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I paradossi dell’Imu

Written By Unknown on Sabtu, 31 Agustus 2013 | 15.12

Al termine della lunga tenzone tra i vari partiti che in settimana ha portato infine al taglio dell'Imu sulla prima casa, solo poche cose appaiono per il momento certe. Primo: meglio avere una prima casa grande e bella, magari in centro (evitando la categoria di lusso in cui comunque pochissime abitazioni rientrano), che due più modeste anche di valore complessivo uguale o inferiore. Con quello che si risparmia tra tasse e acquisto, le vacanze si possono fare alle Maldive.

«La casetta al mare o ai monti è quella che esce davvero sconfitta dalla diatriba Imu», spiega Gualtiero Tamburini, presidente di Federimmobiliare, «perché rispetto al passato non solo pagherà di più, ma soprattutto resta il bersaglio più facile di eventuali nuove imposte o bilanciamenti, come fare pagare di meno sulla prima casa e di più sulla seconda».

La seconda certezza è che la casa vacanze non è più una bella idea di investimento (non che in realtà lo sia mai stata in termini rigorosamente finanziari, ma prima rimaneva se non altro un lusso alla portata di molti). Non a caso proprio il mattone delle località turistiche è quello oggi più sofferente. E sempre non a caso, mentre arretra il numero delle compravendite delle case per le vacanze, avanza quello degli acquisti all'estero.

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Quanto vale Bankitalia?

Il tema della rivalutazione delle quote di Banca d'Italia detenute dalle banche italiane, più volte affrontato negli ultimi anni, è tornato alla ribalta nei giorni scorsi. Per due ragioni: da un lato il governo è alla ricerca di denaro; dall'altro le banche potrebbero avere plusvalenze di bilancio e un beneficio patrimoniale, particolarmente importante di tempi di credit crunch.

Tutti insomma potrebbero beneficiare di questa mossa, anche se ci sono alcuni nodi tecnici da sciogliere. Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni (ex dg Bankitalia) di recente ha aperto a una soluzione positiva della questione. Il presidente Abi Antonio Patuelli da tempo sostiene l'utilità di una rivalutazione.

Ma quanto vale Bankitalia nei bilanci degli istituti? Ogni banca oggi mette a bilancio la quota detenuta nella banca centrale secondo criteri e valori diversi (quello nominale, che risale al 1936, è di soli 156 mila euro). Molti istituti adottano il criterio del costo.

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Avvio senza spunti in Europa, a Milano brilla Telecom Italia

Written By Unknown on Jumat, 30 Agustus 2013 | 15.12

Di Valentina Sorrenti

Avvio di seduta senza particolari spunti in Europa. Il Ftse Mib nelle prime battute scambia al ribasso con un -0,16% a 16.880 punti e mentre le altre borse del Vecchio Continente hanno aperto contrastate: Cac 40 invariato a 3.985 punti, Dax 30 in rialzo dello 0,1% e il Ftse 100 dello 0,18%, Ibex 35 in calo dello 0,18%.

In seguito al no del parlamento inglese ad un attacco alla Siria il mercato torna a focalizzarsi sulle politiche monetaria della Fed con il tapering sempre più vicino. Al termine di sette ore di dibattito alla Camera dei Comuni, la mozione presentata dal governo britannico, in cui si chiedeva ai parlamentari di sostenere in via di principio un'azione militare, è stata respinta con una maggioranza di 13 voti, 285 contro 272.

Prosegue dunque all'insegna dell'incertezza la situazione siriana che comunque tiene in allerta gli operatori. Gli Usa hanno precisato che ogni decisione su un eventuale sarà presa solo nell'interesse americano. Secondo quanto riferito da un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale "Obama crede che ci siano in gioco interessi fondamentali per gli Stati Uniti e, inoltre, i Paesi che violano le leggi internazionali sulle armi devono renderne conto".

A livello macro, stamattina sarà pubblicato il dato preliminare sulla disoccupazione del mese di luglio e dell'inflazione in Italia. Per quanto riguarda la zona euro, arriverà l'inflazione del mese di agosto e l'indice di fiducia dei consumatori. Dagli Usa, le spese personali per consumi, l'indice Napm di Chicago e l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan.

A Piazza Affari Salvatore Ferragamo ha inaugurato la seduta con un rialzo dell'1,14% a 25,36 euro in scia all'incremento del target price da 23,3 euro a 26,1 euro deciso da Nomura dopo la pubblicazione dei conti (neutral confermato). Ottima partenza per Telecom italia (+3,14% a 0,499 euro) sulla scia del fermento dell'intero comparto tlc.

In calo Eni (-0,96% a 17,48 euro) dopo la jv in Venezuela con Pdvsa. Il differenziale Btp/Bund è in lieve rialzo 254 punti base con un rendimento del decennale italiano al 4,39%. Contrastato il comparto dei bancari dopo i guadagni di ieri: Banco Popolare -0,72%, Mps -0,04%, Bper -1,17%, Bpm +0,29%, Intesa Sanpaolo -0,07%, Mediobanca -0,59%, Ubi Banca -0,65% e Unicredit -0,23%.

Ancora sulla parità Camfin a quota 0,7985 euro: dopo aver dimezzato l'utile al 30 settembre si aspetta comunque prospettive positive per il 2013 grazie soprattutto ai conti di Pirelli (+0,11%). Da segnalare anche Unipol (+0,21% a 2,806 euro) in virtù delle indicazioni di MF sull'avvio del riassetto immobiliare. Banca Carige sale dello 0,61% in attesa del cda di lunedì sull'ispezione di Bankitalia mentre Credem perde l'1,1% nonostante gli utili in crescita nel semestre, +7,1% annuo a 71 milioni.



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Microsoft potrebbe entrare nel mondo della geolocalizzazione con Foursquare

Di Valentina Sorrenti

Microsoft potrebbe entrare nel mondo della geolocalizzazione. Il colosso di Redmond sarebbe in trattativa con Foursquare per un possibile investimento nel social media basato sui sistemi Gps. Secondo quanto riportato da Bloomberg, le discussioni si troverebbero già in uno stadio avanzato e una quota in Foursquare concederebbe a Microsoft un ruolo maggiore nei social media e nel mobile, settori in cui è rimasta indietro rispetto a Google e Apple.

Foursquare, che permette agli utenti di geolocalizzare la loro posizione e condividerla con i propri contatti, starebbe incontrando però anche altre società interessate a un eventuale affare e in particolare starebbe negoziando con diversi venture capitalist che possiedono obbligazioni convertibili in equity. Le trattative fanno pensare che i potenziali investitori sono più ottimisti su Foursquare da quando il gruppo ha raccolto i benefici di un nuovo approccio alla pubblicità: gli inserzionisti infatti possono inviare campagne promozionali e consigli legati agli spostamenti degli utenti.

Qualche mese fa Dennis Crowley, amministratore delegato della start up con sede a New York, aveva cercato di mettere a tacere le voci di una possibile chiusura diffuse da alcuni analisti. Crowley disse che la società gode di ottima salute e che la monetizzazione dell'attività dei 33 milioni di utenti registrati al servizio non sarebbe stato un problema. Foursquare, interrogata da Bloomberg sulle possibili trattative in corso, non ha commentato e anche Microsoft non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito.



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Verizon riprova ad acquisire la partecipazione di Vodafone in Verizon Wireless

Written By Unknown on Kamis, 29 Agustus 2013 | 15.12

Verizon Communications ha ripreso le trattative con Vodafone Group per acquistare la partecipazione detenuta dalla società britannica nella joint venture di telefonia mobile statuinitense Verizon Wirelss. Le trattative, congelate per alcuni mesi, sono riprese a luglio ad un livello più intenso di quanto non lo fosse in precedenza. Dopo le indiscrezioni riportate nella notte dalle agenzie americane, è arrivata la conferma ufficiale da parte di Vodafone, che ha ammesso le trattative sottolinenado però di non avere certezza sulla conclusione positiva della trattativa.

Secondo le fonti interpellate dalla Dow Jones Newswires, Verizon ha inoltre avviato in parallelo trattative con diverse banche per finanziare un'operazione che potrebbe avere un costo per la società statunitense di oltre 100 miliardi di dollari.

Verizon è da anni interessata a rilevare il 45% di Verizon Wireless, il maggior operatore di telefonia mobile degli Stati Uniti, ma le parti non sono mai riuscite a trovare un accordo in particolare sul prezzo dell'operazione. Proprio il prezzo ha rappresentato, e lo rappresenta ancora, l'unico ostacolo per arrivare ad un'intesa. Le trattative di inizio anno si sono infatti arenate sul valore da assegnare alla partecipazione con Verizon disposta a pagare circa 100 miliardi di dollari e Vodafone intenzionata ad ottenere oltre 130 miliardi.

Non è ancora chiaro se le divergenze sul prezzo siano state superate o meno né se Verizon avvia presentato una specifica offerta e pertanto le vecchie divergenze potrebbero ancora ostacolare il raggiungimento di un'intesa. Tuttavia alla luce dei tassi di interesse in aumento e della crescente concorrenza sul mercato della telefonia mobile statunitense, le due aziende sembrano aver superato la prima fase di stallo e anzi impresso un colpo di acceleratore per preoccupazione che la finestra per chiudere l'accordo si possa chiudere definitivamente.

Verizon ha già elaborato un'ipotesi di transazione, hanno proseguito le fonti, rivelando che l'operazione potrebbe essere strutturata in un mix di azioni e contanti, parte quest'ultima da coprire con un prestito bancario da 50 miliardi di dollari.

La ripresa a luglio dei colloqui è arrivata dopo un lungo periodo di scarsi contatti tra le parti, ma soprattutto dopo i mancati progressi raggiunti dalle trattative tra lo scorso autunno ed inizio anno nonostante gli sforzi degli statunitensi per convincere i britannici anche con insolite dichiarazioni pubbliche. L'amministratore delegato, Lowell McAdam, ha per esempio sottolineato a gennaio le capacità finanziarie della sua azienda per acquisire la partecipazione di Vodafone, mentre pochi mesi dopo il direttore finanziario Fran Shammo ha rivelato come Verizon avesse proposto una struttura dell'operazione tale da consentire a Vodafone di non subire eccessive conseguenze fiscali nel Regno Unito.

Il prezzo e le implicazioni fiscali dell'operazione, quantificati in imposte supplementari per 10 miliardi di dollari, hanno bloccato l'intera transazione al pari della riluttanza di Vodafone e dei suoi azionisti ad abbandonare un asset diventato una preziosa fonte di utili per compensare le difficoltà in Europa.



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Piazza Affari parte in vetta all'Europa, spread sotto i 250 punti

Di Valentina Sorrenti

Avvio positivo per le borse europee, con Piazza Affari in testa. Il Ftse Mib nelle prime battute segna un +0,66% a 16.885 punti mentre il Cac 40 sale dello 0,52%, il Dax dello 0,38%, il Ftse 100 dello 0,23% e l'Ibex 35 dello 0,41%. Tiene banco sempre il caso Siria. Si attenuano, almeno in parte, i timori per un possibile attacco: l'Onu, infatti, resta divisa e il raid quindi potrebbe slittare. "Gli operatori osservano gli sviluppi dal momento che le conseguenze di un eventuale attacco non resterebbero circoscritte al territorio stesso; il prezzo del petrolio potrebbe continuare ad aumentare", ha affermato un esperto contattato dall'agenzia MF-Dowjones.

Sul fronte macro da segnalare in mattinata la disoccupazione e l'inflazione di agosto in Germania e l'indice di fiducia dei consumatori in Italia. Nel pomeriggio, invece, dagli Usa arriveranno la seconda lettura del pil del secondo trimestre e le richieste settimanali sussidi disoccupazione. Per quanto riguarda il mercato primario, oggi il Tesoro Italiano andrà in asta con Btp a 5 e a 10 anni, per un ammontare, rispettivamente, di 2,5-3,5 miliardi e 1,75-2,75 miliardi. Il differenziale Btp/Bund torna sotto i 250 punti base a 248 punti con il rendimento del decennale italiano al 4,38%, mentre lo spread spagnolo scende a 263 punti (tasso Bonos al 4,52%).

Bpm nei primi scambi segna un +2% a 0,3882 euro. Il focus resta sulla governance, come ha sottolineato MF-Milano Finanza in edicola che ha riportato l'attenzione sul progetto di "popolare bilanciata". In base al piano, la banca manterrebbe lo status di popolare, pur riequilibrando la composizione dei consigli. In sostanza i dipendenti-soci perderebbero la maggioranza del cds per fare spazio agli altri soci di capitale. Sempre tra i titoli bancari Banco Popolare sale dello 0,27% a 1,1040 euro dopo che ieri ha terminato la seduta con un rialzo del 6,79% grazie ai buoni risultati del secondo trimestre. Intesa Sanpaolo, invece, segna un +1,51% a 1,482 euro dopo aver lanciato uno swap di titoli subordinati per circa 5 miliardi di euro.

