Confcommercio. con la crisi boom della criminalità

Written By Unknown on Minggu, 24 Maret 2013 | 15.11

Di Alberto Chimenti, MF DowJones

La crisi economica sembra aver generato non solo enormi difficoltà nel fare impresa a causa della profonda instabilità dei mercati e del calo della domanda, ma anche un inasprimento delle condizioni di disagio sociale e, con essa, di incremento dell'insicurezza del territorio. E' molto diffusa, nella classe imprenditoriale, la sensazione che la criminalità venga fortemente alimentata dal persistente ciclo economico negativo.

Questa la fotografia preoccupante che emerge da un'indagine Censis-Confcommercio presentata al 14° Forum dell'associazione in programma a Cernobbio. Disillusione, rabbia, sensazione di insicurezza del territorio in cui le imprese sono localizzate, sono i sentimenti prevalenti che emergono dallo studio. E non è solo sorprendentemente alto il numero di imprenditori che considerano ormai radicate piccole o grandi forme di criminalità, ma stupisce soprattutto l'elevato numero di coloro che dichiarano tali fenomeni in aumento negli ultimi due anni.

I dati parlano chiaro: l'83% degli imprenditori ritiene che la recessione abbia acuito i fenomeni di criminalità; furti e taccheggi sono in aumento per l'80% degli imprenditori; il 70% delle imprese denuncia la presenza di scippi, aggressioni e rapine; oltre la metà delle imprese dichiara di essere a conoscenza di casi di usura ed estorsione ai danni di imprenditori (57%); per il 70% degli imprenditori aumentano i furti compiuti da persone in difficoltà economica e per il 58% è in crescita la delinquenza comune; il 52% degli imprenditori segnala un aumento dei cambi frequenti di titolari di attività imprenditoriali che possono ricollegarsi al riciclaggio; più di un terzo delle imprese denuncia il ricorso di molti imprenditori a canali di credito non ufficiali, molto vicini all'usura, e la presenza di criminalità organizzata.

Dall'indagine emerge la forte richiesta di un maggior presidio del territorio da parte delle Istituzioni per contrastare il dilagare della criminalità alimentata dalla crisi economica. A parte la richiesta di pene certe (74%) e di una giustizia più veloce (70%), più della metà del campione di imprenditori oggetto dello studio considera prioritaria una maggiore collaborazione tra le stesse imprese e le Istituzioni per affrontare i problemi della sicurezza oltre che la possibilità di collaborare con gli enti locali per attivare progetti di riqualificazione urbana che rendano più vivibili le città, ridiano spazio al commercio, consentendo una maggiore vivibilità degli spazi pubblici.

Anche se non si è, almeno per il momento, nella fase di allarme sociale e di grave degrado del territorio, il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli ha sottolineato con forza come "sicurezza e legalità siano fattori che incidono direttamente sulla competitività non solo del nostro sistema economico, ma anche dei territori e delle singole imprese. Sono dunque un prerequisito fondamentale per lo Stato di diritto, ma anche per la crescita e lo sviluppo. Un prerequisito la cui mancanza penalizza lo svolgimento di qualsiasi attività economica".

Infatti per Sangalli i fenomeni criminali "rappresentano un grave danno per l'economia legale e sana, nuociono alla competitività delle imprese, sostentano la malavita, arricchiscono le mafie, avvelenano la società civile. L'illegalità genera un mercato artefatto, pericoloso e parallelo che falsa le regole e che si alimenta di: racket, usura, contraffazione, abusivismo, lavoro nero, evasione fiscale, economia sommersa. Oggi per effetto del prolungarsi della recessione che ha assunto toni drammatici, il costo dell'illegalità per le imprese del nostro Paese rappresenta un peso davvero insostenibile".

Per contrastare l'incremento di criminalità, secondo Sangalli, deve essere rinnovato e alimentato l'impegno per la tutela e la promozione della legalità. "Dobbiamo fare in modo che la cultura della legalità e l'affermazione dello Stato di diritto si radichino sempre di più nel territorio. E oggi anche la qualità delle scelte politiche si misura innanzitutto sul versante della risposta al deficit di legalità. E serve il contrasto più determinato alla piaga della corruzione, giustamente definita dal presidente della Corte dei Conti, Giampaolino, come una tassa immorale e occulta. Serve, dunque, una vera e propria ricostruzione dell'etica pubblica e dell'etica dell'impegno politico".

"Il rafforzamento della sicurezza e della legalità", ha concluso il presidente di Confcommercio, "non sono più differibili, perché tutti noi meritiamo di vivere in uno Stato di diritto compiuto, senza zone d'ombra e perché abbiamo il dovere di garantire alle nuove generazioni un futuro migliore".



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