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Risparmio, che povere rendite

Written By Unknown on Minggu, 28 September 2014 | 15.11

L'Italia non è più un paradiso da rentier. Tra tassi a zero e tasse in aumento vivere di rendita diventa difficile anche per chi ha un patrimonio milionario. Dall'inizio della crisi i governi che si sono succeduti hanno deciso di attingere alla ricchezza delle famiglie per tenere in piedi i conti pubblici. È stata introdotta una patrimoniale ombra annuale che ha toccato lo stock di ricchezza investita in immobili o in titoli finanziari (titoli di Stato compresi).

Per chi investe in titoli l'imposta di bollo è arrivata quest'anno allo 0,2%, mentre tra Imu, Tasi e Tari il conto è parecchio salato per chi punta sul mattone. Non solo. Dal 30 giugno la tassazione sulle rendite finanziarie è passata dal 20 al 26% (esclusi i titoli di Stato, rimasti al 12,5%). Più del doppio di quel 12,5% previsto prima della crisi.

Ma non è solo la tassazione a complicare la vita al rentier. Le politiche monetarie espansive delle banche centrali hanno azzerato i rendimenti dei titoli privi di rischio. Tassi a zero e bassa crescita rendono impervia la strada di chi vuole guadagnare prendendo pochi rischi. Come ricorda Alida Carcano, responsabile degli investimenti della banca private Valeur Investments: «I tassi di rendimento dei titoli di Stato tedeschi, il risk-free per eccellenza, sono addirittura negativi per investimenti al di sotto di 3 anni, mentre il Bund a 10 anni paga solo l'1%. Anche i titoli di debito del governo italiano presentano rendimenti contenuti, con i Btp decennali al di sotto del 2.5%».

E il famigerato spread tra titoli decennali tedeschi e gli omologhi italiani, «che tre anni fa era arrivato ai massimi di 550 punti, oggi si aggira invece intorno ai 140 punti base», sottolinea Barbara Giani, analista di Jci Capital. Una discesa che nelle ultime settimane è stata favorita anche dalle mosse della Bce.

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Morgan Stanley, focus su sette utility

I titoli del settore utility hanno realizzato da inizio anno una performance del 15,7% (indice Msci in euro), più del doppio della media europea. Ecco, secondo gli esperti di Morgan Stanley, chi può correre ancora e chi no.

1) GDf Suez. Al gruppo francese è stato assegnato il rating overweight (peso superiore al mercato), con target price di 22 euro, che implica un potenziale di rialzo del 13%, a cui si somma un rendimento della cedola del 5%.

2) Centrica. La utility inglese ha un prezzo obiettivo di 335 pence, dell'8,7% superiore alle quotazioni recenti, mentre il dividend yield è 5,8%. Il rating è equalweight (peso in linea con il mercato).

3) Enel. La blue chip di piazza Affari merita un prezzo obiettivo di 4,6 euro, con rating overweight. Il rendimento della cedola è invece del 3%.

4) Scottish&Southern. La società inglese ha un target price di 1735 pence, del 13,4% superiore ai prezzi attuali, con rating overweight. Il dividend yield è 5,9%.

5) Edf. Al gruppo francese è stato assegnato un prezzo obiettivo di 27 euro, che implica un potenziale di crescita del 3,9%. Il rating è equalweight. Attraente il rendimento della cedola del 4,9%.

6) E.On. Il colosso tedesco è correttamente valutato, secondo gli analisti, 14,8 euro, in linea con le quotazioni recenti. Il rating è equalweight, mentre il dividend yield è del 3,5%.

7) Edp. La utility portoghese può salire del 21% rispetto al target di 4,10 euro. Il rating è overweight. Interessante il rendimento della cedola del 5,5%.


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Risparmio, che povere rendite

Written By Unknown on Sabtu, 27 September 2014 | 15.11

L'Italia non è più un paradiso da rentier. Tra tassi a zero e tasse in aumento vivere di rendita diventa difficile anche per chi ha un patrimonio milionario. Dall'inizio della crisi i governi che si sono succeduti hanno deciso di attingere alla ricchezza delle famiglie per tenere in piedi i conti pubblici. È stata introdotta una patrimoniale ombra annuale che ha toccato lo stock di ricchezza investita in immobili o in titoli finanziari (titoli di Stato compresi).

Per chi investe in titoli l'imposta di bollo è arrivata quest'anno allo 0,2%, mentre tra Imu, Tasi e Tari il conto è parecchio salato per chi punta sul mattone. Non solo. Dal 30 giugno la tassazione sulle rendite finanziarie è passata dal 20 al 26% (esclusi i titoli di Stato, rimasti al 12,5%). Più del doppio di quel 12,5% previsto prima della crisi.

Ma non è solo la tassazione a complicare la vita al rentier. Le politiche monetarie espansive delle banche centrali hanno azzerato i rendimenti dei titoli privi di rischio. Tassi a zero e bassa crescita rendono impervia la strada di chi vuole guadagnare prendendo pochi rischi. Come ricorda Alida Carcano, responsabile degli investimenti della banca private Valeur Investments: «I tassi di rendimento dei titoli di Stato tedeschi, il risk-free per eccellenza, sono addirittura negativi per investimenti al di sotto di 3 anni, mentre il Bund a 10 anni paga solo l'1%. Anche i titoli di debito del governo italiano presentano rendimenti contenuti, con i Btp decennali al di sotto del 2.5%».

E il famigerato spread tra titoli decennali tedeschi e gli omologhi italiani, «che tre anni fa era arrivato ai massimi di 550 punti, oggi si aggira invece intorno ai 140 punti base», sottolinea Barbara Giani, analista di Jci Capital. Una discesa che nelle ultime settimane è stata favorita anche dalle mosse della Bce.

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Ecco i soldi che avrà la tua banca per te Chiediglieli

Dove finiranno i soldi che le banche hanno ricevuto dalla Bce? È la domanda che imprenditori, analisti, politici e supervisori si pongono dopo il primo round delle T-ltro (targeted longer-term refinancing operations), con cui la Bce ha dato alle banche denaro per quattro anni a basso costo (0,15%). Grazie al primo rifinanziamento, sono affluiti 82,6 miliardi di nuova liquidità agli istituti dell'Eurozona.

Le banche italiane sono quelle che finora hanno partecipato in misura maggiore, per un importo di oltre 23 miliardi (28% del totale), che potrà salire fino a un massimo di 75 miliardi nella seconda T-ltro di dicembre. Rispetto alle vecchie Ltro, stavolta le banche sono vincolate nella destinazione dei fondi: dovranno usarli per prestare e non potranno investirli in titoli di Stato o altri asset. Altrimenti il denaro dovrà essere restituito in due anni, invece di quattro.

Milano Finanza ha chiesto a tutte le banche che hanno partecipato alla prima T-ltro come intendono impiegare le risorse Bce. La principale incognita, indicano in molti, è la domanda delle aziende, che impedisce valutazioni precise. Inoltre bisognerà aspettare almeno la seconda T-ltro, quando saranno noti gli esiti di asset quality review e stress test e altra liquidità potrà essere richiesta. Ma, secondo quanto emerge dall'indagine, alcuni punti comuni già si possono evidenziare: si abbasseranno i tassi dei prestiti per le imprese affidabili, ci sarà una forte attenzione sugli investimenti (più che sul circolante) e sulle pmi, che potrebbero cogliere l'occasione dei tassi più bassi anche per aggregarsi e crescere all'estero.

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Bankitalia, nuovo calo di Euro-coin a settembre

Written By Unknown on Jumat, 26 September 2014 | 15.11

A settembre Euro-coin ha continuato a diminuire, raggiungendo il livello più basso da un anno (a 0,13 da 0,19 in agosto). L'indicatore, informa una nota della Banca d'Italia, ha risentito, oltre che del nuovo calo della fiducia di famiglie e imprese, anche delle deboli condizioni del ciclo industriale e del rallentamento del commercio estero. Euro-coin, sviluppato dalla Banca d'Italia, fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell'area dell'euro. Euro-coin esprime tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del pil depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilita' di breve periodo)".


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Finmeccanica, richieste le offerte vincolanti per la sola Ansaldo Breda

Finmeccanica ha comunicato che, alla luce delle proposte ricevute, il cda ha deciso di procedere con la richiesta delle offerte vincolanti ma per la sola Ansaldo Breda. Nel breve comunicato non viene specificato quali siano le offerte in gara; nei giorni scorsi era emerso che sarebbero arrivate quattro offerte da Hitachi, CNR-Insigma, Thales e CAF.

Sebbene Ansaldo Sts non venga menzionata nel comunicato, gli analisti di Equita ritengono che la strategia resti quella di uscire dal settore di trasporti includendo anche quest'altra controllata. Qualora questa venisse venduta/valutata in maniera autonoma rispetto ad Ansaldo Breda, gli analisti della sim ritengono che la valutazione possa anche superare 10 euro per azione.

"Confermiamo la nostra idea che la cessione abbia buone chance di essere definita entro ottobre come indicato dall'ad di Finmeccanica, Moretti", concludono gli analisti di Equita che consigliano l'acquisto (buy) sia di Finmeccanica con un target price a 8,1 euro sia di Ansaldo Sts (target price a 8,5 euro).

Pure gli analisti di Intermonte sono convinti che, anche se non specificato, il processo di cessione di Breda vada avanti insieme a quello di Sts. "La cessione della divisione trasporti si fa più vicina e quindi confermiamo la raccomandazione outperform su Finmeccanica", dicono a quest'altra sim.


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La Cina punta a rilanciare il mercato immobiliare

Written By Unknown on Kamis, 25 September 2014 | 15.11

La Cina punta a rilanciare il mercato immobiliare - MilanoFinanza.it

analisi

La Cina punta a rilanciare il mercato immobiliare




La Cina punta a rilanciare un mercato immobiliare in crisi. Due degli istituti di credito statali più grandi del Dragone stanno incoraggiando le proprie filiali ad intensificare il credito ipotecario per dare una spinta al mercato immobiliare del Paese che sta continuando crollare. Agricultural Bank of China è pronta ad intensificare i prestiti al settore abitativo, mettendo in una corsia preferenziale la richiesta di credito da parte degli acquirenti di abitazioni. Anche Bank of China si muove sulla stessa strada rendendo l'erogazione di mutui più disponibile.




 
 


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Gala, l'utile sale del 71% e il titolo vola

Gala miglior titolo in apertura oggi a Piazza Affari (+4,73% a 10,3 euro) grazie ai conti del primo semestre. La  società, che opera nel mercato dell'energia elettrica e gas, ha registrato ricavi a 594 milioni di euro con una crescita  del 5% sullo stesso periodo dell'anno scorso mentre l'utile netto è migliorato del 71% a 27,54 milioni.

Gala è la maggiore società del segmento Aim, con una capitalizzazione di 157 milioni di euro.  Nata nel 2001, si è quotata nel marzo di quest'anno. "I  risultati hanno superato le attese", ha commentato Filippo Tortoriello, presidente e ad, "evidenziando un incremento nei volumi di energia venduta ai clienti finali rispetto al primo semestre del 2013 pari al 12,5%".  La marginalità, in termini di ebitda margin, è stata pari al 9%, mentre l'utile netto ha superato i 27 milioni di euro.