Citigroup ha abbassato il target price di Stm (+0,56% a 6,245 euro) a 6,2 euro da 7,2 euro, confermando la raccomandazione a neutral. Secondo indiscrezioni di stampa Enel Green Power (+1,69% a 1,627 euro) starebbe ampliando la sua presenza in Brasile. Il gruppo si sarebbe infatti aggiudicato la gara pubblica del 2013 "Brazilian Reserve Action" che prevede la possibilità di stipulare 3 contratti ventennali di fornitura di energia elettrica per una capacità di 88 MW con la Brazilian Chamber of Commercialization of Electric Energy.

Da seguire Mediaset e Telecom Italia, che guadagnano già il 3,55% e l'1,35%. Sempre secondo indiscrezioni di stampa i soci della holding Telco stanno valutando le varie opzioni alla luce della prossima scadenza delle linee di credito da 1,05 miliardi. Occhi puntati poi su Save (in parità a quota 13,24 euro). L'offerta presentata a Catullo prevede un'opzione mista: metà aumento di capitale e metà scambio azionario. Hera (+0,59% a 1,53 euro) ha deliberato ieri l'aumento di capitale da 80 milioni funzionale per l'ingresso del Fondo Strategico Italiano e ha chiuso il primo semestre con un utile netto in crescita del 115,3% annuo a 172,9 milioni.



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Ftse Mib intorno alla parità, focus sull'Imu

Written By Unknown on Rabu, 28 Agustus 2013 | 15.12

Di Valentina Sorrenti

Borse europee miste dopo il tonfo di ieri. Dopo l'apertura in rialzo dello 0,07% a 16.588 punti, il Ftse Mib continua ad aggirarsi intorno alla parità mentre il Cac 40 lascia sul terreno lo 0,3%, il Dax 30 lo 0,1%, il Ftse 100 lo 0,5% e l'Ibex 35 lo 0,3%. Prosegue, quindi, la fase di avversione al rischio degli investitori alla luce dei timori per un possibile attacco alla Siria e dei dubbi sulla tenuta del governo italiano.

Il consiglio dei ministri affronterà oggi il tema caldo dell'Imu e in particolare dovrebbe procedere alla cancellazione della prima rata. L'ambizione del governo, però, è di trovare l'accordo anche sulla seconda rata, anticipando inoltre almeno le linee generali della riforma più complessiva della nuova tassazione degli immobili che partirà dal 2014 e che dovrebbe concretizzarsi con una service tax che riunisca anche altri tributi.

Gli Stati Uniti sono pronti a lanciare un'azione militare contro la Siria ma il regime siriano, accusato del massacro con armi chimiche dello scorso 21 agosto alla periferia di Damasco, ha promesso di reagire a ogni eventuale attacco. L'Italia, da parte sua, ha fatto sapere attraverso il ministro degli Esteri, Emma Bonino, che non prenderebbe parte a un intervento "al di fuori di un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite", senza il quale non arriverebbe nemmeno il via libera all'uso delle basi militari.

Atteso in mattinata il dato sulle vendite al dettaglio di giugno in Italia mentre nel pomeriggio dagli Usa arriverà l'indice settimanale di richiesta di mutui, l'indice pending home sale di luglio e il dato sulle scorte settimanali di greggio. Sul fronte del mercato primario il Tesoro italiano collocherà oggi 8,5 miliardi di Bot a 6 mesi. "L'asta dovrebbe vedere un frazionale rialzo dei tassi. Non sono comunque da escludere sorprese di possibili rendimenti in calo", ha osservato un esperto. Il differenziale Btp/Bund ha aperto a quota 261 punti base con un rendimento del decennale italiano al 4,46%.

A piazza Affari attenzione ancora alle popolari e in particolare a Bpm, che ha chiuso il semestre con un risultato superiore alle attese degli analisti. La popolare milanese, con la conference call in agenda oggi, segna un +1,11% a 0,3829 euro. Banco Popolare (+1,26%) ha registrato un utile netto in salita nei primi sei mesi dell'anno mentre i conti di Bper (-1,16%) hanno evidenziato la fine della fase di "revisione straordinaria" del portafoglio crediti del gruppo.

Dopo l'ennesima fumata nera della deputazione della Fondazione sulla nomina del presidente dell'ente, Mps sta perdendo lo 0,64% a 0,2175 euro. Occhi puntati anche su Autogrill (-0,34% a 11,79 euro) in scia alle indicazioni di MF sulla prossima gara per la gestione di tre punti di ristoro di tre stazioni ad alta velocità e di due aeroporti in Spagna.



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Il futuro dell'economia digitale dopo Ballmer

I necrologi professionali su Steve Ballmer si susseguono uno dopo l'altro, all'indomani dell'annuncio del suo ritiro. Ancora fresco è l'eco di altre dimissioni eccellenti, quelle dell'ex ceo di Intel, Paul Otellini, all'inizio di quest'anno. Tutti e due hanno in comune l'aver difeso il core business in modo efficace in molti modi ma, secondo un'analisi di Caroline Gabriel del sito specializzato Rethink Wireless, hanno colto troppo tardi la vera natura della rivoluzione mobile. Tutti e due hanno pensato sarebbe bastato adattare le loro piattaforme e i processi di lunga data ad apparecchi più piccoli e connessi; hanno invece assistito alla proliferazione di una serie di interfacce e architetture di chip che hanno catturato la nuova generazione di consumatori.

Ma mentre gli analisti, molti dei quali sono figli del pc e non dell'epoca smartphone , scuotono la testa per questa mancata visione, il nuovo asse Qualcomm/Google/Apple corre un rischio analogo, quello di cadere nell'irrilevanza.
Per certi versi il dibattito è già obsoleto e quasi pittoresco, sostiene la Gabriel. Windows Phone conoscerà un'altra generazione? Windows RT lo renderà una piattaforma tablet? BlackBerry avrà una nuova prospettiva di vita portando il suo sistema di messaggeria BBM su Android, o sarà Samsung a posizionare Tizen come sfidante di Google? Si tratta di questioni che riguardano la vecchia guardia e di quanto si può rimandare la loro morte nel campo dei cellulari.

Le imprese che definiranno la prossima ondata di comportamento degli utenti in informatica, intrattenimento e comunicazioni, praticamente tutto quello che si svolge sui dispositivi mobili anche quando l'utente è fermo, hanno nomi molto diversi. Qualcomm è ancora molto influente, ma altre sono le società che stanno creando la piattaforma del post-PC, e che si dividono in due gruppi: i giganti web e i colossi cinesi. Alcuni, come Baidu e Alibaba, si trovano a cavallo di entrambe le categorie.

Baidu incarna l'ascesa del nuovo approccio sia nel mondo web sia in quello cinese. C'è ancora una tendenza tra gli osservatori del settore a considerare la Cina come un'isola tecnologica con poca influenza sul futuro complessivo dell'esperienza mobile. Invece è ora il più grande mercato per i dispositivi intelligenti e presto sarà quello con la maggiore base di installazioni, e sta sempre più influenzando gli utenti e gli sviluppatori di altre aree ad alta crescita, come Indonesia e India. Aziende come Baidu estenderanno presto la loro influenza in tutto il mondo, direttamente o indirettamente.

Il più grande motore di ricerca cinese ha lottato molto per sfruttare la propria leadership in una piattaforma mobile forte, ma ora sta cambiando. Sta passando dall'emulare Google e dal prendere in prestito le idee della comunità Android al fare progressi con idee proprie ed originali. Solo in questo mese ha acquisito il sito di gruppi d'acquisto Nuomi per rafforzare la propria offerta di vendite localizzate, ha lanciato un servizio di pagamenti mobile per aiutare gli sviluppatori a monetizzare le loro applicazioni casual e leggere, e ha annunciato la possibilità per i clienti di visualizzare in anteprima applicazioni mobili senza la necessità di scaricarle.
Baidu sta puntando molti investimenti in cosiddette lite app, dimostrando di cogliere l'importanza del passaggio dal download ai web service e la necessità di fornire servizi con una completa esperienza multimediale online anche a dispositivi di piccole dimensioni con memoria e potenza di elaborazione limitate.

I nuovi utenti di smartphone, che hanno un budget limitato e sono fin qui cresciuti con le reti mobili come loro unica fonte di elaborazione dati e comunicazioni, sono il motore di crescita per l'industria. Molti giganti del mobile non hanno capito che non basta rendere più economici ed efficienti l' hardware e software esistente. È necessaria una piattaforma completamente nuova per il mobile computing, con solo una nuova interfaccia touch, non un dispositivo e un sistema operativo windows-intel in scala ridotta.

Microsoft ha praticamente ignorato questa base emergente: ha fatto per molti anni sforzi di adattamento verso un pc a costo ultra-basso, mentre ha fatto uscire un sistema operativo mobile che dà il meglio di sè su telefoni molto costosi. BlackBerry è entrato in corsa troppo tardi, e si può ben dimostrare che è così anche per Apple. Android entra in quasi tutti si settori grazie alla vasta gamma di telefonini che l'hanno adottato, ma la macchina di Google che ha dietro rimane anch'essa troppo incentrata sulle norme convenzionali del mondo Mobile (anche se Google ha pure il sistema operativo Chrome). Facebook è saltato troppo presto nel nuovo mondo di HTML5 e delle web app e non ha avuto il coraggio, o la necessità commerciale, di issarsi sulla cresta dell'onda in arrivo. Baidu e le altre aziende che sono cresciute sul web hanno dovuto essere essere più audaci, perché hanno bisogno di differenziarsi da Google e Microsoft e non cavalcare il loro successo.

Così Baidu sta cominciando a pensare come ha fatto Apple nei suoi momenti migliori: definire un utente e un esperienza di sviluppo che sono pienamente adeguati alla nuova base di consumatori, piuttosto che adattarne uno esistente. Il ceo di Baidu, Robin Li, ha detto al recente evento mondiale Baidu introducendo la nuova piattaforma Light Apps: "Il tradizionale modello di App Store ha un difetto fondamentale, perché avvantaggia solo poche applicazioni popolari, mentre un gran numero di piccoli sviluppatori hanno sempre più difficoltà a sopravvivere".

Light Apps è progettato per fornire esposizione (e monetizzazione) ad applicazioni che i clienti potrebbero utilizzare solo occasionalmente. Il motore di ricerca costruirà una piattaforma a tutti gli effetti attorno alla sua nuova offerta, e ha già aggiunto pagamenti mobili, musica, video, guide di viaggio e servizi di localizzazione. Nel mese di luglio, ha acquisito più grande negozio di app mobili della Cina, 91 Wireless Websoft, per quasi 2 miliardi di dollari, e questo mese ha comprato Nuomi per aumentare il suo appeal per i 464 milioni di utenti di internet mobile della Cina e, lungo la strada, far rivivere le sue ambizioni di concedere in licenza al di fuori della Cina la tecnologia della sua Cloud OS e della piattaforma mobile.

Le recenti acquisizioni sono state fermamente concentrate sull'evoluzione di Baidu verso la monetizzazione di ricavi guidati da servizi e dall'e-commerce, non dall'accesso o dai dispositivi. Questa è un'altra caratteristica importante della nuova guardia del mobile, con in prima fila la sempre dirompente Amazon. Chiedere soldi per megabyte o minuti di traffico, sistemi operativi e persino applicazioni diventeranno abbastanza presto cose antiquate come un'interfaccia a finestre, a vantaggio dei siti che offriranno un'esperienza di acquisto attraente, efficiente e persino compulsiva. Gli e-reader e tablet di Amazon, e forse anche le sue future mosse per diventare un operatore di rete (virtuale o anche reale), sono solo canali per incorporare i propri servizi di e-commerce nella vita quotidiana di tutti. Baidu sta affrontando la stessa sfida, quella che i giganti tradizionali del Mobile non hanno ancora pienamente riconosciuto.

Quindi è inutile speculare sull'eredità di Steve Ballmer, Paul Otellini e anche del compianto Steve Jobs. Occorre invece riconoscere che l'esperienza mobile e i profitti del resto di questo decennio saranno creati dai giganti dell'e-commerce e dai fornitori di piattaforme web. In questo scenario, Microsoft, Apple e gli altri rischiano l'irrilevanza, e devono agire con coraggio e in modo innovativo per respingere Baidu, Mozilla, Amazon e una serie di brillanti giovani imprenditori emergenti dalla Cina.



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Piazza Affari tenta il rimbalzo nonostante i timori

Written By Unknown on Selasa, 27 Agustus 2013 | 15.11

Di Valentina Sorrenti

Partenza in rosso per Piazza Affari che però passa quasi subito in territorio positivo. Nelle prime battute il Ftse Mib ha segnato un -0,41% e ora sale dello 0,3% a 17.030 punti. Lo spread ha aperto a 253 punti base: pesano da un lato delle tensioni geopolitiche in Siria e dall'altro dei timori per l'instabile situazione politica italiana. Dopo la fiammata iniziale è poi tornato a quota 250 punti base.

