La borsa di Giacarta ha messo il turbo nell'ultimo mese e mezzo, facendo un balzo dell'8,7% trainata al rialzo dalla ripresa del listino cinese. Da fine 2011 la performance è del 10,4%.

4) Egitto. In pochi se ne sono accorti ma il listino del Cairo, che gli esperti includono nella lista dei cosiddetti "mercati di frontiera" perché ad altissimo rischio, è cresciuto da settembre dell'8,7% e dalla fine del 2011 di uno strabiliante 63%.

5) Emirati Arabi. Un altro mercato azionario di frontiera, che ha guadagnato nell'ultimo mese e mezzo l'8,4% portando il rialzo da fine 2011 al 23,6%.

6) Messico. Il listino messicano è stato il migliore in America Latina nell'ultimo mese e mezzo con una performance del 7,5%, mentre il rialzo da inizio anno è del 15,3%.

7) India. Il listino di Mumbai è cresciuto, in valuta locale, del 7,3% dall'inizio di settembre e sono ricominciati i forti afflussi di capitali dall'estero. Il merito è di una serie di misure annunciate dal governo, nonostante la forte opposizione interna, che riguardano gli aumenti dei prezzi (sovvenzionati dallo Stato) per diesel e gas da cucina, l'apertura agli investimenti diretti esteri, del commercio al dettaglio, del settore dell'energia, della radio e dell'industria aeronautica, fino alla privatizzazione parziale delle imprese statali.

8) Perù. Poco liquido e ancora meno conosciuto, il listino peruviano si è distinto in America Latina con una performance del 7% da settembre e del 9,4% da inizio anno.

9) Turchia. Rialzo da settembre del 5,9% per il listino di Istanbul, che da gennaio ha realizzato una performance del 38,3%. L'economia mostra segni di rallentamento, ma la banca centrale dovrebbe avere ancora spazi per tagliare i tassi base.

10) Polonia. La borsa di Varsavia ha segnato un progresso del 5,4% nell'ultimo mese e mezzo (+10,9% da fine 2011), trainata dai rialzi delle società petrolifere. Anche le obbligazioni polacche hanno tratto profitto dalle previsioni sui tagli dei tassi e hanno guadagnato terreno.



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