"Questi risultati ci consentono di guardare con favore alla distribuzione di un dividendo. Coerentemente agli obiettivi strategici, prosegue la ricerca per individuare opportunità di crescita per linee esterne in Italia ed in Europa", ha proseguito Tortoriello.

"In particolare intendiamo consolidare il presidio sui mercati all'ingrosso e ad investire a monte della catena del valore con l`acquisizione di capacità di generazione da fonti convenzionali e rinnovabili", ha detto poi. La società è favorevole infine ad avviare una politica di buy back" che riteniamo utile per supportare eventuali operazioni straordinarie", ha concluso l'ad.


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Lavoro, riforma impostata in giusta direzione

Written By Unknown on Rabu, 24 September 2014 | 15.11

"Penso che il modo in cui il governo sta impostando la riforma vada nella direzione giusta. Ma uno dei temi del dibattito europeo è che ai Paesi ai quali si facilitano le condizioni finanziarie, poi manca l'incentivo a fare riforme". Ad affermarlo il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan in un'intervista, in riferimento alla riforma del mercato del lavoro.

Alla domanda sulla possibile destinazione di 5 o 6 miliardi ricavati per la manovra, se questi cioè andranno più sul lavoro o sugli ammortizzatori, "i numeri non ci sono ancora, ma penso sia importante favorire la ripresa degli investimenti privati. Sono la via maestra per creare lavoro. Dunque servono misure che stimolano gli investimenti, accanto a quelle che rendono il mercato del lavoro più semplice. Ecco perché la manovra finanziaria, di riforme strutturali e di sostegno agli investimenti sono tre componenti della stessa strategia. Poi il mix di tagli di imposte, sostegno agli ammortizzatori sociali nella nuova visione del mercato del lavoro e sostegni eventuali a investimenti in innovazione saranno messi a punto".


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Gtech, modifica termini fusione con Igt senza impatti sostanziali

Gtech e Igt hanno modificato l'accordo di fusione. Resta invariato l'ammontare complessivo di azioni e di contante che saranno attribuiti agli azionisti di Igt, ma viene tolta la facoltà a loro concessa di poter scegliere la natura del corrispettivo da ricevere: tutto in azioni, tutto in contante o una combinazione di azioni e contante con eventuale riparto.

Al completamento della fusione, gli azionisti di Igt riceveranno, per ciascuna azione Igt, 13,69 dollari in contanti e 0,1819 in azioni (valori soggetti ad aggiustamento) della holding di nuova costituzione di diritto inglese (newco). Il cambiamento è volto a semplificare l'offerta in modo da poter chiudere l'operazione entro le tempistiche stabilite, ovvero tra il primo e il secondo trimestre 2015. L'esborso per Gtech non cambia rispetto a quanto precedentemente stabilito.

Inoltre è stato ridotto il numero di giurisdizioni chiamate ad approvare l'operazione. Infine, De Agostini Spa, il maggior azionista di Gtech, continuerà ad avere il diritto di scegliere sette membri tra i 13 che faranno parte del cda della società combinata ma è stato ridotto il numero di quelli che soddisfano i requisiti di indipendenza della borsa di New York da quattro a tre.

Queste modifiche consentono di evitare un allungamento dei tempi per l'approvazione dell'operazione, che quindi si conferma nella tempistica originaria. "Non ci aspettiamo modifiche neppure sui tempi per la convocazione dell'assemblea di Gtech a fine settembre da cui dipende la definizione del prezzo per il diritto di recesso", prevedono gli analisti di Equita, ribadendo il rating hold e il target price a 22,3 euro sul titolo.

Invece Banca Akros continua a consigliarne l'acquisto (buy) con un prezzo obiettivo a 23,60 euro così come Mediobanca Securities mantiene outperform e un target price a 27,40 euro, accogliendo con favore questanotizia "in quanto potrebbevisibilmenteaccelerarei tempidella fusione". Questa mattina a Piazza Affari Gtech spunta un +0,11% a 18,60 euro.


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Piazza Affari ritraccia con le banche, Enel si difende

Written By Unknown on Senin, 22 September 2014 | 15.11

Le borse europee scendono in avvio di seduta in scia al calo dei mercati asiatici. I ministri delle Finanze e i banchieri centrali del gruppo dei Venti, riuniti in Australia, hanno detto di essere sulla strada giusta per aumentare la crescita globale del 2% entro il 2018. I responsabili delle Finanze e della politica monetaria hanno sottolineato, tuttavia, come la prolungata stagnazione in Europa rimanga un ostacolo rilevante.

Il segretario al Tesoro Usa ha espresso la preoccupazione che se il Vecchio continente dovesse attendere troppo prima di sostenere la domanda, le difficoltà europee potrebbero trascinare verso il basso anche l'economia americana. Quest'argomentazione non ha convinto il ministro delle Finanze tedesco che ha sottolineato la necessità di una politica di bilancio rigorosa e delle riforme strutturali. Parlando dall'Australia, il ministro dell'Economia italiano, Padoan, ha smentito che il governo pensi a un aumento dell'Iva o della tassa di successione.

Dopo che venerdì sera, a mercati chiusi, Moody's ha confermato l'outlook negativo e il rating Aa1 sul debito della Francia, confermando anche il giudizio Aa1 e le prospettive stabili per la Gran Bretagna, lo spread Btp/Bund oggi riparte da 133 punti base e dal 2,35% il tasso del decennale italiano. La giornata vedrà attive dal lato dell'offerta la Francia con i titoli a breve termine e il Belgio mentre, a mercati chiusi, saranno resi noti i quantitativi di Ctz e Btpei che andranno in asta giovedì 25 settembre.

Ulteriori spunti di politica monetaria dopo la prima operazione di Tltro della scorsa settimana, chiusasi con un'assegnazione decisamente inferiore alle attese , potrebbero giungere dall'intervento di Draghi a Bruxelles e da quello di Praet a Berlino. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib inizia la settimana con un -0,87% a 20.790 punti, penalizzato soprattutto da Eni (-2,47% a 18,53 euro) e STM (-0,74% a 6,04 euro) che staccano oggi l'acconto sui dividendi.

Da monitorare ancora Telecom Italia (-0,39% a 0,8905 euro). Il primo passo del risiko brasiliano delle telecomunicazioni è stato fatto con l'accordo tra Telefonica e Vivendi su Gvt, ma l'esito del complicato puzzle sarà composto il prossimo anno e potrebbe riservare sorprese. Il gruppo Oi si sta muovendo per fare un'offerta sulla controllata di Telecom Italia, Tim Participacoes (Tim Brasil), probabilmente con la collaborazione di America Movil, che controlla Claro, mossa che potrebbe alla fine incidere anche sull'accordo tra spagnoli e francesi.

Tra le banche, ritracciano Unicredit (-0,71% a 6,25 euro), Mps (-0,85% a 1,049 euro) e Intesa Sanpaolo (-0,66% a 2,40 euro). L'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, fondazione azionista della banca con una quota di 3,378%, prevede per Ca' de Sass una buona semestrale insieme a un buon giudizio sui coefficienti di bilancio da parte della Bce. In calo anche le popolari: il Banco Popolare (-0,96%), Bpm (-0,95%) e Bper (-0,96%).

Tra le utility, invece Snam scambia a quota 4,37 euro (-0,05%). La Cassa depositi e prestiti (Cdp) ha sottoscritto l''accordo per la cessione alla società  della quota detenuta nel gasdotto Tag. Il valore dell'operazione, che riguarda l'84,47% del capitale sociale di Tag, corrispondente all'89,22% dei diritti economici, è pari a 505 milioni di euro. Anche Enel si difende con un +0,10% a 4,174 euro.

In una nota di oggi intitolata "il denaro cresce sugli alberi" gli analisti di Banca Akros si soffermano sull'ipotesi che Endesa possa distribuire un ulteriore dividendo straordinario, oltre a quello relativo al deal Enersis. Oltre agli 8,2 miliardi di euro di dividendo che la controllata di Enel distribuirà in relazione alla vendita di Enersis, la società spagnola distribuirà, secondo le ultime indiscrezioni, un altro dividendo straordinario per 4/6 miliardi di euro.

Infatti, al fine di ripristinare un maggiore equilibrio finanziario in vista dell'opv (il collocamento in borsa di una tranche del 17-22% del capitale), Endesa deve aumentare il suo debito. Più nel dettaglio, una volta che Enersis sarà direttamente sotto Enel, Endesa dovrà deconsolidare 3,4 miliardi di euro circa e quindi il suo ebitda "iberico" sarà di circa 3,2 miliardi di euro (dati 2013).

Considerando una posizione finanziaria netta di 1,6 miliardi, in modo da avere un rapporto debito/ebitda di circa 2/2,5 volte, Endesa potrebbe distribuire un secondo dividendo straordinario da 5-6 miliardi di euro, prima che Enel avvii il collocamento in borsa di una tranche del 17-22% del capitale. Invece El Confidencial quantifica l'ulteriore dividendo straordinario a 7,5 miliardi di euro per poi collocare in borsa una quota del22% di Endesa. Gli stessi analisti di Mediobanca Securities (neutral e target price a 4,20 euro su Enel) avevano fatto una simulazione, ipotizzando un secondo dividendo straordinario da Endesa da 7,5 miliardi di euro.

Indipendentememente dalla cifra, "questa è una notizia positiva per Endesa e anche per Enel, nonostante l'impatto negativo in termini di debito. Infatti, la distribuzione dei dividendi porterà ulteriori debiti per circa 380/510 milioni di euro (500 milioni di euro la stima degli analisti di Banca Imi, ndr), l'8% dell'importo distribuito, per la società italiana. Il punto chiave è che la distribuzione favorisce il collocamento di un ulteriore 17/22% del capitale di Endesa, con un potenziale cash-in per Enel di circa 3,6 miliardi di euro", calcolano gli analisti di Banca Akros. Il piazzamento del 20% di Endesa consentirebbe al colosso elettrico di portare il debito a 37 miliardi già a fine anno senza aspettare le cessioni di Slovenske e della Romania.

Anche gli analisti di Equita (buy e target price a 4,4 euro) ritengono la scelta di un secondo dividendo extra un'ottima opzione prima di un eventuale opv per le seguenti motivazioni: Endesa post pagamento del primo dividendo straordinario avrebbe un multiplo prezzo/utile di oltre 20 volte, quindi eccessivamente cara per un piazzamento sul mercato senza forte sconto o ritracciamento del titolo. Il pagamento di un ulteriore dividendo (6 miliardi) prima dell'operazione riporterebbe il titolo a 15 volte il p/e, consentendo a Enel di massimizzare il ritorno sull'intera operazione. Inoltre, si può così stabilizzare la struttura del capitale di Endesa, oggi senza debito e quindi inefficiente, aumentandone l'appeal/valutazione per i nuovi investitori sottoscriventi l'eventuale collocamento.

"Ci aspettiamo, quindi, che Enel possa beneficiare di questo processo di riorganizzazione e riteniamo che il mercato stia apprezzando queste iniziative straordinarie. Tuttavia ribadiamo i nostri rating hold su base fondamentale su Enel ed Endesa con target price rispettivamente a 4,45 e a 29,4 euro", concludono gli esperti di Banca Akros. Anche gli analisti di Banca Imi ritengono che l'incremento del debito non dovrebbe mettere gli indici di indebitamento di Enel sotto pressione data la riorganizzazione del gruppo e le cessioni in corso. "La notizia è positiva per Enel in quanto potrebbe rendere più attraente l'opv di Endesa", ribadiscono a Banca Imi (hold e target price a 3,80 euro su Enel).