"Oggi ai timori sul nostro Governo si associano i dubbi circa un possibile attacco alla Siria", ha commentato un strategist secondo il quale un eventuale gli investitori sono spaventati da questa prospettiva che potrebbe destabilizzare i mercati. "L'Ifo tedesco che sarà un test importante per capire se le imprese risentiranno di tutte queste tensioni. L'impatto economico per ora dovrebbe essere abbastanza contenuto. Negli Usa, nel pomeriggio, ci saranno dati macro più importanti", ha concluso l'esperto.

Sul fronte macro da seguire, quindi, l'indice Ifo di agosto in Germania e dagli Usa è atteso l'indice Case Shiller di giugno relativo ai prezzi delle case nelle 20 maggiori città e l'indice di fiducia dei consumatori del mese di agosto. Per quanto riguarda il mercato primario, in agenda ci sono le aste in Italia, Spagna e Belgio.

A piazza Affari attenzioni alle popolari. Previste per oggi le riunioni dei consigli di Bpm (+0,7% a 0,3899 euro), Banco Popolare (+0,56% a 1,072 euro) e Bper (+0,19% a 5,325 euro) per l'approvazione dei conti. Corre Ubi Banca: nonostante abbia chiuso il semestre con un utile netto in calo.  i dati si sono rivelati sopra le attese. Il Core Tier 1 si assesta al 12,1% e il titolo sale del 2,43% a 3,534 euro.

Mps intorno alla parità (+0,05%). Prevista per oggi la riunione della deputazione generale della Fondazione per la nomina del presidente. Rimbalza dal calo di ieri Mediaset che segna un +1,65% a 3,202 euro. Da monitorare oggi anche Telecom Italia (+1,57% a 0,493 euro): da settembre sarà possibile la disdetta delle intese in Telco. Previsto, inoltre, per il 19 settembre un cda sulle strategie aziendali.



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Milano manca il rimbalzo, pressione sui Btp

L'obbligazionario dell'Eurozona ha aperto la seduta invariato rispetto a ieri, con i titoli di Stato italiani che continuano a sottoperformare rispetto agli altri Bond dell'area euro a causa delle tensioni politiche in Italia. In vista dell'asta di Ctz e Btpei, i Btp presentano rendimenti in rialzo. Il decennale italiano rende il 4,38%, il Bonos il 4,34% e il Bund l'1,89%. Lo spread Btp/Bund e' in lieve rialzo a 250 pb. Dopo un tentativo di rimbalzo il Ftse Mib passa in negativo e perde lo 0,9%.

Per Angelo Drusiani di Banca Albertini, "le aste di oggi non sono particolarmente rilevanti e l'attenzione degli operatori è rivolta maggiormente a quelle di giovedi'", quando il Tesoro collocherà Btp e Ccteu. "Tuttavia, le emissioni di oggi rappresentano un assaggio di come i mercati potranno reagire a un'eventuale crisi di Governo", spiega l'esperto, aggiungendo che "con l'aumento dei rendimenti, i mercati ne approfittano per speculare sull'obbligazionario di Roma".

In calendario oggi e' attesa l'asta di Ctz e Btpei. Nel dettaglio, il Tesoro collochera' tra i 2 e i 3 mld di Ctz a giugno 2015 e tra 0,5 mln e 1 mld di Btpei con scadenza a settembre 2018 e settembre 2026.



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Apertura debole a Piazza Affari, brilla Bpm con il focus sulle popolari

Written By Unknown on Senin, 26 Agustus 2013 | 15.12

Di Valentina Sorrenti

Avvio in ribasso per la prima seduta della settimana. In apertura il Ftse Mib segna un -0,54% a  17.248 punti. "La Borsa di Londra è chiusa per festività, quindi i volumi potrebbero mantenersi abbastanza contenuti nella prima parte delle contrattazioni per poi incrementarsi nel corso del pomeriggio con il dato Usa sugli ordini di beni durevoli", ha affermato Vincenzo Longo di IG.

Nei prossimi tre giorni l'Italia emetterà titoli di Stato in un clima politico che resta piuttosto incerto in quanto continuano i timori per una possibile crisi di Governo a causa delle discussioni sull'Imu e sull'Iva, temi su cui la coalizione di maggioranza continua infatti ad essere divisa. "Comunque le ripercussioni sulle aste potrebbero essere attenuate dal fatto che i mercati italiani proseguono il loro trend rialzista", ha concluso Longo.

Deboli anche le altre borse europee, con il Cac 40 che guadagna lo 0,01%, il Dax 30 lo 0,09% mentre l'Ibex 35 perde lo 0,3%. E' giunto intanto l'altolà del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, sull'eventualità di un nuovo taglio del debito greco, ritenuto un segnale sbagliato per tutti i Paesi ancora in difficoltà. In un'intervista al quotidiano economico "Handelsblatt" Weidmann ha spiegato che "nel giro di cinque anni ci ritroveremmo davanti alla stessa situazione".

Il presidente della Buba ha inoltre aggiunto che l'intervento di Mario Draghi dello scorso anno di salvare l'euro a qualunque costo ha solo calmato i mercati, ma questa calma è "ingannevole". La discussione sui nuovi aiuti ad Atene mostra infatti che "la crisi non è finita e per superarla c'è ancora molto da fare". La conclusione di Weidmann è che "parlare di una rapida fine della crisi è sbagliato e indebolisce gli sforzi per le riforme".

Il differenziale Btp/Bund è a quota 241 punti base con il rendimento del decennale italiano al 4,33%. Tra i bancari di Piazza Affari, Ubi Banca segna un +0,39% a 3,6 euro in attesa del cda di oggi mentre i cda di Bpm (+2,41% a 0,408 euro), Bper (+0,81%) e Banco Popolare (+0,63%) si riuniranno domani. Ancora focus sulla governance di Bpm: il giorno dopo i dati, in occasione della conference call, ci potrebbero essere dettagli sui tempi di riforma della governance.

Attenzione rivolta anche verso il settore delle telecomunicazioni. In un'intervista a Milano Finanza l'ad di Wind, Maximo Ibarra, ritiene che in Europa un ulteriore consolidamento ci sarà ed è auspicabile visti i tassi di saturazione del mercato. In apertura il titolo Telecom Italia segna un rialzo dello 0,53% a 0,4912 euro.

Pablo Di Si ha rassegnato le proprie dimissioni dall'incarico di direttore finanziario di Fiat Industrial e Cnh Global per perseguire altre opportunità professionali e Massimiliano Chiara assume con effetto immediato il ruolo di cfo. Il titolo Fiat Industrial lascia sul terreno nei primi scambi l'1,35% a 9,525 euro.

Sul resto del listino da seguire Italcementi (sulla parità a 5,25 euro) a una settimana da quando Moody's ha tagliato il rating da Ba2 a Ba3 con out look stabile. Il direttore finanza del gruppo, Giovanni Maggiora, ha affermato a MF che la valutazione è stata affrettata, aggiungendo che negli ultimi mesi si registra un miglioramento dell'ebitda dell'Italia e che in India ci sono notevoli opportunità da sviluppare.

Save perde lo 0,61% a 13,07 euro. Dopo l'offerta non vincolante del gruppo per l'ingresso nel Catullo di Verona, domani si terrà l'assemblea dell'aeroporto scaligero in cui i soci saranno chiamati a dare l'assenso per l'avvio di una due diligence ufficiale.



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Pablo Di Si lascia Fiat Industrial, Massimiliano Chiara nuovo cfo

Di Valentina Sorrenti

Massimiliano Chiara è il nuovo direttore finanziario di Fiat Industrial e Cnh Global. Dopo che Pablo Di Si ha rassegnato le proprie dimissioni per perseguire altre opportunità professionali, con effetto immediato Chiara è stato nominato nuovo cfo.

Chiara ha recentemente ricoperto il ruolo di direttore finanziario e responsabile Business Development di Fiat Automobiles Latin America (Fiasa) e in precedenza di responsabile pianificazione finanziaria, analisi e business development finance per Fiat e Chrysler Group.

"La nomina di Max Chiara è la prova evidente dell'attenzione cha abbiamo posto sia in Fiat sia in Fiat Industrial sullo sviluppo di una nuova generazione di leader", ha commentato Sergio Marchionne, presidente di Fiat Industrial e amministratore delegato di Fiat, dopo aver sottolineato anche .

"Max ha dimostrato un eccezionale livello di impegno e di conoscenza nelle varie posizioni ricoperte all'interno del mondo Fiat. Sarà di grande aiuto per Rich Tobin, attuale direttore operativo di Fiat Industrial e amministratore delegato di Cnh", ha aggiunto Marchionne. Rich assumerà l'incarico di amministratore delegato di Cnh Industrial una volta completata la fusione tra Fiat Industrial e Cnh. A Piazza Affari il titolo Fiat Industrial perde l'1,19% a 9,54 euro.



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Wall Street in lieve rialzo ora la riunione dei banchieri centrali

Written By Unknown on Minggu, 25 Agustus 2013 | 15.12

Di Valerio Testi

I listini azionari statunitensi hanno chiuso in positivo nonostante il dato sulle vendite di nuove case a luglio negli Usa abbia deluso le attese. L'indice Dow Jones è salito dello 0,3% a 15.008,44, lo S&P 500 dello 0,4% a 1.663 e il Nasdaq dello 0,52% a 3.657,79.

L'attenzione degli investitori si sposta ora sul simposio di Jackson Hole tra banchieri centrali. Quest'anno l'incontro si presenta meno interessante rispetto agli anni scorsi per via dell'assenza del numero uno uscente della Federal Reserve, Ben Bernanke, così come dei suoi colleghi di Bce e BoE, Mario Draghi e Mark Carney.

Le vendite di nuove case a luglio negli Stati Uniti sono diminuite del 13,4% su base mensile a quota 394.000, inferiore rispetto al consenso degli economisti di DowJones che era di 490.000. Il calo delle vendite è dovuto all'aumento dei tassi di interesse sui prestiti. Sono diminuite sia le richieste di acquisto di nuove case sia i permessi per costruire nuovi immobili. Il rendimento dei Note Usa a 10 anni è in calo al 2,8%, dopo che ieri ha raggiunto il massimo da luglio 2011 al 2,936%.

Il prezzo del petrolio ha chiuso in rialzo poco sopra quota 106 dollari. Al Nymex il Light crude è avanzato di 1,39 dollari a 106,42 dollari (+1,3%).



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Le stime sui preziosi nel 2014 e 2015

Per l'oro si avvicina la stagione più favorevole, quella dei matrimoni in India che tradizionalmente porta a un incremento della domanda, che secondo gli esperti di Barclays fornirà però solo un sostegno temporaneo alle quotazioni del metallo giallo, che chiuderà il terzo trimestre a quota 1.200 dollari l'oncia per salire a 1.325 nell'ultimo. Oltre il breve termine, ecco le previsioni sui prezzi dei preziosi nel 2014 e 2015.
1) Platino. Trend atteso al rialzo nel 2014 e nel 2015 per il metallo, che in un mese è cresciuto del 6,7% ritornando ai livelli di un anno fa. Secondo gli esperti della banca d'affari le prospettive sono positive a causa del deficit di mercato nel prossimo anno e delle tensioni legate in Sud Africa alle rinegoziazioni biennali dei salari, che porteranno a scioperi e blocchi della produzione. Il prezzo è stimato 1.600 dollari l'oncia nel 2014 (da 1.538 nel 2013) e 1.700 nel 2015.

2) Palladio. Il parere degli economisti è favorevole anche per il palladio (+20% anno su anno) in conseguenza della crescita delle importazioni cinesi, mentre prosegue il deficit di offerta per il secondo anno consecutivo. La proiezione è 795 dollari l'oncia nel 2014 (da 745 nel 2013) e 900 nel 2015.

3) Oro. Negli ultimi mesi le previsioni sull'andamento del metallo giallo sono state più volte riviste al ribasso, poiché gli elementi che in passato hanno trainato al rialzo le quotazioni (acquisti da parte delle banche centrali, bassi tassi di interesse e rischi di inflazione a medio termine) hanno perso di incisività. Il prezzo medio nel 2014 è stimato 1.310 dollari l'oncia (da 1.393 nel 2013) per toccare 1.190 nel 2015. In un anno è sceso del 16,8%, dopo aver recuperato il 2% nell'ultimo mese.

4) Argento. L'argento, che in un anno ha perso il 22,5%, ha intrapreso di recente un trend deciso al rialzo salendo in un mese del 13%. Lo scenario degli analisti nel prossimo biennio è tuttavia negativo, poiché ritengono che domanda industriale, che ha spazi di miglioramento, non sia sufficiente per controbilanciare l'impatto negativo che deriva dalla correlazione con il trend negativo dell'oro e i deflussi dagli Etp. Il prezzo medio è stimato 19,5 dollari l'oncia nel 2014 (da 22,8 nel 2013) e 17 dollari nel 2015.



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Wall Street in lieve rialzo ora la riunione dei banchieri centrali

Written By Unknown on Sabtu, 24 Agustus 2013 | 15.11

Di Valerio Testi

I listini azionari statunitensi hanno chiuso in positivo nonostante il dato sulle vendite di nuove case a luglio negli Usa abbia deluso le attese. L'indice Dow Jones è salito dello 0,3% a 15.008,44, lo S&P 500 dello 0,4% a 1.663 e il Nasdaq dello 0,52% a 3.657,79.

