La strategia di Anima in cinque punti

Written By Unknown on Sabtu, 16 Agustus 2014 | 15.12

La crescita nell'Eurozona continua a farsi desiderare, con una conseguente debolezza del­la domanda di prestiti e un miglioramento della qualità del credito che si mostra più lento e graduale delle previsioni. Ecco la strategia di Anima in cinque punti.

1) Titoli di stato. Nell'Eurozona si è assistito a un rafforzamento del trend ribassista dei rendimenti, complice il nervosismo sul comparto dei finanziari dopo la crisi della banca portoghese Banco Espirito Santo ma soprattutto la variabile geopolitica, che ha determinato un forte afflusso di capitali nell'asset class obbligazionaria. I portafogli dei nostri fondi obbligazionari continuano a essere caratterizzati da un lieve sottopeso sui titoli tedeschi e da un modesto sovrappeso sulla Periferia, in particolare su Italia, Portogallo e Irlanda (privilegiando la parte 5-10 anni della curva). Posizione neutrale nuovamente sui titoli spagnoli.

2) Dollaro. Il primo effetto indiscusso del "super-pacchetto" di Draghi è rappresentato dall'indebolimento dell'euro nei confronti del dollaro. Pertanto, forte dei diversi sentieri di politica monetaria intrapresi da una parte dalla Bce e dall'altra parte dalla Fed, gli analisti si aspettano un apprezzamento nel medio periodo della valuta americana, su cui mantengono una posizione di sovrappeso all'interno dei fondi obbligazionari. Positivo ancora – se pur con una posizione marginale all'interno dei portafogli – anche il giudizio sulla sterlina inglese, per il fatto che la Banca centrale britannica ha molto velocizzato l'iter di uscita dalla politica espansiva per dare il via nel futuro prossimo al rialzo dei tassi.

3) Europa. Dopo diversi mesi, il giudizio sui mercati azionari a livello globale da positivo è stato tatticamente ricondotto alla neutralità. Cosa è successo? Diversi i fattori: le continue delusioni sul fronte macro, premi al rischio sempre più compressi e una volatilità che viaggia ai minimi storici richiedono maggior cautela di fronte all'inevitabile approssimarsi dell'Exit Strategy della Fed. A ciò va aggiunto anche l'affievolirsi del driver della Bce: all'indomani dell'annuncio (il 5 giugno scorso) del "super pacchetto" di misure da parte di Draghi, se le Borse europee in prima battuta hanno reagito positivamente, hanno poi in un secondo momento subito una battuta d'arresto, per via di un maggiore scetticismo degli investitori in merito all'efficacia delle misure. Alla luce di queste considerazioni, gli analisti ritengono che i prossimi mesi saranno contraddistinti dall'assenza di un "catalyst" importante e pertanto da maggiore incertezza e volatilità, con una direzionalità meno spiccata e rendimenti nel complesso più modesti rispetto a quelli del 2013. In sintesi le probabilità di una correzione sono aumentate nel medio lungo periodo.

4) Paesi emergenti. I mercati emergenti e in particolare la Borsa cinese stanno recuperando le perdite di inizio anno e nei prossimi mesi potrebbero anche avere maggiori ritorni rispetto ai listini europei. Le pressioni valutarie nei mercati emergenti sono mediamente diminuite, soprattutto in seguito all'aggiustamento delle partite correnti. In Cina il settore finanziario sembra attraversare senza scossoni il periodo di maggiori rischi collegati alle scadenze dei prodotti strutturati a rischio default e le emissioni di azioni privilegiate sono attese rafforzare a costi contenuti il capitale delle maggiori banche. Inoltre, il settore immobiliare dovrebbe tirare un sospiro di sollievo grazie all'allentamento delle misure restrittive sull'acquisto di immobili, già evidenti in alcune province, e un atteso nuovo programma di finanziamento di case popolari.

5) Tokyo. In Giappone il mercato dovrebbe confermare l'attuale moderata ripresa grazie al contributo di alcuni fattori favorevoli. In particolare la stagione degli utili è attesa positiva, in quanto gli utili del trimestre potrebbero crescere e si potrebbe assistere ad un significativo aumento delle indicazioni prospettiche delle società in qualche caso oltre le stime di consenso, fornendo supporto al mercato. Il giudizio sul mercato giapponese è neutrale/positivo: l'impegno e la determinazione delle autorità politiche e monetarie a portare il paese fuori dalla recessione sono credibili e saranno consolidati dal recente successo elettorale, che porterà probabilmente un nuovo impulso ai progetti di riforma.


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