Mentre l'Egitto ha siglato alcuni accordi per l'esplorazione di gas e greggio del valore complessivo di 187 milioni di dollari con diverse società europee, tra cui Edison (-1,23% a 0,8975 euro) e una tunisina. Fuori dal listino milanese attenzione ad Aeroporto di Firenze (-21,4% a 13,7 euro) perché l'Ente Carifirenze ha detto che considera strategica la partecipazione nella società che gestisce lo scalo aeroportuale fiorentino ma non ha escluso di uscire dal capitale quando il valore del titolo potrà soddisfare le aspettative dell'investimento, ragionevolmente dopo la realizzazione della nuova pista.
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Mediobanca promuove Fiat e Exor, ma taglia il rating a Cnh

Mediobanca Securities ha alzato la raccomandazione su Fiat  (-0,51% a 7,74 euro) da neutral ad outperform, con prezzo obiettivo che sale da 8,1 a 10,5 euro. Promossa anche Exor da neutral a outperform, con prezzo obiettivo fissato a 35 euro. Gli analisti vedono però un momento no per Cnh, da qui il passaggio da qui il passaggio da outperform a neutral con un target price a 7,3 euro.

Per quanto riguarda Fiat, gli analisti di Mediobanca ricordano che il gruppo ha una buona posizione competitiva negli Stati Uniti, in America Latina e nel segmento premium, un business piccolo ma profittevole in Asia, mentre ha una posizione debole in Europa, anche se non spicca nè in negativo nè in positivo rispetto ai sui diretti concorrenti.

Gli esperti ritengono che il titolo possa avere margini di apprezzamento anche del 40-100% con una nuova struttura del capitale. In particolare gli anlisti dicono che:  "Aumentiamo il giudizio sulla base di un upgrade delle stime di Ferrari e sulla base dell'idea che un eventuale aumento di capitale sarà apprezzato dal mercato". Per gli esperti uno scenario 'blue sky', con una migliore struttura del capitale e un'Ipo di Ferrari, porterebbe il fair value a 15,1 euro.

Secondo Mediobanca sono tre le opzioni per Fiat per riorganizzare la sua struttura del capitale: l'emissione di strumenti equity-linked (50% di probabilità assegnata), 'monetizzare' Ferrari (30%), non fare nulla (20%). La prima opzione, con una struttura "più sostenibile del capitale, aggiungerebbe 2,2 euro" rispetto al Tp individuato da Mediobanca Securities, mentre "Ferrari aggiungerebbe 2,4 euro. Lo scenario in cui non viene fatto nulla è il caso peggiore secondo noi". Per MB "il mercato ha sufficiente interesse per una soluzione equity-linked, in quanto finanzierebbe un'interessante storia di ristrutturazione e sosterrebbe una rifocalizzazione verso il segmento premium".

Per quanto riguarda Exor (-0,61% a 30,8 euro), la raccomandazione passa da neutral a outperform, con prezzo obiettivo fissato a 35 euro. "Abbiamo aumentato il rating su Fiat, che rappresenta il 35% degli investimenti di Exor, principalmente sulla base dell'estrazione di valore in Ferrari", spiegano gli analisti.

"Ovviamente non abbiamo la sfera di cristallo, quindi, pur se abbiamo un'elevata fiducia sulla volontà di estrarre valore da un asset prezioso e sottovalutato come Ferrari, le tecnicalità per farlo potrebbero variare in modo significativo. In ogni caso Exor ne trarra beneficio", prosegue Mediobanca. Inoltre, per gli esperti ci sono poche chance che Exor sottoscriva pro-quota un'eventuale emissione azionaria di Fiat, anche perché, alla luce della nuova struttura dei diritti di voto, anche in caso di diluizione a circa il 20% la holding manterrebbe il controllo del gruppo con oltre il 30% dei diritti di voto. Anche gli altri investimenti di Exor secondo gli analisti potranno riservare sorprese positive.

Pollice verso invece per Cnh industrial  (1,61% a 6,1 euro) il cui giudizio passa da outperform a neutral con un target price a 7,3 euro. Secondo fgli esperti la società è a buon mercato, ma il momento non è favorevole. Da una parte il mercato dei camion in Europa continua a essere debole e questo penalizzerà Iveco. Dall'altra il rafforzamento del dollaro potrà penalizzare Cnh. Gli esperti di Mediobanca hanno stimato che per un apprezzamento del dollaro del 10%, l'utile netto di Cnh si potrebbe contrarre del 3-4%.

Il consiglio finale degli esperti è quello di fare uno switch passando da Cnh industrial a Fiat.


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Wall Street stabile dopo una settimana di rialzi

Written By Unknown on Minggu, 21 September 2014 | 15.11

Nonostante il colosso cinese dell'e-commerce, Alibaba, nella prima giornata di scambi abbia chiuso le contrattazioni con un guadagno del 38,1% a 93,89 dollari, per la Borsa di New York la seduta si è dimostrata debole: l'indice Dow Jones ha terminato le contrattazioni con un guadagno dello 0,09%, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,3%.

Il titolo protagonista, Alibaba appunto, ha aperto gli scambi con oltre due ore di ritardo rispetto all'orario di Wall Street per consentire agli operatori di fissare il prezzo. Per il resto però la borsa americana è parsa avviare una fase di correzione dopo i guadagni della settimana, in vista del weekend.

Tornando ad Alibaba, il prezzo delle azioni del gigante cinese del commercio online, fissato a 68 dollari in fase di collocamento, ha subito sfiorato 100 dollari, conferendo alla società un valore di mercato di 244 miliardi di dollari. In modesto rialzo le azioni dei due principali azionisti di Alibaba: Softbank (+0,6%) e Yahoo (+0,1%).

Con 21,7 miliardi di dollari raccolti con la sottoscrizione di 320 milioni di azioni, quello di Alibaba è già il maggior collocamento in borsa della storia degli Usa, superando la quotazione da 19,65 miliardi di dollari di Visa, avvenuta nel 2008. Se i sottoscrittori eserciteranno il diritto di opzione su altri 48 milioni di azioni, il valore della raccolta toccherà 25 miliardi di dollari.

In questo caso il collocamento di Alibaba diventerebbe il più ricco della storia, superando i 22,12 miliardi di dollari dell'ipo di Agricultural Bank of China, avvenuta nel 2010 a Shanghai.


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Exane, la strategia in 5 punti

Ecco la strategia di portafoglio degli esperti dell'investment bank francese.

1) Mantenere una sovraesposizione degli asset rischiosi.  Le politiche monetarie restano globalmente espansive anche se sono aumentate le differenze: la BCE è più attiva mentre la Fed dovrà preparare gli investitori al suo primo rialzo dei tassi nel 2015. Il calo dei tassi sovrani USA riflette chiaramente questa situazione: l'attivismo della BCE e l'afflusso di liquidità interessano tutti i mercati obbligazionari e ne spiegano in buona parte i livelli attuali.

2) Ridurre le azioni americane. L'asset class non sembra eccessivamente cara (p/e in linea con la media storica in periodi con tassi a lungo simili) e gli EPS (utili per azione) continueranno a crescere. Tuttavia, la qualità degli utili è peggiorata con l'aumentare della leva finanziaria. Gli altri mercati azionari potrebbero, invece, beneficiare di un momentum relativo più favorevole. Diconseguenza meglio ridurre l'esposizione ai titoli azionari USA (20%), a favore dei mercati emergenti.

3) Mantenere un'elevata esposizione sulle azioni europee. Il rimbalzo dei profitti delle società esportatrici a seguito del calo dell'euro, il potenziale di releveraging delle imprese europee e il venir dello spettro della deflazione, grazie all'azione della Bce, sono fattori che giustificano un'esposizione crescente alle azioni della zona euro.

4) Aumentare il peso dell'azionario emergente. Il rialzo degli utili dovrebbe subentrare al calo (da inizio anno) del premio di tale asset class grazie alle maggiori vendite dovute all'aumento delle esportazioni, ad un cambio più favorevole e a margini più elevati (contenimento dei costi unitari del lavoro). Al contrario meglio ridurre l'esposizione al debito dei paesi emergenti (4%) a favore della liquidità in dollari.

5) Non esporsi alle obbligazioni sovrane dei paesi sviluppati. All'inizio di quest'anno gli esperti non avevamo stimato il significativo ribasso dei tassi sovrani nei paesi sviluppati, causato dal rallentamento «climatico» negli Usa, dal flight to quality geopolitico (Ucraina) e soprattutto dall'eccesso di risparmio globale. Il calo si è intensificato quest'estate a seguito dei maggiori timori deflazionistici nell'Eurozona e all'anticipazione del Qe della Bce intesa ad aumentare l'eccesso di liquidità
nei mercati obbligazionari globali.


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Wall Street stabile dopo una settimana di rialzi

Written By Unknown on Sabtu, 20 September 2014 | 15.11

Nonostante il colosso cinese dell'e-commerce, Alibaba, nella prima giornata di scambi abbia chiuso le contrattazioni con un guadagno del 38,1% a 93,89 dollari, per la Borsa di New York la seduta si è dimostrata debole: l'indice Dow Jones ha terminato le contrattazioni con un guadagno dello 0,09%, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,3%.

Il titolo protagonista, Alibaba appunto, ha aperto gli scambi con oltre due ore di ritardo rispetto all'orario di Wall Street per consentire agli operatori di fissare il prezzo. Per il resto però la borsa americana è parsa avviare una fase di correzione dopo i guadagni della settimana, in vista del weekend.

Tornando ad Alibaba, il prezzo delle azioni del gigante cinese del commercio online, fissato a 68 dollari in fase di collocamento, ha subito sfiorato 100 dollari, conferendo alla società un valore di mercato di 244 miliardi di dollari. In modesto rialzo le azioni dei due principali azionisti di Alibaba: Softbank (+0,6%) e Yahoo (+0,1%).

Con 21,7 miliardi di dollari raccolti con la sottoscrizione di 320 milioni di azioni, quello di Alibaba è già il maggior collocamento in borsa della storia degli Usa, superando la quotazione da 19,65 miliardi di dollari di Visa, avvenuta nel 2008. Se i sottoscrittori eserciteranno il diritto di opzione su altri 48 milioni di azioni, il valore della raccolta toccherà 25 miliardi di dollari.

In questo caso il collocamento di Alibaba diventerebbe il più ricco della storia, superando i 22,12 miliardi di dollari dell'ipo di Agricultural Bank of China, avvenuta nel 2010 a Shanghai.


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Exane, la strategia in 5 punti

Ecco la strategia di portafoglio degli esperti dell'investment bank francese.

1) Mantenere una sovraesposizione degli asset rischiosi.  Le politiche monetarie restano globalmente espansive anche se sono aumentate le differenze: la BCE è più attiva mentre la Fed dovrà preparare gli investitori al suo primo rialzo dei tassi nel 2015. Il calo dei tassi sovrani USA riflette chiaramente questa situazione: l'attivismo della BCE e l'afflusso di liquidità interessano tutti i mercati obbligazionari e ne spiegano in buona parte i livelli attuali.