L'attenzione degli investitori si sposta ora sul simposio di Jackson Hole tra banchieri centrali. Quest'anno l'incontro si presenta meno interessante rispetto agli anni scorsi per via dell'assenza del numero uno uscente della Federal Reserve, Ben Bernanke, così come dei suoi colleghi di Bce e BoE, Mario Draghi e Mark Carney.

Le vendite di nuove case a luglio negli Stati Uniti sono diminuite del 13,4% su base mensile a quota 394.000, inferiore rispetto al consenso degli economisti di DowJones che era di 490.000. Il calo delle vendite è dovuto all'aumento dei tassi di interesse sui prestiti. Sono diminuite sia le richieste di acquisto di nuove case sia i permessi per costruire nuovi immobili. Il rendimento dei Note Usa a 10 anni è in calo al 2,8%, dopo che ieri ha raggiunto il massimo da luglio 2011 al 2,936%.

Il prezzo del petrolio ha chiuso in rialzo poco sopra quota 106 dollari. Al Nymex il Light crude è avanzato di 1,39 dollari a 106,42 dollari (+1,3%).



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Le stime sui preziosi nel 2014 e 2015

Per l'oro si avvicina la stagione più favorevole, quella dei matrimoni in India che tradizionalmente porta a un incremento della domanda, che secondo gli esperti di Barclays fornirà però solo un sostegno temporaneo alle quotazioni del metallo giallo, che chiuderà il terzo trimestre a quota 1.200 dollari l'oncia per salire a 1.325 nell'ultimo. Oltre il breve termine, ecco le previsioni sui prezzi dei preziosi nel 2014 e 2015.
1) Platino. Trend atteso al rialzo nel 2014 e nel 2015 per il metallo, che in un mese è cresciuto del 6,7% ritornando ai livelli di un anno fa. Secondo gli esperti della banca d'affari le prospettive sono positive a causa del deficit di mercato nel prossimo anno e delle tensioni legate in Sud Africa alle rinegoziazioni biennali dei salari, che porteranno a scioperi e blocchi della produzione. Il prezzo è stimato 1.600 dollari l'oncia nel 2014 (da 1.538 nel 2013) e 1.700 nel 2015.

2) Palladio. Il parere degli economisti è favorevole anche per il palladio (+20% anno su anno) in conseguenza della crescita delle importazioni cinesi, mentre prosegue il deficit di offerta per il secondo anno consecutivo. La proiezione è 795 dollari l'oncia nel 2014 (da 745 nel 2013) e 900 nel 2015.

3) Oro. Negli ultimi mesi le previsioni sull'andamento del metallo giallo sono state più volte riviste al ribasso, poiché gli elementi che in passato hanno trainato al rialzo le quotazioni (acquisti da parte delle banche centrali, bassi tassi di interesse e rischi di inflazione a medio termine) hanno perso di incisività. Il prezzo medio nel 2014 è stimato 1.310 dollari l'oncia (da 1.393 nel 2013) per toccare 1.190 nel 2015. In un anno è sceso del 16,8%, dopo aver recuperato il 2% nell'ultimo mese.

4) Argento. L'argento, che in un anno ha perso il 22,5%, ha intrapreso di recente un trend deciso al rialzo salendo in un mese del 13%. Lo scenario degli analisti nel prossimo biennio è tuttavia negativo, poiché ritengono che domanda industriale, che ha spazi di miglioramento, non sia sufficiente per controbilanciare l'impatto negativo che deriva dalla correlazione con il trend negativo dell'oro e i deflussi dagli Etp. Il prezzo medio è stimato 19,5 dollari l'oncia nel 2014 (da 22,8 nel 2013) e 17 dollari nel 2015.



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Piazza Affari parte in calo, spread stabile

Written By Unknown on Jumat, 23 Agustus 2013 | 15.12

Di Francesca Gerosa

Piazza Affari è cauta in avvio di seduta (-0,27% a 17.263 punti l'indice Ftse Mib) ma lo spread tra Btp e Bund decennali resta sotto la soglia dei 240 punti a quota 237 punti base, per un rendimento del decennale del 4,31%. A 253 punti, invece, la distanza tra Bonos e Bund, per un rendimento al 4,47%.

Malgrado un'accelerazione verso una crisi dell'esecutivo dopo il duro confronto fra Letta e Alfano sulla vicenda Berlusconi, il mercato non sembra ancora credere alla possibilità di elezioni anticipate senza una nuova legge elettorale. Il premier ieri ha informato il presidente della Repubblica, Napolitano, dell'esito dell'incontro con Alfano: il Pdl chiede al Pd di votare no sulla decadenza di Berlusconi e Letta dice di non voler soggiacere ai ricatti.

Intanto prosegue il dibattito sul tema dell'Imu. Ieri il ministro degli affari regionali, Graziano Delrio, ha ipotizzato un taglio dell'Imu sulla prima casa per il 70% dei contribuenti, mentre il Pdl insiste per un'abolizione totale e la differenza fra le due ipotesi vale 1,5 miliardi.

Oggi non sono previste aste. Ma dopo l'annuncio di ieri dei quantitativi di Ctz per 2-3 miliardi e Btpei per 500-1.000 milioni in asta il 27 agosto, oggi verranno comunicati i dettagli dell'asta Bot di mercoledì 28, mentre lunedì il Tesoro comunicherà tipologie e quantitativi di titoli a medio-lungo termine in asta giovedì 29, l'unico collocamento di agosto sul comparto dopo la cancellazione dell'asta di metà mese.

Sul listino milanese sale Parmalat (+0,73% a 2,49 euro) che ha in corso una trattativa in esclusiva con i soci di controllo della brasiliana Lacteos volta a esplorare termini e condizioni di un eventuale accordo di acquisizione. Stando alla stampa locale Lacteos potrebbe essere rilevata per una cifra intorno ai 300 milioni di euro.

Ritracciano, tra gli altri industriali, Fiat (-0,72% a 6,24 euro) e Pirelli & C. (-0,46% a 9,45 euro), non Finmeccanica (+0,39% a 4,09 euro), già ieri stuzzicata dall'ipotesi di vendita di Ansaldo Energia, e Telecom Italia (+0,31% a 0,48 euro).

Mentre tra le banche è da monitorare Mediobanca (-0,49% a 5,08 euro) perché fonti di stampa riportano che Fondiaria Sai (+0,87% a 1,50 euro) ha avviato il percorso di smobilizzo della quota del 3,83% detenuta nella banca come imposto dall'Antitrust.



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Mediobanca, non c'è solo FonSai che deve vendere la sua quota

Di Francesca Gerosa

Fondiaria Sai si prepara all'uscita da Mediobanca , altri potrebbero fare altrettanto e il titolo di Piazzetta Cuccia cade a Piazza Affari. L'azione perde l'1,96% e scivola a quota 5,01 euro. La compagnia fa parte del gruppo B dello storico patto di sindacato della banca d'affari con una quota del 3,8% (33 milioni di azioni). La dismissione della partecipazione entro l'anno è stata richiesta dall'Antitrust in cambio del via libera all'aggregazione Fondiaria Sai-Unipol.

L'assemblea del patto di sindacato che scade il 31 dicembre di quest'anno si riunirà il mese prossimo per deliberare che la quota di Fondiaria Sai sia messa in vendita sul mercato con un accelerated bookbuilding: i soci del gruppo B del patto non possono assorbire le azioni perché altrimenti supererebbero la quota massima che ogni soggetto del patto può detenere. L'uscita di Unipol non sarà quindi bilanciata dall'ingresso di nuovi azionisti. Il patto di sindacato si ridurrà sotto il 40%.

"La notizia è abbastanza attesa e potrebbe portare un po' di pressione sul titolo", affermano gli analisti di Intermonte che ritengono tuttavia limitato l'impatto, considerato il fatto che già dal momento in cui l'Antitrust ha imposto la dismissione della partecipazione, circa un anno fa, la stessa è stata oggetto di copertura da parte dei soggetti coinvolti.

Ma gli analisti di Banca Akros ricordano che, oltre a FonSai, anche la Carlo Tassara di Zaleski, in ristrutturazione, potrebbe liquidare il suo ampio portafoglio. E tra le quote detenute dalla società c'è una partecipazione dell'1,17% di Mediobanca. Quindi, "circa un 5% del capitale di Mediobanca potrebbe presto arrivare sul mercato e causare una certa pressione sul titolo, insieme ai risultati 2012-2013, attesi negativi, che verranno pubblicati il prossimo 17 settembre", si legge nella nota di Banca Akros.

Mentre gli analisti di Intermonte hanno confermato stamani il rating outperform sul titolo Mediobanca e quelli di Equita buy e un prezzo obiettivo a 6 euro, gli esperti di Banca Akros hanno ridotto la raccomandazione da accumulate a hold dal momento che l'azione ha raggiunto il loro target price fissato a 5 euro.



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Finmeccanica, apprezzata l'opzione alternativa alle dismissioni

Written By Unknown on Kamis, 22 Agustus 2013 | 15.11

Di Francesca Gerosa

Finmeccanica viaggia spedita a Piazza Affari stuzzicata da due ipotesi: la quotazione di Augusta Westland e l'interesse di Doosan Heavy per Ansaldo Energia. L'azione, nelle precedenti sedute depressa dalla possibile perdita di alcune commesse, stamani sale del +3,02% a quota 3,956 euro.

Secondo quanto scrive la stampa oggi, in alternativa alla cessione di Ansaldo Breda, Ansaldo Energia e Ansaldo Sts, esisterebbe un "piano B" per la riduzione del debito di Finmeccanica che prevede la quotazione di Augusta Westland o la cessione di una quota del 40% dell'americana Drs.

"La quotazione di Augusta Westland o la cessione di una quota di Drs sono opzioni nuove, sono un'alternativa interessante al piano di dismissioni in quanto porterebbero all'emersione di valori oggi affogati", osservano gli analisti di Intermonte che confermano la raccomandazione speculative buy e un target price a 5 euro sul titolo Finmeccanica.

In ogni caso non manca l'interesse di player esteri per gli asset che Finmeccanica vuole cedere, almeno stando alla stampa coreana secondo cui Doosan Heavy punta a raccogliere risorse fresche per comprare Ansaldo Energia. L'azienda a quanto pare prevede di emettere 500 milioni di dollari di certificati rappresentativi delle azioni della società per acquistare la quota del 55% di Finmeccanica in Ansaldo Energia.

Il valore totale dell'accordo, secondo la stampa, sarebbe quindi pari a 1,3/1,5 miliardi di euro, il che implica un impatto positivo di 770 milioni id euro per Finmeccanica (una parte attraverso il deconsolidamento del debito e una parte in denaro contante). Il deal, secondo i calcoli di Mediobanca Securities, farebbe diluire l'utile per azione (eps) 2014 di Finmeccanica del 4%.

"La notizia sarebbe comunque positiva, se confermata, in quanto ridurrebbe il debito di Finmeccanica (4,929 miliardi di euro a fine giugno, ndr) e l'esigenza di un aumento di capitale", commentano gli analisti della banca che comunque mantengono il rating underperform e il target price a 3,40 euro sul titolo Finmeccanica.



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Deludono i conti Hewlett-Packard. Titolo giù dell'8% nell'after hours

La forte competizione nel mercato dei PC e dei server ha pesato sui conti del terzo trimestre fiscale di Hewlett-Packard. Il produttore di computer è riuscito a tornare all'utile e ha persino alzato l'outlook ma il calo dei ricavi ha deluso gli analisti, ora impegnati a capire la portata del giro di poltrone annunciato ai vertici della società.

Nel periodo terminato il 31 luglio, HP ha registrato una profitti per 1,39 miliardi di dollari contro la perdita da 8,86 miliardi degli stessi tre mesi del 2012, quando pesò una svalutazione da 8 miliardi legata all'acquisizione del 2008 di Electronic Data Systems. Al netto di voci straordinarie, il risultato è stato di 86 centesimi di dollaro per azione contro il dollaro dell'anno prima. Il dato è in linea non solo alle previsioni di maggio dell'azienda ma anche del mercato.

I ricavi sono scesi dell'8,2% a 27,23 miliardi di dollari, sotto le stime del consensus per 27,29 miliardi di dollari. Per il gruppo si è trattato dell'ottavo trimestre consecutivo con fatturato in ribasso. Nel dettaglio, gli introiti legati ai pc sono calati per il sesto trimestre di fila, questa volta dell'11%. La divisione stampanti ha visto un -4% e quella di server e sistemi di reti un -9%, quanto i servizi alle imprese.
Segno positivo dai software: +1%.

Quanto alle previsioni per l'intero anno fiscale, la società conta di mettere a segno utili netti per azione compresi tra i 2,67 dollari e i 2,71 dollari, superiori quinfi al range 2,5-2,60 dollari dato in precedenza.