2) Ridurre le azioni americane. L'asset class non sembra eccessivamente cara (p/e in linea con la media storica in periodi con tassi a lungo simili) e gli EPS (utili per azione) continueranno a crescere. Tuttavia, la qualità degli utili è peggiorata con l'aumentare della leva finanziaria. Gli altri mercati azionari potrebbero, invece, beneficiare di un momentum relativo più favorevole. Diconseguenza meglio ridurre l'esposizione ai titoli azionari USA (20%), a favore dei mercati emergenti.

3) Mantenere un'elevata esposizione sulle azioni europee. Il rimbalzo dei profitti delle società esportatrici a seguito del calo dell'euro, il potenziale di releveraging delle imprese europee e il venir dello spettro della deflazione, grazie all'azione della Bce, sono fattori che giustificano un'esposizione crescente alle azioni della zona euro.

4) Aumentare il peso dell'azionario emergente. Il rialzo degli utili dovrebbe subentrare al calo (da inizio anno) del premio di tale asset class grazie alle maggiori vendite dovute all'aumento delle esportazioni, ad un cambio più favorevole e a margini più elevati (contenimento dei costi unitari del lavoro). Al contrario meglio ridurre l'esposizione al debito dei paesi emergenti (4%) a favore della liquidità in dollari.

5) Non esporsi alle obbligazioni sovrane dei paesi sviluppati. All'inizio di quest'anno gli esperti non avevamo stimato il significativo ribasso dei tassi sovrani nei paesi sviluppati, causato dal rallentamento «climatico» negli Usa, dal flight to quality geopolitico (Ucraina) e soprattutto dall'eccesso di risparmio globale. Il calo si è intensificato quest'estate a seguito dei maggiori timori deflazionistici nell'Eurozona e all'anticipazione del Qe della Bce intesa ad aumentare l'eccesso di liquidità
nei mercati obbligazionari globali.


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Fmi, crescita globale delude e aumentano rischi

Written By Unknown on Kamis, 18 September 2014 | 15.11

Fmi, crescita globale delude e aumentano rischi - MilanoFinanza.it

analisi

Fmi, crescita globale delude e aumentano rischi




Il Fondo monetario internazionale ha lanciato una serie di allarmi sulla crescita economica globale. Nella prima metà dell'anno "si è rivelata più debole" di quanto pronosticato dalla stessa istituzione nel suo World Economic Outlook, pubblicato ad aprile. Ora, in un rapporto stilato in vista del G20 delle Finanze di questo fine settimana in Australia, il Fmi parla ripetutamente di performance "deludenti" in varie regioni: dagli Usa, all'America Latina all'area euro.

E nell'esaminare l'Unione valutaria il Fmi cita l'Italia a causa della contrazione che ha registrato il pil. In prospettiva "la crescita globale dovrebbe ora riguadagnare forza, ma i rischi di rallentamento sono aumentati", avverte il Fmi. E tra i fattori di pericolo cita le tensioni geopolitiche aumentate negli ultimi mesi, che si sono andate ad aggiungere a rischi già presenti come quelli legati alla normalizzazione della politica monetaria negli Usa (con la progressiva rimozione degli stimoli). Quanto ai piani di risanamento dei conti, il Fmi avverte che bisogna evitare di lanciarsi in manovre correttive in caso di "ampie sorprese negative" sulla crescita, perché sarebbe controproducente. Mentre chi come la Germania ha margini di bilancio dovrebbe sfruttarli per favorire gli investimenti.




 
 


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Zalando fissa la forchetta per l'ipo

Il gruppo tedesco Zalando, colosso delle vendite online di abiti e scarpe, ha stabilito il prezzo delle azioni per la quotazione che inizierà il primo ottobre. La forchetta è stata fissata fra 18 e 22,50 euro. L'operazione prevede la vendita dell'11,3%  del gruppo. Di conseguenza Zalando dovrebbe incassare tra i 507 ei 633 milioni di euro valorizzando la società attorno a 5 miliardi di euro,  così come da stime iniziali.

Il gruppo con sede a Berlino, presente in 15 Paesi e guidato da un team di trentenni, aveva annunciato all'inizio di settembre, dopo settimane di indiscrezioni, la quotazione delle azioni sul mercato regolamentato (Prime Standard) della Borsa di Francoforte.

Le azioni possono essere acquistate a partire dal 18 settembre da investitori in Germania e Lussemburgo; negli Stati Uniti la vendita è rivolta solo agli istituzionali. Oggi  il capitale della società è detenuto dagli svedesi di Investment AB Kinnevik (36%), Global Founders (17%), DST Europe (8%) e Holtzbrinck Ventures (8%).

Per il collocamento in Borsa, Zalando ha  arruolato tre top-advisor, Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley.  Il gruppo di ecommerce ha chiuso il primo semestre in bellezza con un balzo dei ricavi del 29,5% a 1,047 miliardi di euro (809 nello stesso periodo del 2013).

Sempre nel primo semestre dell'anno, Zalando ha registrato un ebit margin dell'1,2% (era negativo dell'8,9% nello stesso periodo dell'anno precedente).  La società è stata fondata nel 2008 da Robert Gentz e David Schneider. Fin da subito si è imposta nel settore delle vendite online, tanto che oggi vanta 13,7 milioni di clienti attivi (contro gli 11,6 del primo semestre 2013) distribuiti in 15 Paesi.


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Putin arresta Evtushenkov. Micex in rosso. Lite per il petrolio di Bashneft?

Written By Unknown on Rabu, 17 September 2014 | 15.11

L'indice Micex della borsa di Mosca  ha aperto oggi in calo dello  0,5% dopo la notizia dell'arresto del magnate russo Vladimir Evtushenkov per riciclaggio di denaro. E le azioni della holding AFK Sistema, che ha partecipazioni importanti nel settore del petrolio, telecom e media, sono crollate, perdendo il 26%.

Nel frattempo, il Cremlino ha già respinto come "infondati e inopportuni" i paragoni tra il caso di Evtushenkov e il caso Yukos, che nel 1993 portò in carcere l'allora oligarca del petrolio Mikhail Khodorkovsky, tornato in libertà solo l'anno scorso. A suggerire che vi sia qualche somiglianza tra l'arresto del capo della potente holding AFK Sistema, quindicesimo uomo più ricco di Russia, è stato il presidente dell'Unione russa degli industriali e degli imprenditori. "Sono in totale disaccordo con il signor Shokhin", ha detto il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, all'agenzia Interfax, "qualsiasi tentativo di dare tinte politiche a questa storia non ha diritto di essere".

Nel luglio dello scorso anno Sistema aveva venduto il 49% del colosso petrolifero Russneft al suo fondatore, il miliardario Mikhail Gutseriev per 1,2 miliardi di dollari. Sistema possiede oggi un'altra società petrolifera, Bashneft, su cui Rosneft, di proprietà dello Stato, ha mire di acquisizione. Quando venne fondata nel 1993, le maggiori controllate di Sistema erano nel settore telecom. Il gruppo ha in portafoglio Mts, il maggiore operatore mobile russo ed è attivo nell'energia, ingegneristica, agricoltura e media.


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Equita inizia copertura di Fineco con un buy

Equita ha iniziato la copertura di Finecobank con un rating buy e target price a 5 euro. "Una società ed un business model eccellenti ad un prezzo ragionevole", spiegano gli analisti della sim sottolineando che "l'acquisto di titoli Fineco consente di investire in una società che è in grado di realizzare una crescita organica almeno del 5-10% degli asset finanziari totali sia per le sue caratteristiche che per quelle del mercato di riferimento".

Inoltre secondo Equita Finecobank  ha un profilo di rischio più contenuto delle banche e delle altre società di raccolta e gestione del risparmio (i cosiddetti asset gatherers), può pagare un dividendo interessante e crescente (2,7% nel 2014, 3,6% nel 2016), anche se inferiore al 5% degli asset gatherers, e si prevede una crescita annua composta dell'utile per azione 2015-2016 del 11%, dopo un 2014 eccezionale e con buona visibilità.

"Queste caratteristiche si pagano 17 volte gli utili 2015, contro una media di 15 volte per gli asset gatherers italiani e 14 volte per i concorrenti globali. Ma se si aggiusta il multiplo per il rischio otteniamo che Finecobank tratta a sconto del 25% rispetto a Azimut, del 9% verso Banca Generali e in linea con Mediolanum. Il nostro target di 5 euro significa un rapporto prezzo-utili 2015 di 21 volte rispetto ai 24 di Schwab", conclude Equita sim. In borsa al momento il titolo segna un rialzo del 2,38% a 4,21 euro. Fineco ha debuttato a Piazza Affari lo scorso 2 luglio al prezzo di 3,7 euro.


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Jazztel vola (+6%) dopo l'opa amichevole di Orange

Written By Unknown on Selasa, 16 September 2014 | 15.12

Prosegue il risiko delle tlc. Il gruppo francese Orange ha presentato un'offerta da 13 euro per azione oer l'operatore spagnolo Jazztel. A rivelarlo è stata la stessa Jazztel in un avviso alla borsa iberica, sottolineando di aver ricevuto un'offerta in contanti per il 100% del capitale al prezzo di 13 euro per azione che il presidente Leopoldo Fernandez Pujals, titolare del 14,48%, ha già accettato.

Stamani in borsa il titolo Jazztel ha aperto con un rialzo del 6%, portandosi a ridosso del prezzo d'opa (12,84 euro alle ore 9.05); in leggero ribasso (-0,7%) invece Orange.

Orange, intenzionata a scommettere sulla ripresa economica della Spagna, ha da parte sua precisato che, incluso il piano di stock option a favore dei dirigenti di Jazztel, l'offerta ha un valore complessivo di 3,4 miliardi, il 34% in più rispetto alla capitalizzazione di mercato registrata dalla società iberica nell'ultimo mese. L'ex monopolista francese intende finanziare l'operazione mediante l'emissione di nuove azioni per un valore di 2 miliardi di euro e di obbligazioni ibride subordinate.

In caso di esito positivo, l'acquisizione di Jazztel consentirebbe a Orange di raddoppiare la quota di mercato nella banda larga in Spagna, scavalcando Vodafone Group e diventando il secondo maggior operatore via cavo del Paese dietro alla sola Telefonica. La Spagna è già il secondo mercato di riferimento della società francese, con un peso del 10% sul fatturato consolidato.

Jazztel è cresciuta rapidamente negli ultimi anni grazie all'offerta di connessioni internet a basso prezzo tramite pacchetti triple-play con servizi di telefonia fissa, telefonia mobile e tv via cavo.

L'operazione di Orange in Spagna è solo l'ultimo esempio di una fase di crescente consolidamento del settore delle telecomunicazioni in Europa, con la Spagna teatro di una delle maggiori acquisizioni dell'anno, ovvero l'accordo da 7,2 miliardi di euro siglato da Vodafone per conquistare l'operatore via cavo Ono.

Senza dimenticare che per la cessione della controllata Gvt (Global Village Telecom) la francese Vivendi ha deciso di intavolare trattative in esclusiva con la spagnola Telefonica. L'amministratore delegato di Orange, Stephane Richard, ha fatto presente il "buon miglioramento" dell'economia spagnola e ha escluso grandi ostacoli in ambito antitrust.

Jazztel, titolare dell'11,8% del mercato spagnolo della banda larga e del 2,3% del segmento mobile, consentirebbe ai francesi di raggiungere il 26,2% della banda larga, rispetto al 21% di Vodafone, e il 25,1% del mercato mobile, a poca distanza dal 26,7% dei britannici ma lontano dal 33% circa di Telefonica.


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Azimut, Equita taglia il rating a hold

Equita Sim ha ridotto il rating di Azimut da buy a hold con target price a 22,7 euro. Al momento il titolo quota a 20,6 euro, in calo dell'1,62%. Il down grade si deve al limitato upside del titolo dopo l'ultimo rally e in attesa della presentazione del nuovo piano in agenda per il 6 novembre.

In particolare gli esperti hanno leggermente limato le stime di utile netto (-3%) a 186 milioni alla luce del minore contributo delle commissioni di performance. Il significativo accumulo di cassa, invece, porta gli analisti ad ipotizzare che il payout venga alzato dal 60% al 75% e quindi il dividendo da 73 a 107 centesimi, che corrisponde a un rendimento del 5% rispetto al 3,2% di Anima, al 4,6% di Banca Generali e al 4,7% di Mediolanum.

A detta degli esperti di Equita sim, comunque, l'elevato dividend yield di Azimut rappresenta una significativa protezione contro il rischio di ribasso.


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Wall Street appesantita dai titoli dell'energia

Written By Unknown on Minggu, 14 September 2014 | 15.11

Sono stati soprattutto i titoli del comparto energetico a spingere Wall Street al ribasso. Si temono gli effetti del nuovo round di sanzioni imposte contro la Russia che colpiscono in primo luogo società del petrolio e della difesa. Exxon Mobil, in particolare, ha persi l'1,2% anche per il timore che venga compromesso l'accordo da 3,2 miliardi di dollari nell'Artico con Rosneft, controllata dal Cremlino. Tra le società petrolifere Usa, Exxon è la più esposta verso la Russia. Chevron invece è scesa dello 0,9%.

L'indice Dow Jones è arretrato dello 0,36%, l'S&P 500 lo 0,6% e il Nasdaq lo 0,53%. Secondo gli strategist di IG aumentano le attese di un prossimo rialzo del costo del denaro da parte della Federal Reserve, sottolineando il paradosso di una fase in cui "le buone notizie macroeconomiche sono cattive notizie per i mercati azionari".

L'appuntamento più atteso della prossima settimana è il meeting del Fomc che la sera di mercoledì 10 comunicherà le sue decisioni. Molti si aspettano che il presidente Janet Yellen utilizzerà toni meno da colomba delle precedenti riunioni, ma difficilmente ci saranno novità di rilievo. Cambio euro/dollaro a 1,297.


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Ecofin, mandato a Commissione Ue e Bei sugli investimenti

L'Ecofin dà mandato a Commissione Ue e Bei per definire strumenti concreti per aumentare gli investimenti in Europa. L'annuncio è stato fatto da Pier Carlo Padoan al termine della riunione dei ministri finanziari Ue oggi a Milano. Così l'Ecofin ha risposto alla richiesta di maggiori investimenti fatta da Draghi giovedì. "La via maestra per la crescita sono più investimenti, soprattutto privati, ma anche pubblici nella loro funzione di catalizzatore", ha detto Padoan.

Tra i leader Ue è maturata la consapevolezza che la carenza di investimenti è alla radice della debolezza dell'economia. Si discute però sulle modalità concrete di rilancio. Seguendo la linea tracciata da Draghi, Padoan ha sottolineato che "si devono creare condizioni di profittabilità" e, in tal senso, "elemento fondamentale sono le riforme strutturali". Senza regole più favorevoli, le imprese non saranno incentivate a investire, e nessuna azione della Bce potrà cambiare lo scenario. L'altro pilastro è lo sviluppo di strumenti finanziari, tra cui i minibond, per diversificare le forme di finanziamento delle imprese, oggi troppo legate al credito bancario.

"Non c'è una deadline sulle riforme", ha aggiunto il ministro, ma "c'è un'urgenza di accelerare il più possibile". In Italia, ha ricordato, c'è già "un calendario nazionale di riforme". In maniera di minibond, per esempio, "le misure sono state introdotte nel decreto competitività a giugno e già nei mesi estivi si sono ottenuti risultati molto importanti. Sono state fatte emissioni per un miliardo di euro".

Dopo l'Ecofin "l'Italia resta con i suoi problemi", ha commentato il governatore della Banca di Italia Ignazio Visco. Padoan ha assicurato che i nodi evidenziati dai recenti macro negativi per l'Italia saranno affrontati nella prossima legge di Stabilità, che "sarà all'insegna della crescita, aggredirà le cause della scarsa competitività e proteggerà le fasce più deboli confermando i tagli di tasse che abbiamo già introdotto". 

Le riforme strutturali saranno analizzate con attenzione dall'Ue. Jyrki Katainen, il commissario agli Affari economici, ha ricordato che «molti Paesi stanno pianificando riforme, ma bisogna anche attuarle perché non serve avere la cura e le medicine e poi non prenderle». In Italia "l'agenda è molto ambiziosa e potrà spingere la crescita", ma ancora non è stata fatta alcuna valutazione ufficiale sul Paese, per la quale si attende la legge di bilancio. "C'è un clima diverso in Europa, la crescita è la priorità di tutti. Il conflitto rigore-crescita non c'è", ha assicurato Padoan.

"Non ci aspettiamo recessione nel terzo trimestre, crediamo che le misure prese dalla Bce faranno evitare questo rischio" per l'area euro, ha aggiunto Vitor Constancio, vicepresidente Bce al termine dell'Ecofin. Il vero problema, secondo Constancio, è comunque la bassa crescita nominale, risultato di bassa crescita e bassa inflazione, che appesantisce il fardello dei debitori privati e pubblici. Il pil salirà meno dell'1% quest'anno nell'area e l'inflazione "è molto lontana dall'obiettivo Bce", ha detto Constancio.


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Boom dei fondi Ma in pochi meritano i tuoi soldi

Written By Unknown on Sabtu, 13 September 2014 | 15.11

In Italia il risparmio gestito continua a fare il pieno di raccolta con i fondi aperti che nel solo mese di luglio hanno attirato 11,2 miliardi, pari a un saldo da inizio anno di 53,9 miliardi superando così in soli sette mesi il totale dei flussi realizzati in tutto il 2013 (45,9 miliardi). Non si registrava un dato così elevato dal 2000. D'altronde con i tassi ai minimi e la resistenza degli italiani a investire in azioni, la via del fondo appare sempre più attraente perché può allargare l'universo investibile.

Guardare al mondo del risparmio gestito per ottenere rendimenti un po' più ricchi sembra una scelta naturale. Tanto più che le banche, non più pressate dalla necessità di raccogliere con i bond, sono tornate a mettere in vetrina i fondi. E per chi deve investire la scelta non manca. Se agli inizi del decennio scorso i fondi erano poco più di 2.500, oggi sono oltre 4.200 (in base alle società che inviano i dati ad Assogestioni). Orientarsi di fronte a un'offerta che diventa sempre più ampia è complicato. Anche perché il successo di un fondo dipende dal suo gestore.

E se questo cambia, i rendimenti potrebbero non essere più gli stessi. Se in media l'indice Fideuram dei fondi ha reso da inizio anno il 4,9%, c'è una grande differenza tra i primi della classe e chi invece resta ancorato al benchmark. Tanto più che gli investitori italiani tendono sempre a mantenere una quota importante di fondi obbligazionari in portafoglio.

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Wall Street appesantita dai titoli dell'energia

Sono stati soprattutto i titoli del comparto energetico a spingere Wall Street al ribasso. Si temono gli effetti del nuovo round di sanzioni imposte contro la Russia che colpiscono in primo luogo società del petrolio e della difesa. Exxon Mobil, in particolare, ha persi l'1,2% anche per il timore che venga compromesso l'accordo da 3,2 miliardi di dollari nell'Artico con Rosneft, controllata dal Cremlino. Tra le società petrolifere Usa, Exxon è la più esposta verso la Russia. Chevron invece è scesa dello 0,9%.

L'indice Dow Jones è arretrato dello 0,36%, l'S&P 500 lo 0,6% e il Nasdaq lo 0,53%. Secondo gli strategist di IG aumentano le attese di un prossimo rialzo del costo del denaro da parte della Federal Reserve, sottolineando il paradosso di una fase in cui "le buone notizie macroeconomiche sono cattive notizie per i mercati azionari".

L'appuntamento più atteso della prossima settimana è il meeting del Fomc che la sera di mercoledì 10 comunicherà le sue decisioni. Molti si aspettano che il presidente Janet Yellen utilizzerà toni meno da colomba delle precedenti riunioni, ma difficilmente ci saranno novità di rilievo. Cambio euro/dollaro a 1,297.


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Mps: due consiglieri disposti a dimettersi, Fondazione soddisfatta

Written By Unknown on Jumat, 12 September 2014 | 15.11

La Fondazione Mps si è detta soddisfatta della disponibilità di due consiglieri, eletti in quota Fondazione, ovvero, il vicepresidente, Marco Turchi, e la consigliera, Paola Demartini, a rassegnare le dimissioni dal cda di Banca Monte dei Paschi, favorendo così l'ingresso dei rappresentanti dei nuovi soci, come previsto dal patto parasociale sottoscritto dall'ente e dai fondi Fintech Advisory e Btg Pactual Europe.

In una nota la Fondazione Mps ha espresso "vivo apprezzamento per la sensibilità dimostrata a fronte della propria richiesta nel segno di un forte senso di responsabilità nei confronti della banca e della comunità e delle istituzioni senesi, consentendo di procedere verso il consolidamento di una base azionaria stabile nel medio-lungo periodo e con un adeguato orizzonte di investimento a sostegno della crescita e valorizzazione della banca stessa".

La Fondazione ha poi sottolineato "la competenza e professionalità" con cui, anche in questa occasione, Marco Turchi e Paola Demartini hanno interpretato il loro ruolo che, nelle vesti di consiglieri di Rocca Salimbeni, li ha visti apportare un contributo "non certo inferiore a quello di Angelo Dringoli e Marina Rubini", che hanno invece comunicato alla Fondazione di voler rimanere all'interno del cda. Con riguardo a questi ultimi, la Fondazione Mps ha espresso delusione e disappunto per non aver dimostrato pari sensibilità.

Le dimissioni effettive di Marco Turchi e Paola Demartini sono attese nei prossimi giorni quando verranno indicati dai pattisti sudamericani i nomi dei candidati che andranno a rappresentarli in cda. Il presidente di Mps, Alessandro Profumo, ha espresso ieri "vivo ringraziamento ai consiglieri per il senso di responsabilità dimostrato consentendo in prospettiva una piena rappresentanza dei nuovi azionisti strategici".

"Al più presto, quindi, il cda di Mps accetterà le sostituzioni. Tuttavia il consiglio è in scadenza nella primavera del 2015 e tutti i suoi membri, tra cui il presidente e l'amministratore delegato, dovranno essere votati dall'assemblea. La Fondazione sta anche cercando di espandere il patto di sindacato, attualmente al 9% del capitale di Banca Monte dei Paschi di Siena, e recentemente Axa non ha accettato di aderire", hanno ricordato questa mattina gli analisti di Kepler Cheuvreux (rating hold e target price a 1,2 euro confermati sul titolo Mps).