La delusione sulla performance del gruppo ha portato l'amministratore delegato Meg Whitman ad apportare novità nel management. David Donatelli lascerà la guida della divisione enterprise, quella che vende server, attrezzature di rete e servizi, che passa all'attuale direttore operativo, Bill Veghte.
Donatelli assumerà un nuovo ruolo volto all'individuazione di tecnologie in via di sviluppo. Henry Gomez, già a capo della comunicazione di gruppo, si occuperà anche di marketing.

In attesa dei conti, arrivati dopo la chiusura di Wall Street, il titolo HP quotato al NYSE ha ceduto ieri l'1,78% a 25,38 dollari.
Ma nell'after-hours ha perso oltre quasi l'8%.



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Heineken non va a tutta birra

Written By Unknown on Rabu, 21 Agustus 2013 | 15.12

Di Roberta Castellarin

Fatturato e utili in crescita per i colossi della birra europei. Ma gli analisti si aspettavano dati più forti, così l'olandese Heineken perde il 2,7% in apertura.

Carlsberg ha chiuso il primo semestre dell'anno con un fatturato pari a 32,918 miliardi di corone danesi (circa 4,4 miliardi di euro), in crescita del 2,5% rispetto a 32,111 miliardi (circa 4,3 mld di euro) nello stesso periodo dell'anno precedente.

Il risultato operativo è pari a 4,096 miliardi di corone (circa 548 milioni di euro), in crescita del 4%. E' emerso dalla semestrale del produttore di birra danese, che ha anche registrato un aumento della quota di mercato in Asia ed Europa occidentale.

Heineken ha chiuso il primo semestre dell'anno con un fatturato pari 10,375 miliardi di euro, in progressione del 3% rispetto ai 10,07 mld conseguiti nello stesso periodo dell'anno precedente. L'utile operativo si attesta a 1,448 mld di euro, in crescita del 5% rispetto ai 1,378 miliardi conseguiti nei primi sei mesi del 2012.

 I risultati del produttore di birra olandesi sono stati positivi, ma inferiori alle attese degli analisti. Per questa ragione in apertura il titolo perde il 2,7%. ABN Amro assegna al titolo un giudizio hold con un target price a 54 euro.



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Prelios, una zavorra la quota di aumento sottoscritta dai creditori

Di Francesca Gerosa

Il titolo Prelios sale dello 0,97% a quota 0,627 euro stamani a Piazza Affari dopo che si è concluso l'aumento di capitale. Sono state sottoscritte complessivamente azioni per un controvalore di 45,4 milioni di euro, pari solo al 39,5% delle azioni offerte. Le banche finanziatrici, tra le quali Intesa Sanpaolo e Unicredit, sottoscriveranno convertendo pro-quota i crediti per i restanti 69,6 milioni di euro.

Nell'ambito dell'offerta dei diritti di opzioni rimasti inoptati, sono state sottoscritte solo 1,56 milioni di azioni pari allo 0,81% del totale delle azioni di nuova emissione per un controvalore di 0,9 milioni di euro. Il broker US Susquenna, che aveva rastrellato 46 milioni di diritti inoptati su 51,5 milioni totali, ha deciso di sottoscrivere solo una minima parte dei diritti.

"L'esito dell'aumento di capitale non è mai stato in dubbio", affermano in una nota di oggi gli analisti di Equita (rating reduce  e target price a 0,69 euro confermati sul titolo). Ma "la sottoscrizione da parte dei finanziatori crea inevitabilmente il rischio di overhang (eccesso di carta sul mercato, ndr) nel medio termine".

Anche gli analisti di Intermonte (neutral) non possono fare a meno di notare che la quota di aumento sottoscritta dai creditori è rilevante e quindi rappresenterà una zavorra per le potenzialità future del titolo. Proprio per riflettere l'aumento di capitale a 0,5953 euro per azione e il nuovo numero di azioni (395 milioni), oggi gli analisti di Mediobanca Securities hanno rivisto la valutazione di Prelios a 258 milioni di euro, pari a 0,65 euro per azione, sotto il precedente target price di 0,90 euro a causa dell'impatto diluitivo dell'aumento di capitale.

La raccomandazione sul titolo resta neutral. "Mentre con la ristrutturazione finanziaria il gruppo ha preso tempo per attuare la nuova strategia e tagliare gli oneri finanziari da più di 40 milioni di euro a circa 10 milioni di euro l'anno, vediamo ancora forti rischi di esecuzione nella trasformazione del gruppo da grande co-investor e service provider a un puro service provider", avvertono gli analisti della banca secondo i quali la vendita delle attività di investimento di Prelios è difficile e quindi non si escludono ulteriori svalutazioni nell'intero esercizio 2013.

Comunque, ora che è terminato l'aumento di capitale, "il focus è sul piano industriale, sulla riduzione del debito della società e sul miglioramento dei risultati della società di gestione", affermano gli analisti di Banca Akros (reduce e target price a 0,70 euro). In un'intervista l'ad di Prelios, Sergio Iasi, ha sottolineato che la società punta a un riposizionamento in società di gestione e servizi (asset under management pari a 4,5 miliardi con 23 fondi in gestione) e che le attività di investimento saranno liquidate nel giro di 24-30 mesi (ad oggi 560 milioni di euro di capitale investito nelle iniziative immobiliari).



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Ftse Mib sotto 17.000 punti, correzione fisiologica

Written By Unknown on Selasa, 20 Agustus 2013 | 15.12

Di Francesca Gerosa

Piazza Affari peggiora coi futures degli indici di Wall Street in ribasso, in attesa dell'indice della Fed di Chicago che misura l'attività economica Usa a luglio, previsto in calo. L'indice Ftse Mib ora cede l'1,62% portandosi sotto quota 17.000 a 16.964 punti, livello sopra il quale si trovava dall'8 agosto. "Per ora si tratta ancora di prese di profitto, piuttosto fisiologiche e prevedibili dopo settimane di rialzi. La rottura del supporto a quota 16.800 punti sarebbe, però, un segnale negativo", afferma un gestore contattato dall'agenzia Mf DowJones.

"Si attende domani la pubblicazione delle minute dell'ultima riunione del Fomc per avere un quadro del tapering", la riduzione degli acquisti nell'ambito del QE, aggiunge un trader secondo cui il ritracciamento del mercato italiano è "sano". Ma per Francesco Leghissa dell'Ufficio studi di Copernico sim a differenza del periodo immediatamente successivo alla sentenza sul processo Mediaset, quando i mercati sembravano disinteressati alla situazione politica italiana, negli ultimi giorni, dopo il cambio di tono da parte del Pdl, l'incertezza politica impatta sui listini.

Ieri il capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani, ha detto che la tenuta del governo sarebbe seriamente compromessa se il Pd accelerasse a settembre sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, respingendo le richieste del Pdl di approfondire, anche con un eventuale parere da parte della Corte Costituzionale, la legge Severino sull'incandidabilità .

"E' vero che le perdite sono dovute alle prese di profitto registrate ultimamente ma i ribassi continuano anche oggi e ciò impatta anche sullo spread Btp/Bund (in rialzo a 243 punti base, ndr). Gli operatori cominciano a spostare la loro attenzione sulla situazione politica italiana. Il governo però è attivo perché sta lavorando a nuove riforme. Un'eventuale crisi politica potrebbe mettere in discussione i benefici ottenuti fino ad ora", teme Francesco Leghissa.

I ribassi sul listino milanese interessano soprattutto le banche. Persino Mps, in attesa dell'esito della riunione della Fondazione Mps, chiamata oggi a nominare il presidente e la Deputazione Amministratrice, si arrende alle vendite e cede il 3,36% scivolando a quota 0,2269 euro. Male anche le big, Unicredit (-3,27%) e Intesa Sanpaolo (-2,61%). Ko anche Mediobanca (-3,84%) e le popolari: Bpm (-3,14%), Bper (-3,78%), il Banco Popolare (-4,30%) e Ubi Banca, in flessione del 3,61% a 3,47 euro.

Ieri Ubi Banca ha ceduto il 100% del capitale della svizzera Banque de Depots et de gestion SA a Banque Cramer & Cie (gruppo Norinvest). L'operazione, ha spiegato l'istituto non avrà impatti significativi sul conto economico e sui ratio patrimoniali consolidati del gruppo e stamani Kepler Cheuvreux si è limitata a confermare la raccomandazione hold e il target price a 3,5 euro sul titolo Ubi Banca. "Questa cessione ha un impatto trascurabile", osservano gli analisti della banca d'affari, "anche se la consideriamo una buona notizia in quanto parte del piano di ristrutturazione, volto a focalizzare il gruppo sul suo core business di banca commerciale domestica".



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ALERT MERCATI Banche in calo per le prese di profitto

"Le banche italiane sono state le protagoniste nelle ultime due settimane, registrando un forte recupero che ha trainato tutto il listino italiano. I cali di questi ultimi giorni possono essere considerati, al momento, delle prese di profitto". Lo ha affermato Alberto Silvatici, gestore fondi comuni di Carige Sgr, ad Alert Mercati, aggiungendo che "gli istituti di credito sono in attesa di ricevere delle chiarificazioni dal documento delle minute del Fomc di domani. Le banche italiane stanno attraversando un momento difficile perché i criteri di Bankitalia sono più stringenti rispetti a quelli europei".

Nel dettaglio parlando di Unicredit, l'esperto precisa che "tralasciando il brevissimo termine, è la banca italiana più internazionalizzata. Io consiglierei di investire sul titolo". Passando a Enel, Silvatici ritiene che "ha presentato una semestrale che presenta dei chiaroscuri. Il debito resta alto e i margini sono contenuti. Il titolo in questo momento è in una fase ribassista".



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Obbligazioni, spread d’occasione

Written By Unknown on Minggu, 18 Agustus 2013 | 15.12

A differenza degli ultimi due anni, quello del 2013 è stato un Ferragosto di festa anche per il mercato obbligazionario europeo, a valle di un mese e mezzo di graduale riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato italiani e spagnoli e del corrispondente restringimento dello spread decennale contro Bund.

Il differenziale rispetto ai titoli tedeschi si è ridotto ai minimi degli ultimi due anni sia per i governativi di Roma sia per quelli di Madrid, rispettivamente sotto i 240 e i 270 punti base. Lo spread tra Btp e Bund aveva fatto di meglio solo il 7 luglio 2011, quando il differenziale aveva toccato i 220 pb. Una bella iniezione di fiducia, quindi, anche per il mercato dei bond corporate e bancari.

Ma in realtà c'è ancora spazio per migliorare, perché, se lo spread è ai minimi da due anni, i rendimenti sono ancora ad di sopra dei minimi segnati a inizio maggio al 3,84% per il decennale e al 2,94% per i sei anni: come evidenziato dal grafico in pagina, per trovare livelli più bassi per i rendimenti dei Btp a 10 anni si deve tornare all'ottobre 2010 (minimo il 10 ottobre a 3,729%) e per il 6 anni al marzo dello stesso anno (minimo il 30 marzo al 2,734%).

Tutti i dettagli su MF-MilanoFinanza, in edicola da sabato anche in formato elettronico su pc e tablet iPad, Android, Amazon Kindle e Windows 8.



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Il mercato dei pc? Tornerà a crescere

Difficile non immaginare un pc, meglio se portatile, pensando a Lenovo, il colosso cinese famoso per aver acquistato nel 2005 la divisione pc di Ibm. Ancora oggi il confort d'uso e la tastiera di un portatile ThinkPad sono apprezzati da milioni di utenti, tanto che Lenovo ha resistito meglio di altri, e ha anzi cavalcato a scapito degli avversari, il declino del mercato dei personal computer.

Come hanno però dimostrato gli ultimi risultati finanziari, con un fatturato in crescita del 10% a 8,8 miliardi di dollari e un utile salito del 23% a 174 milioni, Lenovo non è però una società focalizzata ancora sui soli personal computer nonostante abbia raggiunto proprio lo scorso trimestre la vetta nella classifica mondiale dei produttori, tanto che per la prima volta le vendite combinate di smartphone e tablet del colosso cinese hanno superato quelle dei pc. Un risultato che si va ad aggiungere agli altri raggiunti da Lenovo anche grazie al lavoro svolto da Gianfranco Lanci, senior vice president della società e a capo delle attività in Europa, che ha spiegato a MF-Milano Finanza le prossime sfide dell'azienda e dell'intero mercato It.

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Obbligazioni, spread d’occasione

Written By Unknown on Sabtu, 17 Agustus 2013 | 15.11

A differenza degli ultimi due anni, quello del 2013 è stato un Ferragosto di festa anche per il mercato obbligazionario europeo, a valle di un mese e mezzo di graduale riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato italiani e spagnoli e del corrispondente restringimento dello spread decennale contro Bund.

Il differenziale rispetto ai titoli tedeschi si è ridotto ai minimi degli ultimi due anni sia per i governativi di Roma sia per quelli di Madrid, rispettivamente sotto i 240 e i 270 punti base. Lo spread tra Btp e Bund aveva fatto di meglio solo il 7 luglio 2011, quando il differenziale aveva toccato i 220 pb. Una bella iniezione di fiducia, quindi, anche per il mercato dei bond corporate e bancari.