In effetti pochi giorni fa, la compagnia assicurativa, azionista con il 2,052%, ha detto che non entrerà nel patto di sindacato di Mps perché, in base ai vincoli regolatori a cui è soggetta negli Stati Uniti, non può detenere direttamente o partecipare a un patto che detenga più del 10% di una banca. L'ingresso di Axa nel patto di sindacato porterebbe la quota complessiva oltre il 10%.

In attesa di novità anche su questo fronte, gli analisti di Banca Imi considerano positivamentela notizia delle dimissioni dei due consiglieri perché si risolve unproblemadi governanceche avrebbepotuto generarela necessità di unrinnovo di tutto il consiglio. "Ribadiamo comunque il rating hold e il target price a 1,15 euro sul titoloMps per la bassa redditività,la modesta qualitàdel credito ei problemi di finanziamento che rimangonoi punti debolidell'equity story di Mps", hanno precisato gli esperti di Banca Imi.

A Piazza Affari questa mattina il titolo Mps sale dell'1,26% a quota 1,128 euro. "Ora che la governance della banca è stata fissata, in linea con le nostre aspettative, pensiamo che l'azione possa reagire positivamente e ribadiamo la nostra
raccomandazione hold e il prezzo obiettivo a 1,30 euro", concludono gli esperti di Banca Akros.


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Padoan non esclude una manovra correttiva

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, a margine della riunione dell'Eurogruppo questa mattina a Milano, ha confermato che l'Italia rispetterà gli impegni presi con l'Europa sul deficit di bilancio, anche se il target del 2,6% richiesto dalla Bce non è più compatibile con il quadro macro nettamente peggiorato. Per stare ai patti con l'Europa, il ministro non ha escluso una manovra correttiva.

L'Italia rispetterà quindi gli impegni presi con l'Europa sul deficit di bilancio, ha affermato Padoan all'ingresso della riunione dell'Eurogruppo a Milano, facendo riferimento alle dichiarazioni del bollettino della Bce rilasciate ieri. "Il target del 2,6% era un obiettivo compatibile con un quadro macro diverso", ha precisato, ribadendo comunque l'impegno a non salire oltre il 3%.

"Come la stessa Bce ammette nel bollettino", ha proseguito, "il quadro macro è molto peggiore di sei mesi fa e c'è un'ovvia implicazione per i conti pubblici. Noi comunque rispetteremo gli impegni presi". Padoan non ha però voluto specificare se il governo studierà una manovra correttiva per rimanere nei vincoli di bilancio: "stiamo lavorando alla legge di stabilità che per definizione impatta sui conti. Quando avremo i numeri sarete i primi a saperlo".

Sulla questione Europa, il ministro ha ripetuto quanto affermato nell'intervento di ieri all'Eurofi: "bisogna cambiare approccio, l'Europa deve mettere la crescita e l'occupazione al centro". Da parte della Germania "non ci sono resistenze, c'è accordo" su un patto per la crescita in Europa". E sulla Francia, che ha chiesto due anni di tempo in più per rientrare nel vincolo del rapporto deficit/pil al 3%, Padoan si è limitato a dire: "Parigi è Parigi". Della situazione della Francia si parlerà nelle riunioni di oggi e domani.


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Orlando, responsabilità non per punire toghe ma riconoscere danni

Written By Unknown on Kamis, 11 September 2014 | 15.11

Orlando, responsabilità non per punire toghe ma riconoscere danni - MilanoFinanza.it

politica

Orlando, responsabilità non per punire toghe ma riconoscere danni




"Il nostro sistema della giustizia ha delle distorsioni, ma non ne rifarei cadere una responsabilità esclusivamente sulla magistratura. Abbiamo il tema di tempi di giustizia eccessivamente lunghi, il sovraffollamento delle carceri, tutti temi su cui Strasburgo ci richiama ma che non sono ascrivibili a errori soggettivi, anche se questi ci sono e credo che con una responsabilità civile più efficace e tempestiva possano essere sanzionati. Non tanto per punire i magistrati, ma per garantire che se uno ha subito un danno abbia un qualche giudice che glielo riconosce", ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Il Guardasigilli ha ricordato che sulla responsabilità civile dei magistrati "il governo ha fatto una proposta che prevede una responsabilità non diretta. Il tema della responsabilità va declinato rispetto al ruolo specifico che svolge il magistrato: una responsabilità diretta significherebbe che chiunque che è danneggiato può ricorrere direttamente contro il magistrato, con un elemento di pressione rispetto all'attività del magistrato che può condizionare il suo giudizio e inibire l'intervento su alcuni temi".

"La legge scritta da Vassalli nel 1987", ha spiegato ancora Orlando, "ha un impianto condivisibile, ma in questi anni il filtro ha inibito i ricorsi perchè il giudice che doveva valutare sommariamente la fondatezza del ricorso ha quasi sempre detto che non c'era. Noi vogliamo introdurre alcune modifiche: eliminare questo filtro affinché il ricorso sia sempre preso in considerazione e una qualche forma di rivalsa in caso di un danno riconosciuto", ha concluso.




 
 


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Telecom, Oi conferma interesse per Tim Brasil e ricerca partner

Oi, il campione nazionale delle telecomunicazioni brasiliane, ha confermato di aver chiesto alla banca d'affari Btg Pactual di cercare eventuali partner (America Movil) con i quali presentare un'offerta per Tim Brasil, la compagnia locale controllata da Telecom Italia.

"Il ruolo di Btg Pactual", ha spiegato Oi in una nota, "è di prendere contatti con soggetti che potrebbero partecipare a questa operazione", allo stesso tempo, Oi "non è ancora impegnata, in questo momento, in alcun negoziato formale con altri soggetti". America Movil, presente sul mercato locale con l'operatore Claro, ha già confermato di aver preso contatti con Oi per presentare un'offerta per Tim Brasil.

L'altro candidato a partecipare a una cordata per l'acquisto della partecipata di Telecom è Vivo, l'operatore controllato da Telefonica che ieri, con un comunicato alla Consob brasiliana, ha negato di essere a conoscenza di piani per la presentazione di un'offerta per Tim Brasil, che secondo le indiscrezioni della stampa brasiliana potrebbe essere avanzata entro il 30 settembre.

Tuttavia secondo le ultime indiscrezioni l'Anatel, il regolatore brasiliano, si opporrebbe allo spezzatino di Tim Brasil e non intenderebbe fermare l'asta 4G. Oltre a ciò, la vendita di Telecom Argentina (960 milioni di dollari) potrebbe essere in forse, a causa del ritardo dell'approvazione dell'antitrust locale, che difficilmente arriverà entro il 25 settembre.

Le notizie in merito alle difficoltà del colosso tlc in America latina sono negative soprattutto alla luce delle recenti speculazioni di vendita di Tim Brasil che hanno sostenuto il titolo in borsa, anche se rimane da vedere se Oi e American Movil lanceranno un'offerta congiunta. Peraltro America Movil nel confermare il proprio interesse ha specificato che lo stesso dipende dalle prese di posizione dell'Anatel. Intanto l'ad di Tim Brasil, Rodrigo Abreu, ha dichiarato che al momento la società non è stata contattata da alcun compratore.

Separatamente Telecom Italia ha presentato una revisione delle tariffe e canone per la telefonia fissa, a partire dal primo novembre di quest'anno: le tariffe del fisso sono state semplificate con l'eliminazione dello scatto alla risposta (5,04 centesimi) e un prezzo fisso (10 centesimi al minuto) per tutte le chiamate; il canone è stato invece rivisto da 17,54 a 18,54 euro al mese.

Tale manovra dovrebbe essere applicata solo su clienti che non abbiano già sottoscritto offerte a pacchetto che dovrebbero essere circa 6 milioni e "dovrebbe avere un effetto positivo a sostegno dei ricavi e dell'ebitda domestico del gruppo, con un beneficio stimato tra 80 e 90 milioni di euro l'anno, anche se in parte anticipato tra le possibili manovre per recuperare profittabilità", valuta un analista di una sim milanese, rammentando che le sue stime a livello di debito assumono l'incasso dalla vendita di Telecom Argentina. "Confermiamo la raccomandazione neutral su Telecom Italia", il cui titolo stamani a Piazza Affari sale dello 0,22% a 0,921 euro. Oggi Macquarie ha alzato la raccomandazione da neutral a outperform e il target price da 0,9 a 1,05 euro.


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Fineco, raccolta a 2,6 miliardi

Written By Unknown on Rabu, 10 September 2014 | 15.11

FinecoBank, che ora tratta a 4,12 euro (+0,29%)  ha registrato nel periodo gennaio-agosto 2014 una raccolta netta totale di 2,6 miliardi di euro, con un incremento del 46% rispetto allo stesso periodo del 2013. Nel solo mese di agosto la raccolta netta ha superato i 256 milioni, di cui 248 milioni effettuata tramite la rete di promotori finanziari.

Nei primi otto mesi del 2014  sonostati acquisiti oltre 66.000 nuovi clienti, in crescita di circa il 14% rispetto allo stesso periodo del 2013.

"Nello stesso periodo la raccolta netta totale tramite la rete di promotori finanziari è stata pari a 2,3 miliardi (in crescita del 26% rispetto ai primi otto mesi del 2013)", sottolinea la banca.

Continua il periodo favorevole per le società del risparmio gestitito e delle reti di promozione finanziaria che riescono a intercettare il bisogno dei clienti di trovare alternative ai titoli di Stato, che ormai offrono rendimenti netti molto bassi. Nei primi 8 mesi dell'anno banca Mediolanum (5,96 euro, segnando un -0,42%) ha raccolto 3,32 miliardi di euro (contro i 3,16 dello stesso periodo del 2013). Mentre Azimut (21,1 euro, segnando un -0,52%) ha messo a segno da inizio anno una raccolta netta superiore ai 4,1 miliardi.


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Fiat, il mercato specula sulla creazione di un polo dell'auto di lusso

In evidenza a Piazza Affari il titolo Fiat (+2,40% a 7,88 euro), non la holding della famiglia Agnelli, Exor (-0,32% a 30,75 euro), dopo che questa mattina è stato ufficializzato l'annuncio del cambio al vertice della Ferrari. Esce dal prossimo 13 ottobre Luca Cordero di Montezemolo. Alla presidenza andrà il numero uno del Lingotto, Sergio Marchionne. E' stata così sancita la separazione per divergenze sulla strategia per il Cavallino Rampante.

Il mercato già specula sul destino della casa di Maranello, targata Marchionne. Anche perché nel commentare le sue dimissioni dall'azienda, Montezemolo ha anticipato che "la Ferrari avrà un ruolo importante all'interno del gruppo Fca nella prossima quotazione a Wall Street e si aprirà quindi una fase nuova e diversa che credo giusto debba essere guidata dall'amministratore delegato del gruppo".

Le opzioni sul tavolo sono diverse: creazione di un polo dell'auto di lusso (Ferrari, Maserati, Alfa Romeo) da quotare; possibile estensione di tale polo alla moda con ipotetica partecipazione del gruppo Armani; spin-off del polo del lusso per trasferire il controllo di Ferrari sotto Exor.

"Riteniamo che la quotazione sarebbe un modo per valorizzare correttamente un asset altrimenti annacquato all'interno di un gruppo di auto mass-market car, che lo spin-off sia ipotizzabile solo in caso di aggregazione di Fca che renda il gruppo più solido, altrimenti Fca sarebbe semplicemente depauperata dell'asset di maggior prestigio/valore", sottolineano in una nota di oggi gli analisti di Equita.

Mentre la creazione di un polo del lusso che vada oltre le auto avrebbe più senso se venisse realizzato a livello di Exor. L'unica certezza, come ribadiscono gli analisti di un'altra sim milanese (rating neutral confermato su Fiat), è che la Ferrari non verrà ceduta in quanto strategica per il gruppo nel segmento premium. E' chiaro quindi che la Ferrari è destinata a una maggiore integrazione all'interno del gruppo con importanti sinergie industriali con Maserati e Alfa Romeo.

"Non ci aspettiamo, invece, uno spin off del polo premium, almeno nel breve, visto che Maserati e, soprattutto Alfa sono ancora in fase embrionale di rilancio. Un'ipotesi di questo tipo sarebbe comunque positiva perché farebbe emergere valore. Valutiamo Ferrari e Maserati 7 miliardi all'interno del gruppo ma decisamente superiore in caso di spin off", aggiungono gli analisti della sim milanese secondo i quali per finanziare i piani di investimento del gruppo è più probabile l'ipotesi di un prestito convertendo o di un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro.

Invece la Ferrari viene valutata da Equita 4,7 miliardi di euro, 2,1 volte l'enterprise value/ricavi 2015 e 7,7 volte l'ev/ebitda, e Maserati 2,1 miliardi di euro, 0,6 volte l'ev/ricavi 2015 e 4 volte l'ev/ebitda; insieme rappresentano oltre il 50% della somma delle parti di Fiat. Equita continua a consigliare l'acquisto (buy) del titolo Fiat con un target price a 9,2 euro.


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Giappone, ad agosto scende fiducia consumatori

Written By Unknown on Selasa, 09 September 2014 | 15.11

Giappone, ad agosto scende fiducia consumatori - MilanoFinanza.it

MF Online

Giappone, ad agosto scende fiducia consumatori




Cala ad agosto l'indice della fiducia dei consumatori giapponesi. Il dato, comunicato dall'Istituto di ricerca economica e sociale del Cabinet Office giapponese, si è attestato a 41,2 punti dai 41,5 punti del mese precedente. L'indice resta così al di sotto dei 50 punti, evidenziando un clima ancora negativo.

E' invece risultato immobile a 98,1 punti l'indice sull'attività del settore terziario in Giappone relativo al mese di luglio. Su base tendenziale l'indice grezzo ha registrato una variazione negativa dell'1,9% rispetto al -1,4% precedente.




 
 


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Pirelli & C., la domanda di pneumatici in Brasile preoccupa JP Morgan

JP Morgan ha downgradato Pirelli & C. da overweight a neutral (target price invariato a 13 euro) perché la recente performance non lascia molto spazio di rialzo rispetto al prezzo obiettivo e il titolo a Piazza Affari scivola dell'1,64% a quota 11,98 euro. Gli analisti della banca d'affari restano anche incerti circa la domanda di sostituzione di pneumatici in Brasile nel secondo semestre dati la debole situazione macro e le prossime elezioni.

Al contempo, la recente riduzione dei prezzi delle materie prime sarà parzialmente compensata dalla riduzione dei prezzi degli pneumatici derivante da una maggiore concorrenza. Le attuali stime di JP Morgan su Pirelli sono comunque in linea con quelle del consenso: ricavi a 6,163 miliardi quest'anno (6,146 miliardi nel 2013) e a 6,563 miliardi nel 2015, ebitda a 1,132 miliardi quest'anno (1,080 miliardi nel 2013) e a 1,236 miliardi nel 2015 e utile netto in rialzo a 382 milioni quest'anno (304 milioni nel 2013) e a 441 milioni nel 2015.


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Cina, ad agosto surplus commerciale record a 49,8 miliardi

Written By Unknown on Senin, 08 September 2014 | 15.11

Cina, ad agosto surplus commerciale record a 49,8 miliardi - MilanoFinanza.it

MF Online

Cina, ad agosto surplus commerciale record a 49,8 miliardi




Nuovo record per il surplus della Cina nell'import-export. Secondo i dati diffusi dall'Amministrazione delle dogane ad agosto il saldo commerciale della Cina è positivo per 49,8 miliardi di dollari, nuovo massimo storico, superando il precedente record di 47,3 miliardi. Il risultato è stato determinato da una flessione a sorpresa delle importazioni che hanno registrato un -2,4% a 158,6 miliardi mentre le esportazioni sono aumentate del 9,4% a 208,5 miliardi.



 
 


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I sindaci di Milano e Torino rilanciano la fusione A2A-Iren

Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha dichiarato che lo studio di aggregazione tra A2A e Iren si potrà riprendere e approfondire non appena sarà portata a termine la cessione delle quote di A2A già deliberata dai Comuni di Milano e Brescia. Si ricorda che lo scorso 30 giugno la giunta del Comune di Milano ha approvato l'estensione della vendita del 5,12% del capitale di A2A da parte dei due comuni principali azionisti, Milano e Brescia, a entro il 31 dicembre prossimo, alla luce del prezzo di borsa del titolo, stabilmente sotto quota 0,91 euro, il livello minimo previsto nelle delibera per la cessione da parte dei due soci.

Nelle scorse settimana anche il sindaco di Torino, Piero Fassino, aveva fatto dichiarazioni di apertura verso la creazione di una super-utility del nord, invitando tutti gli azionisti a sostenere il deal. In generale, gli analisti credono che un'eventuale aggregazione tra A2A e Iren sia un'operazione potenzialmente allo studio, ma che difficilmente possa essere realizzata nei prossimi 6-12 mesi.

"La fusione A2A/Iren, decisamente positiva, creerebbe un soggetto estremamente diversificato in tutte le aree di business con un ulteriore potenziale aggregativo nelle rispettive aree geografiche: Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia", affermano in una nota di oggi gli analisti di Equita.

La sim, che la scorsa settimana ha introdotto un premio M&A dal 5% (per Iren, Acea ed A2A) al 10% nel caso di Hera per considerare, in fase iniziale, il potenziale di creazione valore, preferisce comunque  Iren (buy e target price a 1,5 euro confermati sul titolo) ad A2A (hold e target price a 1,02 euro).

A Piazza Affari stamani il titolo A2A scende dello 0,12% a quota 0,865 euro, invece Iren sale dello 0,63% a 1,117 euro anche se è saltata l'integrazione tra i due rami che operano in campo ambientale dell'utility e del gruppo Unieco, data la distanza delle parti sul rapporto di concambio. La divisione ambiente di Unieco è attiva sul territorio nazionale, in particolare in Emilia Romagna, Toscana e Piemonte.

Quindi, "questa è una notizia negativa per Iren in quanto rappresenta un'opportunità persa", sottolineano gli analisti di Banca Akros. "Sta rallenta l'obiettivo dell'azienda, incluso nel suo piano aziendale, di rafforzare e incrementare le attività dei rifiuti nei territori di riferimento. Unieco è un'opportunità interessante visto che vanta un fatturato di circa 100 milioni di euro, che si confronta con i 200 milioni di Iren e stimiamo con un margine ebitda di circa il 20/25% per entrambe. A questo punto, non escludiamo ulteriori iniziative in questa direzione con altri partner e ribadiamo il nostro giudizio positivo sul titolo Iren: buy e target price a 1,50 euro".
 


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Chi vince con il blitz di Draghi

Written By Unknown on Sabtu, 06 September 2014 | 15.11

Quando sono colti di sorpresa i mercati reagiscono d'impulso, aggiustando solo nelle settimane successive - a mente più fredda, numeri alla mano - la reale portata di quanto ha inizialmente suggerito l'istinto. Era accaduto nella prima parte dell'estate, quando il dato sul pil italiano del secondo trimestre, sorprendentemente negativo, aveva innescato le vendite che hanno portato il Ftse Mib a segnare l'8 agosto il nuovo minimo dell'anno subito sotto quota 19 mila, spinto al ribasso dal comparto bancario nonostante la miglior tenuta delle utility.

Ed è accaduto ora, questa volta in senso positivo, con l'indice italiano delle blue chip che ha sorpassato la linea che segna il 50% del recupero del profondo scivolone estivo dopo avere segnato il massimo dell'anno il 10 giugno a 22.590 punti, allontanandolo dall'insidioso livello tra 20.200 e 19.930, il cui cedimento avrebbe compromesso il faticoso recupero di agosto.

La sorpresa di questa settimana è arrivata dalla Bce, il cui numero uno, Mario Draghi, ha ormai fatto capire ai mercati l'arte di una dialettica quasi ellenica, tirata fino al punto di rottura, per guadagnare il tempo necessario alla pianificazione tecnico-politica, unita alla capacità di stupire nel concreto gli investitori internazionali. È accaduto la prima volta con le Ltro, con cui la Bce ha rifinanziato a tre anni le banche dell'Eurozona con le due operazioni straordinarie del dicembre 2011 e del febbraio del 2012 per un totale di 1.000 miliardi di euro, sostenendo parallelamente i corsi dei titoli di Stato dei Paesi più in difficoltà (tra cui l'Italia) con acquisti sterilizzati sul mercato. 

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L'occupazione Usa delude ma tranquillizza Wall Street

Wall Street ha recuperato i cali registrati nella prima parte della seduta chiudendo in positivo: l'indice Dow Jones e l'S&P 500 sono saliti dello 0,4% e il Nasdaq dello 0,45%. La svolta è stata innescata dalla pubblicazione dei dati macroeconomici sul mercato del lavoro statunitense, che hanno deluso le aspettative degli economisti ma in sostanza tranquillizzato gli investitori, che invece cominciavano a temere un rialzo dei tassi anticipato da parte della Federal Reserve.

Il dato ha deluso perchè erano sei mesi che l'America non scendeva sotto i 200 mila nuovi posti mensili di lavoro. "I non farm payroll Usa hanno deluso parecchio", ribadisce Rob Carnell, economista di Ing Bank, "l'occupazione nel settore manifatturiero non è cresciuta affatto".

Complessivamente la debolezza dei numeri va a favore delle colombe della Fed, "in quanto fornisce una scusa alla Banca centrale americana per rimanere ferma. Dopo oggi, una svolta da falco nel meeting del Fomc del 17 settembre sembra più improbabile", conclude Carnell.

La prossima settimana ci saranno pochi dati in uscita negli Stati Uniti. Le vendite al dettaglio di luglio dovrebbero essere in aumento. I prezzi import sono invece attesi in ampio calo per via dei prezzi del petrolio in contrazione e dell'apprezzamento del dollaro. Infine la fiducia dei consumatori di settembre dovrebbe essere in ulteriore aumento.

Sul fronte valutario il cambio euro/usd ha accelerato al rialzo fino a quota 1,298, poi è sceso attorno a 1,295. In calo al 2,43% il rendimento del Treasury decennale


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Uil, Magda Maurelli si candida a segretario generale

Written By Unknown on Jumat, 05 September 2014 | 15.11

Uil, Magda Maurelli si candida a segretario generale - MilanoFinanza.it

politica

Uil, Magda Maurelli si candida a segretario generale




Magda Maurelli, già segretario generale di UilTemp (che dal 2010 rappresenta il mondo dei lavoratori flessibili, precari, giovani), ha formalizzato la propria candidatura alla segreteria generale della Uil. "La sua discesa in campo propone un modello di sindacato alternativo a quello di Carmelo Barbagallo, attuale segretario generale aggiunto Uil, anche lui in lizza per succedere a Luigi Angeletti", si legge in una nota. "Per la prima volta nella storia dell'organizzazione sindacale si apre un confronto autentico tra due candidati e, soprattutto, tra due idee di sindacato agli antipodi: da una parte, chi da anni si batte per i diritti di lavoratori precari e atipici e, dall'altra, chi punta solo alla conservazione dei diritti acquisiti". Il parlamentino della Uil sceglierà il nuovo segretario generale il 19 novembre, in occasione del XVI Congresso nazionale.