Ma in realtà c'è ancora spazio per migliorare, perché, se lo spread è ai minimi da due anni, i rendimenti sono ancora ad di sopra dei minimi segnati a inizio maggio al 3,84% per il decennale e al 2,94% per i sei anni: come evidenziato dal grafico in pagina, per trovare livelli più bassi per i rendimenti dei Btp a 10 anni si deve tornare all'ottobre 2010 (minimo il 10 ottobre a 3,729%) e per il 6 anni al marzo dello stesso anno (minimo il 30 marzo al 2,734%).

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Il mercato dei pc? Tornerà a crescere

Difficile non immaginare un pc, meglio se portatile, pensando a Lenovo, il colosso cinese famoso per aver acquistato nel 2005 la divisione pc di Ibm. Ancora oggi il confort d'uso e la tastiera di un portatile ThinkPad sono apprezzati da milioni di utenti, tanto che Lenovo ha resistito meglio di altri, e ha anzi cavalcato a scapito degli avversari, il declino del mercato dei personal computer.

Come hanno però dimostrato gli ultimi risultati finanziari, con un fatturato in crescita del 10% a 8,8 miliardi di dollari e un utile salito del 23% a 174 milioni, Lenovo non è però una società focalizzata ancora sui soli personal computer nonostante abbia raggiunto proprio lo scorso trimestre la vetta nella classifica mondiale dei produttori, tanto che per la prima volta le vendite combinate di smartphone e tablet del colosso cinese hanno superato quelle dei pc. Un risultato che si va ad aggiungere agli altri raggiunti da Lenovo anche grazie al lavoro svolto da Gianfranco Lanci, senior vice president della società e a capo delle attività in Europa, che ha spiegato a MF-Milano Finanza le prossime sfide dell'azienda e dell'intero mercato It.

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Apple torna sopra i 500 dollari, Microsoft pronta per Windows 8.1

Written By Unknown on Jumat, 16 Agustus 2013 | 15.12

Apple torna sopra i 500 dollari. Dopo che il finaziere texano Carl Ichan ha svelato di avere una grossa posizione nella società di Cupertino e di considerare l'azienda sottovalutata tutti gli occhi sono puntati sul titolo che a Wall Street sale del 2,78% a 503,29 dollari, un valore che non vedeva da gennaio. Inoltre Ichan preme per accelerare i tempi dell'operazione annunciata a inizio anno con la quale intende riacquistare azioni per un valore di circa 60 miliardi di dollari.

Nonostante profitti globali per 41,7 miliardi di dollari, nel 2012 la società della mela è andata in rosso in Italia e ha versato al fisco 3 milioni di euro di tasse. E' quanto emerge dai bilanci di Apple Retail Italia e Apple Italia, le due controllate di Cupertino basate nel nostro Paese. La prima, che possiede i 13 Apple Store italiani, ha chiuso in perdita di 11,5 milioni anche se lo scorso anno ha praticamente raddoppiato le vendite da 127 milioni a 250 milioni di euro.

Così mentre in Irlanda il gruppo di Cupertino continua a macinare miliardi di profitti sottoposti ad aliquote fiscali irrisorie, in Italia i suoi negozi vanno in rosso e schivano la mano del fisco. Un po' meglio per l'erario è andata con l'altra controllata italiana di Cupertino, Apple Italia, società che presta supporto alle vendite e ai servizi di marketing all'irlandese Apple Distribution. Nel 2012 ha pagato 5,5 milioni di tasse dopo aver conseguito un utile di 10,7 milioni e staccato una cedola di 31 milioni alla casa madre.

Mentre Apple torna sopra i 500 dollari, Microsoft sul Nasdaq perde l'1,35% a 31,795 euro nonostante abbia annunciato oggi la data di rilascio di Windows 8.1, la nuova versiuone del sistema operativo per computer e tablet che sarà reso disponibile gratuitamente il prossimo 18 ottobre per tutti i possessori di un pc dotato di Windows 8. Windows 8.1 introduce alcune novità, tra cui il riutorno del pulsante Start e la possibilità di portare gli utenti direttamente sull tradizionale desktop all'accensioe del pc. Funzionalità gradite da un numero considerevole di utenti, che potrebbero spingere le vendite di pc e tablet basati su Windows.



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Wall Street in discesa continua a ragionare sul Qe

Di Valerio Testi

Wall Street in rosso a poco dalla chiusura delle contrattazioni e in attesa del discorso di James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis. L'indice Dow Jones sta perdendo lo 0,5%, lo S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,2%. I prezzi alla produzione industriale negli Usa sono rimasti invariati a luglio, in calo rispetto al mese precedente, quando erano saliti dello 0,8% (dato non rivisto). Il dato di luglio è risultato inferiore al consenso, posto a +0,3% mese su mese. I prezzi alla produzione core sono saliti dello 0,1% a livello mensile (+0,2% m/m il consenso).

Per Paul Dales di Capital Economics "il debole dato sui prezzi della produzione negli Stati Uniti a luglio non comporterà cambiamenti nelle scelte della Federal Reserve. Di conseguenza la Fed inizierà il rallentamento del QE il prossimo mese".

Sui listini occhi puntati su Apple (+2%), dopo che l'investitore attivista Carl Icahn ha svelato di avere "una grossa posizione in Apple" e di considerare l'azienda "sottovalutata". Il gruppo ha annunciato agli inizi del 2013 di voler realizzare il riacquisto di azioni per un valore di circa 60 miliardi di dollari e ora il finanziere americano preme per accelerare i tempi dell'operazione.

Apple comunque è tornata sopra quota 500 dollari per azione per la prima volta da gennaio, dopo aver chiuso la seduta di ieri con un aumento del 4,75% a 489,57 dollari per azione.

Infine il prezzo del petrolio ha chiuso stabile a New York a 106,85 dollari al barile. L'andamento negativo di Wall Street ha compensato le spinte al rialzo derivanti dalle tensioni in Medio Oriente e dalla strage che si è consumata in Egitto per gli attacchi dell'esercito contro i sostenitori del presidente deposto Morsi.



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Apple torna sopra i 500 dollari, Microsoft pronta per Windows 8.1

Written By Unknown on Kamis, 15 Agustus 2013 | 15.11

Apple torna sopra i 500 dollari. Dopo che il finaziere texano Carl Ichan ha svelato di avere una grossa posizione nella società di Cupertino e di considerare l'azienda sottovalutata tutti gli occhi sono puntati sul titolo che a Wall Street sale del 2,78% a 503,29 dollari, un valore che non vedeva da gennaio. Inoltre Ichan preme per accelerare i tempi dell'operazione annunciata a inizio anno con la quale intende riacquistare azioni per un valore di circa 60 miliardi di dollari.

Nonostante profitti globali per 41,7 miliardi di dollari, nel 2012 la società della mela è andata in rosso in Italia e ha versato al fisco 3 milioni di euro di tasse. E' quanto emerge dai bilanci di Apple Retail Italia e Apple Italia, le due controllate di Cupertino basate nel nostro Paese. La prima, che possiede i 13 Apple Store italiani, ha chiuso in perdita di 11,5 milioni anche se lo scorso anno ha praticamente raddoppiato le vendite da 127 milioni a 250 milioni di euro.

Così mentre in Irlanda il gruppo di Cupertino continua a macinare miliardi di profitti sottoposti ad aliquote fiscali irrisorie, in Italia i suoi negozi vanno in rosso e schivano la mano del fisco. Un po' meglio per l'erario è andata con l'altra controllata italiana di Cupertino, Apple Italia, società che presta supporto alle vendite e ai servizi di marketing all'irlandese Apple Distribution. Nel 2012 ha pagato 5,5 milioni di tasse dopo aver conseguito un utile di 10,7 milioni e staccato una cedola di 31 milioni alla casa madre.

Mentre Apple torna sopra i 500 dollari, Microsoft sul Nasdaq perde l'1,35% a 31,795 euro nonostante abbia annunciato oggi la data di rilascio di Windows 8.1, la nuova versiuone del sistema operativo per computer e tablet che sarà reso disponibile gratuitamente il prossimo 18 ottobre per tutti i possessori di un pc dotato di Windows 8. Windows 8.1 introduce alcune novità, tra cui il riutorno del pulsante Start e la possibilità di portare gli utenti direttamente sull tradizionale desktop all'accensioe del pc. Funzionalità gradite da un numero considerevole di utenti, che potrebbero spingere le vendite di pc e tablet basati su Windows.



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Wall Street in discesa continua a ragionare sul Qe

Di Valerio Testi

Wall Street in rosso a poco dalla chiusura delle contrattazioni e in attesa del discorso di James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis. L'indice Dow Jones sta perdendo lo 0,5%, lo S&P 500 lo 0,4% e il Nasdaq lo 0,2%. I prezzi alla produzione industriale negli Usa sono rimasti invariati a luglio, in calo rispetto al mese precedente, quando erano saliti dello 0,8% (dato non rivisto). Il dato di luglio è risultato inferiore al consenso, posto a +0,3% mese su mese. I prezzi alla produzione core sono saliti dello 0,1% a livello mensile (+0,2% m/m il consenso).

Per Paul Dales di Capital Economics "il debole dato sui prezzi della produzione negli Stati Uniti a luglio non comporterà cambiamenti nelle scelte della Federal Reserve. Di conseguenza la Fed inizierà il rallentamento del QE il prossimo mese".

Sui listini occhi puntati su Apple (+2%), dopo che l'investitore attivista Carl Icahn ha svelato di avere "una grossa posizione in Apple" e di considerare l'azienda "sottovalutata". Il gruppo ha annunciato agli inizi del 2013 di voler realizzare il riacquisto di azioni per un valore di circa 60 miliardi di dollari e ora il finanziere americano preme per accelerare i tempi dell'operazione.

Apple comunque è tornata sopra quota 500 dollari per azione per la prima volta da gennaio, dopo aver chiuso la seduta di ieri con un aumento del 4,75% a 489,57 dollari per azione.

Infine il prezzo del petrolio ha chiuso stabile a New York a 106,85 dollari al barile. L'andamento negativo di Wall Street ha compensato le spinte al rialzo derivanti dalle tensioni in Medio Oriente e dalla strage che si è consumata in Egitto per gli attacchi dell'esercito contro i sostenitori del presidente deposto Morsi.



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Francia e Germania crescono, borse in rialzo

Written By Unknown on Rabu, 14 Agustus 2013 | 15.12

Di Francesca Gerosa

L'azionario europeo sale anche oggi favorito dai positivi dati macro europei e statunitensi arrivati ieri. Dal dato preliminare di oggi sul pil dell'eurozona nel secondo trimestre si cerca una conferma che la regione sta gradualmente superando la fase recessiva. Atteso per le 11.00, dovrebbe mostrare una crescita pari allo 0,2% su base trimestrale dopo la contrazione di pari entità nel periodo gennaio-marzo.

I dati sulla Francia e sulla Germania, pubblicati stamani, vanno in questa direzione. L'economia francese si è infatti lasciata alle spalle la recessione grazie a una crescita congiunturale dello 0,5%, la maggiore registrata dal primo trimestre del 2011. Il dato è superiore alle attese che si fermavano a un +0,2% e fa seguito a una contrazione dello 0,2% nel primo trimestre e a un analogo -0,2% nel quarto trimestre del 2012. Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, ha accolto il risultato con soddisfazione: "Incoraggia e amplifica i segnali di ripresa", ha detto.

Sempre nel secondo trimestre l'economia tedesca è cresciuta dello 0,7% congiunturale, battendo le attese, che prevedevano una salita dello 0,6%, e registrando l'espansione più ampia da oltre un anno, grazie ai consumi privati e alla spesa pubblica. A perimetro annuo, il pil tedesco ha segnato una crescita dello 0,9%, mentre le attese si fermavano a + 0,3%.

Sul listino milanese, dove il Ftse Mib segna un +0,10% a 17.398 punti e lo spread Btp/Bund è stabile a 241 punti base, Unicredit (+0,77% a 4,72 euro) beneficia del nuovo target price fissato da Credit Suisse a 4,9 euro dal precedente 4 euro (la raccomandazione resta neutral). Ancora in corsa Mps (+2,40% a 0,2304 euro), rimbalzata ieri del 7,7% anche grazie alla contrazione dello spread.

"Ricordiamo agli investitori la sensibilità della riserva Afs (Available for Sale) di Mps all'evoluzione dello spread: tra 10 milioni di euro e 14,5 milioni l'effetto positivo per ogni restringimento dello spread di 1bp", si legge nella nota di oggi di Banca Akros. "Lo spread è migliorato di circa 40bps da fine giugno, quindi, la riserva Afs di Mps dovrebbe essere migliorata in media di 480 milioni di euro, passando da -2 miliardi a -1,5 miliardi".

Nel frattempo, il prezzo delle azioni è aumentato da un minimo a 0,19 euro fino agli 0,225 euro di ieri, il che significa 410 milioni di euro di capitalizzazione di mercato in più. "Il miglioramento stimato della riserva Afs è dunque già stato capitalizzato, mentre restano le incertezze sul piano di ristrutturazione della banca che deve essere approvato dalla Commissione Ue e sull'aumento di capitale da realizzare l'anno prossimo. Ribadiamo la nostra raccomandazione prudente hold sul titolo Mps con un target price a 0,19 euro", concludono gli analisti di Banca Akros.

Separatamente, dalla semestrale si evince che Mps ha ceduto la partecipazione detenuta in United Bank of Africa, il più grande istituto bancario della Nigeria. Non è chiaro, scrive oggi MF, quando Mps abbia acquisito lo 0,76% di Uba appena ceduto, di certo il controvalore della transazione non sarà stato particolarmente rilevante e la vendita andrà forse letta come un'ulteriore semplificazione del portafoglio finanziario della banca. Peraltro, sempre nel corso del primo semestre, Mps ha liquidato anche le partecipazioni detenute in Mantegna Finance (100%) ed Eurochianti (4,37%).

In attesa di novità sul piano industriale, che potrebbe essere rivisto recependo le indicazioni della Commissione Ue, e dopo i conti del secondo trimestre "abbiamo abbassato le nostre stime su Mps e ora ci aspettiamo che la banca registri una perdita di 1 miliardo di euro quest'anno, che raggiunga il pareggio nel 2014 e generi profitti per 300 milioni nel 2015", si legge in una nota di oggi del Credit Suisse che mantiene il rating underperform su Mps con un target price a 0,15 euro.

Pur r
iconoscendo il recente miglioramento della posizione del funding della banca e le misure adottate per quanto riguarda i costi, gli analisti del Credit Suisse rimangono cauti su Mps visti i livelli di redditività sotto la media, con un RoTBV atteso al 4-5% nel 2015, i livelli di solvibilità: Core del 6,4% secondo Basilea 2 e in attesa che il governo forzi la mano alla banca per convertire una parte dei Monti bond (4,1 miliardi, ndr) nel corso dei prossimi 2 anni.


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Il Credito Valtellinese perde l'investment grade

Di Francesca Gerosa

Il Credito Valtellinese perde l'investment grade. Moody's ha tagliato il rating di lungo termine della banca da Baa3 a Ba3, quello di breve termine da Prime-3 a Not-Prime e lo Standalone bank financial strength rating da D+ a E+ outlook stabile. In tutti e tre i casi, le raccomandazioni sono in revisione per un possibile ulteriore downgrade.

Alla base del declassamento, ha spiegato l'agenzia di rating, ci sono il rapido deterioramento della redditività (nel primo semestre 2013 l'utile semestrale del Credito Valtellinese è crollato del 90% da 28,45 a 2,83 milioni di euro), principalmente per effetto del peggioramento della qualità del credito.

Tanto che Moody's si aspetta un costo del rischio di credito elevato nei prossimi uno/due anni. Di conseguenza, ritiene che la redditività di Creval rimarrà debole nel medio periodo, con effetti sul capitale, ritenuto basso dall'agenzia. La banca, che ha riscattato anticipatamente i Tremonti Bond per un ammontare di 200 milioni di euro, ha registrato un lieve calo del Core Tier 1 dall'8,01% di fine 2012 all'8% di fine giugno.

Da parte sua il Credito Valtellinese non concorda con le motivazioni sottostanti il downgrade di Moody's. Bisogna infatti tenere conto da un lato del progetto di ristrutturazione implementato nel 2011 e 2012, che consentirà ulteriori riduzioni di costi operativi, e dall'altro delle iniziative di repricing varate alla fine del semestre che, insieme alla rete della nuova piattaforma commerciale (Active Bank Creval) a supporto dell'attività di vendita, consentiranno un significativo allargamento dei ricavi.

Inoltre, a detta del Creval, non è stata considerata la ripresa del margine di interesse nel secondo trimestre che, secondo la banca, troverà ulteriore conferma nei prossimi trimestri né alcuni recenti dati macroeconomici dell'Italia che denotano una possibile ripresa economica nell'ultima parte dell'anno. Tutto ciò, sempre a giudizio della banca, determinerà un'ulteriore e progressiva ripresa della redditività operativa con conseguente aumento della loss absorption capacity.

Infine, la valutazione di Moody's non considera neppure i miglioramenti realizzati sul fronte patrimoniale, con un Core Tier 1 migliorato all'8% al 30 giugno 2013 rispetto al 6,3% al 31 dicembre 2011, e il riscatto anticipato dei cosiddetti Tremonti bond senza il ricorso, nell'immediato, ad aumenti di capitale.

In sintesi, il downgrade di Moody's riflette, secondo Creval, "un'azione connotata da una visione prociclica che non considera i fondamentali specifici e generali in un orizzonte di medio-lungo termine, in un contesto in via di progressiva normalizzazione". In borsa stamani il titolo Creval perde lo 0,72% e scende a quota 0,968 euro. Lo scorso 29 luglio 2013 Fitch ha confermato il rating a lungo termine del Credito Valtellinese a BB+ con un outlook negativo.



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Borse in rialzo, dai dati macro attese conferme sulla ripresa

Written By Unknown on Selasa, 13 Agustus 2013 | 15.12

Di Francesca Gerosa

L'azionario europeo apre in rialzo per la quarta seduta consecutiva oggi, grazie ai guadagni segnati in Asia e sull'aspettativa che i dati macro in agenda in Europa e negli Stati Uniti mostreranno un'accelerazione della ripresa economica.

Eurostat pubblicherà i numeri relativi alla produzione industriale dell'area euro a giugno, che dovrebbero confermare le recenti indicazioni di risveglio dell'attività economica. Le attese degli economisti convergono su un rimbalzo dello 0,8% su base mensile, dopo la contrazione dello 0,3% registrata a maggio. Le aspettative sono per una lieve crescita, +0,2%, anche del dato tendenziale, dopo il -1,3% di maggio.

Alle 11.00 è invece atteso l'indice Zew relativo alla fiducia di analisti e investitori tedeschi, che ad agosto dovrebbe portarsi da 36,3 a 40. Mentre dall'altra parte dell'Atlantico arrivano i dati sulle vendite al dettaglio di luglio. Le stime sono per una crescita dello 0,2% mensile, dopo il +0,4% registrato a giugno.

In Italia, in attesa che tra oggi e domani il presidente della Repubblica sciolga la sua riserva sul caso Silvio Berlusconi e dia la sua versione definitiva sulla possibilità di "salvacondotto" per l'ex premier, resta alta la tensione nella maggioranza, scossa dalle vicende giudiziarie del Cavaliere e dal tema Imu.

Al momento tuttavia il mercato obbligazionario italiano appare impermeabile al rischio politico. Ieri i Btp hanno terminato in rialzo la seduta, con lo spread tra decennali Btp e Bund strettosi fino a 246 punti base, minimo da luglio 2011, mentre il Tesoro ha assegnato 7,5 miliardi di Bot annuali a un tasso in lieve calo rispetto al mese scorso.

"Il debito pubblico che cresce, ma di poco, le entrate tributarie che salgono ma il dato di luglio tenderà a ridimensionare" il balzo; lo spread ai minimi da due anni, un premio alla stabilità". Per il ministro del Lavoro Enrico Giovannini la ripresa sta arrivando ma, avverte, "non ci sono tesoretti". E parla di un "possibile segno più del pil tra il terzo e quarto trimestre dell'anno". Anche se una crescita zero virgola non basta a recuperare i tantissimi posti persi. Ma, osserva, "il tasso di disoccupazione negli ultimi due-tre mesi non si è alzato".

Oggi lo spread Btp/Bund riparte da quota 243 punti con un tasso del 4,17%. Oggi Atene mette in asta miliardo di titoli a tre mesi, all'indomani della smentita da parte del governo tedesco di un documento citato dal Der Spiegel secondo il quale la Bundesbank avrebbe ammesso che la Grecia avrà certamente bisogno di un nuovo pacchetto di aiuti.

Sul listino milanese (+0,27% a 17.309 punti l'indice Ftse Mib) Telecom Italia sale dello 0,10% a 0,516 euro dopo che la Commissione Europea ha sospeso per tre mesi un provvedimento preso il mese scorso dal regolatore italiano delle telecomunicazioni che impone al proprietario della rete telefonica nazionale, ovvero TI, di abbassare le tariffe di accesso alla infrastruttura. In serata è invece arrivata la notizia che Standard&Poor's ha rivisto l'outolook su Telecom Italia da stabile a negativo.

Ben impostata anche Finmeccanica (+1% a 4,198 euro) con Agusta Westland potenziale partner di Russian Helicopters. Non FonSai (-0,43% a 1,61 euro) dopo che la guardia di finanza di Torino ha eseguito un sequestro preventivo "finalizzato alla confisca per equivalente" di beni per oltre 250 milioni di euro, nell'ambito dell'indagine della procura torinese che ha portato il mese scorso all'arresto della famiglia Ligresti e di alcuni ex-manager del gruppo assicurativo. Invece Azimut (-0,81% a 17,20 euro) risente del fatto che Banca Akros ha tagliato la raccomandazione da accumulate a hold, anche se il target price sale da 15 a 16,50 euro.



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JP Morgan vede triplicare l'utile di Unicredit al 2015, ma consiglia di prendere profitto

Di Francesca Gerosa

JP Morgan vede un utile normalizzato per Unicredit nel 2015, alza il target price da 3,31 a 4 euro ma conferma il rating neutral sul titolo. Dopo i risultati del secondo trimestre 2013, la banca d'affari ha tagliato l'utile di Unicredit previsto per quest'anno del 25% a 865 milioni di euro, dell'11% a 1,571 miliardi di euro per il 2014 e ha introdotto la stima per il 2015: vede triplicare l'utile a 2,484 miliardi. Previsioni che comunque sono del 13% sotto quelle del consenso al 2015.

"Unicredit è la nostra top pick tra le banche italiane grazie alla sua sensibilità a un miglioramento del costo del funding e al potenziale di rialzo delle attività non italiane (contano per il 66% dell'utile prima degli accantonamenti stimato per il 2015, ndr)", si legge nella nota di JP Morgan.

Inoltre la guidance sugli accontamenti per perdite su crediti a 5,5 miliardi di euro a fine anno sembra ottimista (il consenso è di 6,8 miliardi, le stime di JP Morgan si fermano a 7 miliardi). E per quanto riguarda gli obiettivi sui costi, il management di Unicredit punta a un taglio dei costi per un altro miliardo di euro entro il 2015, al top degli 1,445 milioni del piano strategico 2010-2015.

La riduzione dei costi nel periodo 2010-12 è stata  pari a 503 milioni e ora il management della banca ha un target di tagli totali per 1942 milioni nel periodo 2013-2015, ovvero in media 162 milioni a trimestre. La previsione di JP Morgan comprende il taglio dei costi del piano strategico più la metà dell'ulteriore miliardo di euro previsto, includendo un certo ritardo nell'attuazione.

Così, dopo il rally del titolo in borsa del 30% nel mese scorso, "consigliamo di prendere profitto", affermano gli analisti di JP Morgan. D'altra parte Unicredit tratta a 0,55 volte il multiplo prezzo/net asset value 2015, a 11 volte il multiplo prezzo/utile 2015, per un RoNav del 6%, rispetto a Intesa Sanpaolo che tratta a un multiplo prezzo/net asset value 2015 di 0,7 volte, a 11 volte il multiplo prezzo/utile 2015, per un RoNav del 7%. "Restiamo neutrali sul settore bancario europeo in generale".



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Fonsai, sequestrati alla famiglia Ligresti beni per 250 milioni

Written By Unknown on Senin, 12 Agustus 2013 | 15.12

La Guardia di Finanza sta eseguendo un sequestro preventivo per oltre 250 milioni di euro di beni e conti correnti riferibili alla famiglia Ligresti. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal gip di Torino Silvia Salvatori nell'ambito dell'inchiesta su Fonsai.

Sono il "Principe di Piemonte" di Torino, il "Naxos Beach" di Taormina, il "Grand hotel Fiera Milano" e il "Golf hotel Campiglio" gli alberghi della catena "Atahotels" riconducibili alla famiglia Ligresti e posti sotto sequestro dalla Guardia di finanza nell'ambito dell'indagine della procura di Torino. Tra i beni sequestrati in diverse parti d'Italia, 25 complessivamente le province in cui stanno operando i finanzieri su disposizione del Gip di Torino, anche il comprensorio di Milano dove risiede la famiglia Ligresti.

Il sequestro è stato disposto nell'ambito dell'inchiesta "Fisher Lange", l'indagine che ha portato il 17 luglio scorso all'arresto dell'intera famiglia Ligresti e di alcuni ex top manager di Fondiaria Sai con le accuse di falso in bilancio aggravato e manipolazione del mercato. La misura cautelare è scattata in conseguenza dei nuovi accertamenti svolti dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Torino, coordinati del procuratore aggiunto Vittorio Nessi e dal sostituto Marco Gianoglio. Secondo le stime delle Fiamme Gialle, il totale dei beni sequestrati (251,6 milioni) e riferibili alla Fondiaria Sai, alla famiglia Ligresti e agli altri ex manager arrestati, corrisponde al profitto illecitamente ottenuto attraverso i reati commessi dagli arrestati.