 
 


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Clarich (Fondazione Mps), quasi 3 miliardi da azioni di responsabilità

Rendere più solido il patto di sindacato e portare a casa 3 miliardi di euro dalle azioni di responsabilità nei confronti di ex amministratori, consulenti e banche per rafforzare il patrimonio. Ma anche valutare un nuovo aumento di capitale per Banca Monte dei Paschi di Siena se gli stress test andassero male e metter mano allo statuto in seguito alla trasformazione delle Province in enti di secondo grado.

Sono questi i punti salienti del discorso che Marcello Clarich, presidente della Fondazione Mps, ha tenuto ieri sera alla festa dell'Unità di Siena. Oggi, fra l'altro, nel corso della seduta della deputazione amministratrice dell'ente si discuterà sulle società partecipate dalla Fondazione, come Sansedoni, Siena Biotech e Accademia Chigiana, i cui risultati negativi potrebbero non essere più supportati.

Ammonta a quasi 3 miliardi di euro la cifra che complessivamente la Fondazione Mps chiederà con le azioni di responsabilità fin qui promosse nei confronti di ex amministratori, consulenti e alcune banche finanziatrici per le operazioni del 2008 e del 2011. "Se c'è una speranza di aumentare il patrimonio della Fondazione in tempi medi", ha detto, "questa è l'azione di responsabilità. Come si fa a pensare che noi rinunciamo al buio? Anche se avremo una possibilità su mille andremo fino in fondo", ha commentato Clarich. Proprio ieri il presidente ha incontrato a Milano il professor Giorgio De Nova, legale che segue le azioni di responsabilità, per fare il punto sulle cause.

Oggi, ha detto ancora il presidente, "il mantenimento del patrimonio della Fondazione Mps è la nostra linea Maginot, il limite che non si può superare. La Fondazione ha bisogno di conservare e gestire bene il patrimonio perché sarebbe un peccato mortale se il patrimonio residuo fosse ancora diminuito". La Fondazione è diventata da primo il quinto socio di Mps "e noi, nei limiti del possibile, dobbiamo non rompere il filo esile che collega la Fondazione alla banca".

"Il rafforzamento del patto di sindacato è indispensabile perchè senza alleanze noi, con il 2,5%, che facciamo?". Uno degli obiettivi della Fondazione è "il consolidamento e se possibile l'ampliamento del patto che ora lega la Fondazione con Btg Pactual e Fintech: insieme detengono il 9% di capitale di Mps". A proposito della questione delle dimissioni di due membri del cda di Banca Mps espressi dalla Fondazione per far posto ai pattisti, Clarich ha espresso un "no comment". Il patto prevede il "best effort" della Fondazione per favorire l'ingresso di rappresentanti di Btg Pactual e Fintech. Se non ci saranno però le dimissioni già sollecitate da Palazzo Sansedoni, ha aggiunto "non esiste un piano B, io considero già un successo perché il best effort lo abbiamo fatto, di più non potevamo fare".

Quanto all'ipotesi di un nuovo aumento di capitale di Mps, in caso di andamento negativo degli stress test di autunno, "ci auguriamo che non si ponga, ma una valutazione sarà fatta se il problema si porrà", ha ripreso Clarich. Quel che è certo, per il numero uno di Palazzo Sansedoni, "è che il patrimonio non può essere investito in un unico asset, le azioni Mps, perché questo vuol dire metterlo a rischio". In questo senso "la lezione del passato è di insegnamento perché certe decisioni prese nel tentativo di mantenere il numero magico del controllo hanno procurato conseguenze non previste che hanno portato all'indebolimento del rapporto tra Banca e Fondazione".

"Metteremo mano allo statuto della Fondazione Siena", ha detto sempre Clarich. Lo statuto dovrà tenere conto in particolare della riforma del sistema delle province divenute enti di secondo grado. La Provincia di Siena fino ad oggi è stata uno degli enti che nominava due dei 14 componenti della deputazione generale o di indirizzo.

Ci saranno i dossier sulle partecipate della Fondazione Mps al centro della seduta di oggi della deputazione amministratrice. I nuovi amministratori, infatti, sono chiamati a vagliare le situazioni delle società, in primo luogo Sansedoni ma anche Siena Biotech e Accademia Chigiana, che fanno capo alla Fondazione. "Sono temi delicati che valuteremo con grande attenzione", ha detto Clarich, specificando che "non è che la Fondazione può continuare a sostenere a tempo indeterminato iniziative che hanno dato risultati non positivi".


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Il Ftse Mib storna, Fiat positiva

Written By Unknown on Kamis, 04 September 2014 | 15.11

Le borse europee aprono la seduta in leggero calo, prendendo una pausa dopo i forti guadagni di ieri, mentre gli investitori attendono di vedere se la Bce adotterà nuove immediate misure di stimolo per combattere la deflazione. Con le sue parole a Jackson Hole, Mario Draghi ha alimentato le attese di stimolo da parte della Bce, tuttavia gli economisti sembrano ormai escludere nuove misure da parte di Francoforte.

Comunque dalle parole del governatore centrale potrebbero arrivare indicazioni su un eventuale programma futuro di quantitative easing e su una possibile iniziativa per l'acquisto di cartolarizzazioni (Abs). Secondo un sondaggio condotto da Reuters, la Bce lancerà un QE entro marzo e procederà all'acquisto di Abs nel tentativo di prevenire la deflazione e imprimere slancio alla crescita nella zona euro.

Credit Agricole ritiene che l'Istituto centrale apporterà solo dei piccoli aggiustamenti alle attuali misure, piuttosto che introdurne di nuove e questo esito, se confermato, potrebbe appesantire i bond europei. Prima del meeting della Bce, Spagna e Francia collocheranno titoli a lunga scadenza. Il Tesoro iberico riaprirà le linee a 10 e 30 anni, puntando a raccogliere 2-3 miliardi di euro. L'agenzia del debito francese invece offrirà Oat a 10, 15 e 30 anni per un totale compreso tra gli 8 e i 9 miliardi di euro.

Sul fronte macro, dopo il balzo inatteso degli ordinativi industriali in Germania saliti a luglio del 4,6% rispetto al mese precedente grazie soprattutto a quelli esteri, cresciuti complessivamente del 6,9% mentre quelli domestici sono aumentati dell'1,7%, gli operatori guardano ai dati Usa, in particolare al rapporto Adp sulla creazione di nuovi posti di lavoro nel settore privato in agosto, per cui sono previsti 220.000 nuovi impieghi dopo i 218.000 di luglio, e alle richieste iniziali di sussidio settimanale che dovrebbero invece attestarsi a 300.000 unità.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi apre stabile a quota 152 punti. Il rendimento è al 2,47%. Il differenziale Bonos/Bund segna 134 punti per un tasso del 2,29%. A Piazza Affari l'indice Ftse Mib flette dello 0,24% a quota 20.781 punti. Tra le banche, Mps scambia a quota 1,132 euro (-0,44%). Secondo fonti di stampa, sono pronte le dimissioni di due consiglieri dell'istituto per far posto ai soci esteri Fintech e Btg.
 
Unicredit (+0,08% a 6,09 euro) ha invece prezzato il bond perpetuo di tipo additional tier 1 (AT1), callable dopo il settimo anno, con soglia trigger al 5,125%. Le emissioni AT1 vengono sempre prezzate alla pari. L'ammontare è stato pari un miliardo di euro a fronte di richieste per circa 2 miliardi. Da oggi parte la fase finale del negoziato per la cessione di Uccmb.
 
Invece Telecom Italia (-0,17% a 0,86 euro) vede nei risultati dei primi sei mesi dell'anno dei segnali di ripresa in Italia, che fanno ben sperare per la parte rimanente dell'anno. Per quanto riguarda la saga brasiliana il presidente del Cade, Vinicio Carvalho, ha detto che l'antitrust può analizzare congiuntamente la possibile vendita di GVT a Telefonica e l'uscita del gruppo spagnolo dal capitale del gruppo italiano, a seconda di come l'operazione verrà presentata. Per quanto riguarda, invece, il dissolvimento di Telco, di cui Telefonica è il primo azionista, e l'operazione con i francesi, non dovrebbero esserci sovrapposizioni.

Quanto a Fiat (+0,33% a 7,60 euro) il dato dei recessi legati alla fusione in Fca è stato pari a 463,6 milioni di euro in relazione a circa 60 milioni di azioni esercitate (4,8% delle azioni in circolazione). Condizione sospensiva dell'operazione era che l'esborso del gruppo non fosse superiore ai 500 milioni. L'offerta rimarrà aperta dal 5 settembre al 6 ottobre compresi.

Successivamente verrà verificato che la soglia dei 500 milioni di euro non venga superata per eventuali opposizioni presentate dai creditori. La procedura si concluderà il 6 ottobre quando Fiat potrà a sua discrezione offrire in borsa al valore di liquidazione le azioni che non venissero collocate agli azionisti oppure, decorsi 180 giorni dall'esercizio del recesso (quindi a febbraio), verranno acquistate da Fca e cancellate.

Gli analisti di una sim milanese, che mantengono un rating neutral su Fiat, si aspettano che Fca proceda alla cessione di asset non strategici per circa 500 milioni di euro (azioni proprie, azioni Cnh Industrial e altri asset minori) per fare fronte all'esborso relativo alle azioni portate a recesso. Nel frattempo, l'ad Sergio Marchionne ha venduto 1,32 milioni azioni Fiat a 7.55 euro rinvenienti dal piano di stock grant del 2012 al fine di pagare le tasse associate all'assegnazione; questi titoli rappresentano circa il 28% delle azioni assegnate (4,67 milioni).

Nonostante tale comportamento venga giudicato "motivato" dagli analisti di Equita, visto che anche nel febbraio 2012 Marchionne vendette 970mila azioni sia Fiat ordinarie sia Fiat Industrial ordinarie e che due giorni fa ha venduto 220mila Cnh Industrial per lo stesso motivo, la notizia potrebbe infastidire il titolo su cui perlatro la sim mantiene il rating buy e il target price a 9,2 euro.

L'altra società di casa Agnelli, Cnh Industrial (-0,53% a 6,58 euro), ha acquisito la statunitense Miller-St.Nazianz, specializzata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di macchine per l'irrorazione di precisione. Mentre STMicroelectronics (-0,31% a 6,48 euro) e TesseraTechnologies hanno annunciato di aver transato su tutte le rivendicazioni e controversie pendenti tra le parti. Infine, Parmalat sale dello 0,55% a 2,54 euro dopo aver siglato un accordo per l'acquisto della divisione dairy della società brasiliana Brf a un prezzo "debt e cash free" di 610 milioni di euro circa. Il gruppo ha un'esclusiva per definire tutti gli accordi dell'operazione, che sarà finanziata da mezzi propri.


15.11 | 0 komentar | Read More
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