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Tlc in fermento, ecco cosa c'è dietro la mossa di Carlos Slim

Il settore tlc europeo resta in fermento (+0,11% lo Stoxx) dopo che la scorsa settimana America Movil ha fatto un'offerta per il 100% di Kpn, ma quale è il vero fine del colosso del miliardario Carlos Slim? Se lo domandano gli analisti di Exane Bnp Paribas in un report di oggi in cui analizzano l'opa lanciata a 2,4 euro sulle azioni che ancora non detiene di Kpn.

Un'

offerta attraente che valorizza la società 5,5 volte l'enterprise value/ebitda rettificato 2013 contro le 5 volte a cui trattano i competitor. Si tratta sicuramente di un impegno importante per America Movil (circa 19 miliardi di enterprise value), a detta degli analisti di Exane, che vedono due possibili strategie dietro l'offerta: in primo luogo, America Movil vuole un prezzo più alto per E-Plus. Una volta ottenuto, potrebbe far cadere la sua offerta.

In secondo luogo,

in una prospettiva di più lungo termine, America Movil punta ad aumentare la propria esposizione verso l'Europa. Blocca la vendita E-Plus poi cresce in modo organico e inorganico (partnership con AT&T?). Gli esperti, che hanno alzato il target price di Kpn al prezzo dell'opa a 2,40 euro, mantengono il rating neutral sul titolo in quanto vedono un rialzo limitato. Senza contare che tutto può essere distrutto se viene attivata la poison pill di Kpn.

Naturalmente per Telefonica Deutschland (outperform) e Telefonica (neutral) l'offerta è negativa: nessun beneficio per la fusione e una più severa concorrenza in Germania se America Movil alza la posta su E-Plus. Altri poteziali risultati includono un innalzamento dell'offerta di Telefonica Deutschland e Telefonica su E-Plus, che per gli analisti di Exane sarebbe un fatto negativo.

Gli scenari positivi ipotizzati da Exane implicano da parte di America Movil un'offerta "knock-out" a Telefonica per Telefonica Deutschland o un accordo di rete con Telefonica Deutschland una volta che verrà acquistata Kpn (+0,85 euro per azione per Telefonica Deutschland). In quest'ottica Exane ha ribadito il rating outperform su Telefonica Deutschland  in quanto il profilo rischio/rendimento rimane attraente (il target price a 5,7 euro è immutato nonostante le diverse probabilità assegnate ai vari scenari).


Una controfferta da parte di Telefonica su Kpn sembra altamente improbabile. Per cui Exane mantiene un rating neutral sul gruppo spagnolo. L'offerta di America Movil su Kpn è negativa per Deutsche Telekom (neutral e atrget price a 9 euro): nessun consolidamento in Germania con ePlus potenzialmente più competitiva, ma gli analisti di Exane si domandano se questo non sia l'inizio di una partita più grande.

"Per il settore vediamo tre aspetti: è positivo per il sentiment in quanto mostra l'appetito per asset europei; fondamentalmente non è costruttiva: non dovrebbe portare a un consolidamento ma piuttosto a una maggiore frammentazione con forse più concorrenza; ma l'offerta potrebbe essere l'inizio di qualcosa di più grande: America Movil e AT&T potrebbero iniziare una fase di acquisizioni in Europa (AT&T ha già espresso un interesse in tal senso, ndr), vedendo valore nel lungo termine e volendo diversificare al di fuori delle due americhe. Ci potrebbero quindi essere altre acquisizioni", prevedono gli analisti di Exane, citando, tra gli obiettivi, le attività europee di Vodafone.


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Banche, italiane più realiste del re

Written By Unknown on Sabtu, 10 Agustus 2013 | 15.11

le banche del paese della casta
Le banche italiane hanno bisogno di essere ricapitalizzate, le sofferenze morderanno per ancora molto tempo e l'economia del paese gode di prospettive pessime "grazie" alle politiche economiche di una casta politica aberrante che tende a favorire lobbisti e clientele a danno dei cittadini. Oltre a questo la corporate governance delle fondazioni e delle popolari apre la porta a una gestione pessima degli istituti bancari. E non dimentichiamo che l'italia è anche uno dei paesi più corrotti.
Basta questo per giustificare un'apparente convenienza nelle valutazione delle banche italiane? Credo proprio di sì. Anche perchè in borsa la convenienza e gli sconti spesso nascondono altre realtà.
Anche i due istituti ciprioti falliti presentavano valutazioni borsistiche assolutamente "convenienti" se rapportati ai mezzi propri come riportati dai bilanci.
Si metta in sicurezza il sistema bancario con opportune ricapitalizzazioni e si ponga fine all'obbrobrio della corporate governance bancaria all'italiana. La sicurezza dei risparmiatori e dei depositanti dovrebbe essere messa al primo posto quando si tratta di istituzioni sistemiche come le banche.
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L'Italia ha arrestato la caduta

il paese della casta, il paese di Fassina e Brunetta
L'Italia è in una situazione patologica. Anche se ci sarà una ripresa sarà solo a rimorichio del resto del mondo, e in ogni caso sarà la solita ripresa debole e asfittica.
Motivo? Molto semplice. La casta politica della spesa pubblica sta sbagliando scientemente tutto. Tartassa i cittadini e tartassa i loro risparmi, li vessa fiscalmente con il redditometro (che non ha uguali nei paesi civili), inverte l'onere della prova (roba da gestapo). L'inquisizione fiscale di Befera somiglia sempre più a un modo per riscuotere e taglieggiare cittadini che abbiano commesso errori di forma e imprudenze. Un padre che abbia fatto un bonifico al figlio diventa un'occasione per inquisire e magari riscuotere, incutendo un po' di paura: qualche debole casca sempre nelle grinfie del gabelliere. Sono arrivati ad affibbiare multe salatissime a chi non risponda adeguatamente ai "sondaggi" dell'agenzia delle entrate.
E allo stesso tempo PD e PDL mantengono i loro privilegi, le loro poltrone, le loro assurde pensioni d'oro. Fanno regali e favori ai lobbisti di confindustria. Aboliscono l'imu sui capannoni vuoti e sugli alberghi, oggetto degli investimenti immobiliari degli affiliati del club di Squinzi. Mentre allo stesso tempo tartassano le seconde case del ceto medio.
Dicono che per far ripartire l'economia si devono fare favori ai lobbisti di Squinzi, avvantaggiando le loro scatole societarie, con regalie fatte pagare ai contribuenti. BAL..LLE! Queste sono proprio le politiche di PD e PDL da vent'anni a questa parte: le politiche del declino. Sono vent'anni che continuano così.
L'economia e la prosperità di un paese dovrebbero fondarsi sulla prosperità delle famiglie. Sarebbe una cosa anche naturale che la politica economica di un paese fosse indirizzata ad accrescere tale ricchezza. In Italia invece si opprimono i semplici cittadini per fare gli interessi della casta e delle sue clientele.
La casta politica italiana ha instaurato un regime che schiavizza e asservisce gli individui. Da un paese come l'italia la forza lavoro qualificata scappa a gambe levate. Centri amministrativi, di R&S, banche e studi professionali nascono nella liberale, referendaria e civilissima Svizzera, paese in cui fra l'altro il lavoro costa anche molto di più che in Italia.
Invece ai politici di Roma non resta che accogliere a braccia aperte ferriere inquinanti che impiegano una massa lavoro sindacalizzata di schiavi.
L'Italia si basa sul lavoro: il lavoro degli schiavi. Negri o bianchi, poco importa. PD e PDL non sono razzisti. L'importante è che siano schiavi, magari sindacalizzati, come piace a Camusso e Bonanni.
Questo è il motivo per cui l'Italia della casta è condannata ad essere un paese del terzo mondo. Fassina e Brunetta fanno di tutto per renderla tale.
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Seduta incolore per la borsa di Tokyo

Written By Unknown on Jumat, 09 Agustus 2013 | 15.11

Di Francesca Gerosa

Seduta piatta alla borsa di Tokyo, che ha fatto segnare un lievissimo rialzo grazie al deprezzamento dello yen e all'effetto-traino dei discreti risultati in serata a Wall Street (Nasdaq +0,41%; Dow Jones +0,18%), al termine però di una settimana in cui si è registrato il peggiore ribasso dalla metà di maggio.

In chiusura l'indice Nikkei ha guadagnato infatti appena 9,63 punti, pari allo 0,07%, issandosi a quota 13.615,19. Su base settimanale ha lasciato tuttavia sul terreno ben il 5,9%. Analogo l'andamento del Topix relativo all'intero listino, cresciuto solo dello 0,12% a quota 1.140,91 punti.

Il cross dollaro/yen è a 96,57 da 96,72 di ieri sera a New York, l'euro/yen a 129,26 da 129,37 e l'euro/dollaro a 1,3385 da 1,3382. "Il biglietto verde rimane la valuta sfavorita", commenta Mike Jones, fx strategist di Bnx. I dati macro contrastanti negli Stati Uniti hanno alimentato le speculazioni su quando la Fed inizierà a rallentare il programma di acquisto bond, con molti investitori ormai convinti che la Banca centrale Usa agirà a partire da settembre.



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Saras, semestre in rosso per oltre 200 milioni

Di Francesca Gerosa

Semestre in rosso per Saras per oltre 200 milioni. La società di raffinazione della famiglia Moratti ha chiuso i primi sei mesi con una perdita di 201,3 milioni di euro, in peggioramento rispetto ai -117,7 milioni del primo semestre 2012. Questo perché la minor svalutazione degli inventari petroliferi è stata più che compensata dalla svalutazione effettuata sul contratto Cip6, ovvero della delibera del Comitato interministeriale prezzi del 1992 che stabilì gli incentivi per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati con fonti rinnovabili e assimilate.

La revisione della tariffa ha determinato per Saras una svalutazione del contratto pari a circa 232 milioni di euro ante imposte, contabilizzata nel secondo trimestre di quest'anno. Il risultato netto rettificato del gruppo nel primo semestre è stato pari a -57 milioni, in miglioramento rispetto alla perdita adjusted di -65,9 milioni dello stesso periodo del 2012. In calo i ricavi a 5,445 miliardi (-6%), a causa dei minori ricavi generati dai segmenti raffinazione e marketing, in conseguenza alla flessione registrata dai prezzi dei prodotti petroliferi.

Mentre l'ebitda comparable è sceso dell'1% a 54 milioni e l'ebit si è attestato a -43 milioni (-48,1 milioni nel primo semestre 2012). Infine, l'indebitamento finanziario netto è salito a 157 milioni dagli 82 milioni di fine giugno 2012 a fronte di investimenti in immobilizzazioni scesi a 64,3 milioni e di un cash flow operativo anch'esso in calo a 125 milioni (641 milioni al 30 giugno 2012).

Il solo secondo trimestre ha visto una perdita netta adjusted in aumento a 46,3 milioni (-29,3 milioni nel secondo trimestre 2012), più di quanto atteso dal consenso (-31 milioni), e una perdita netta in crescita a 199,5 milioni (131,8 milioni). I ricavi sono saliti a 2,774 miliardi (+4%), l'ebitda comparable è calato dell'83% a 5,8 milioni, sotto gli 11 milioni attesi dal consenso, e l'ebit comparable è risultato in rosso per 42,8 milioni (-18,5 milioni).

Nel trimestre gli investimenti sono stati pari a 30,9 milioni, principalmente dedicati al segmento raffinazione (24,7 milioni). "I numeri del secondo trimestre sono leggermente inferiori alle nostre attese", commentano gli analisti di Intermonte, osservando però che la posizione finanziaria netta negativa per 157 milioni di euro è migliore dei -174 milioni da loro stimati. "Confermiamo il nostro giudizio neutral sul titolo Saras", al momento in calo dello 0,96% a quota 0,9315 euro a Piazza Affari.

Più cauti gli analisti di Kepler Cheuvreux (reduce e target price a 0,90 euro confermati) delusi dai deboli risultati del secondo trimestre e preoccupati per il taglio delle tariffe Cip6 incluso nel decreto del Fare da cui Saras si attende un impatto negativo sull'ebitda di circa 50 milioni di euro l'anno. Di conseguenza, l'ebitda IFRS della divisione power del gruppo è ora visto a 170 milioni nel 2013/2020. Un dato esattamente in linea con le stime 2014-2020 degli esperti, recentemente rivedute ma innescherà un taglio di oltre 20 milioni di euro alle previsioni 2013.

"Confermiamo la nostra opinione che il consenso sull'ebitda rettificato a oltre 230 milioni sia estremamente aggressivo e procederemo con un nuovo taglio delle nostre stime attualmente a 217 milioni del 20/30%, probabilmente in un range compreso tra 150 e 180 milioni", avvertono gli analisti di Kepler Cheuvreux, ritenendo che l'azione Saras possa essere supportata nel medio termine dall'appeal speculativo legato all'intesa con Rosneft, ma i fondamentali della società restano depressi.



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